Celestina e la Battaglia con la Mora (Capitolo 4.2 Storia Horror)

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«Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani».

Fëdor Dostoevskij, “Le notti bianche”.

Tra le persone di intelligenza e cultura superiori – impegnate in un campo lavorativo di grande responsabilità e in un ambiente dove è sconsigliabile fidarsi dei colleghi, perché i tuoi punti deboli, se conosciuti, saranno usati alla prima occasione contro la tua persona, la tua carriera e i tuoi clienti – c’è un estrema prudenza nel raccontare le proprie esperienze personali quando queste siano di un genere singolare e di natura psichica.

Trieste, Chiesa evangelico luterana
©Elisa Biagi

Celestina, sempre gentile, socievole e sorridente (anche quando il suo animo faceva fuoco e fiamme), con un ottima competenza sociale, dai ragionamenti astuti da bravo avvocato, era abituata a considerare le conseguenze che avrebbero potuto avere le sue eventuali parole e che impressione poteva dare con il suo comportamento.

Ci teneva ad avere un buon contegno, ma con il comportamento nervoso delle ultime settimane non faceva altro che inviare dei messaggi non rassicuranti.
Era iniziato all’improvviso, di punto in bianco, durante la notte del meteorite ( capitolo meteorite ); aveva messo a letto i bambini, preso accordi con la baby-
sitter per il giorno seguente e parlato via skype con il marito, fuori Trieste per un paio di giorni.

Aveva riaperto gli occhi ritrovandosi immersa nel buio più nero, in un silenzio tombale, già eccitata.
Sentiva il peso di una mano sul fondo schiena, sull’area dell’osso sacro, la teneva immobile, schiacciandola con forza contro il materasso. Un’altra mano le stava facendo insolite carezze, sfiorandola lungo parti incredibilmente sensibili, alternando con dei colpetti profondi da esperto per prepararla alla penetrazione.
Si sentiva piacevolmente annebbiata, nel dormiveglia, e accondiscendente; la notte sarebbe stata incredibilmente intensa.
Una sorpresa questo modo di fare di suo marito che… con spavento se ne ricordò, non era a Trieste!
Dunque qualcuno era riuscito ad entrare in casa e ora voleva abusare di lei, gridò ma risultò afona e così sentì nascere altro orrore nella mente.

« È la Mora! » (link spiegazione a cos’è la Mora)
Provò a voltarsi ma era ingessata come una mummia, stava avendo una paralisi notturna.

Trieste ©Paolo Carbonaio www.carbonaio.it

Non era il compagno, non un altro uomo o donna, non si trattava di nessuna creatura umana; eppure Celestina continuava a sentire qualcosa simile a mani sul suo corpo e non erano solamente percezioni distorte.
La stava coinvolgendo in ragionamenti anomali, ma non aveva allucinazioni uditive, perché non stava sentendo voci, erano pensieri suoi ma come suggeriti mentalmente da fuori, da quell’entità a cui non interessava farla cedere solo sessualmente, bensì convincerla a seguire emotivamente, razionalmente, altri punti di vista sul mondo, sulla vita, fino a cambiare la sua personalità.
Darsi sessualmente ad un’entità non umana era solo l’incipit, aprire la porta ad una vita a tutto tondo più appagante.

Avrebbe potuto continuare a vivere con uno stile di vita così integerrimo, cosi quadrata dopo aver aperto la porta ad altre conoscenze? Quell’energia era più densa dell’aria, quasi palpabile e a respirarla persuadeva più facilmente.
Non vince la giustizia, non interessa la verità ma il sapere giostrare fra articoli e interpretazioni, forse non lo sapeva?
Si sentiva soggiogata come sotto un incantesimo.
« No! » gridò e stavolta la voce le uscì.
Riuscì a voltarsi e nel buio, diventato penombra, luce crepuscolare e non vide nulla vicino al letto, un nulla che pur riempiva la stanza della sua orribile energia, ma non fu per niente sorpresa o terrorizzata.
Non avevano forse già tentato di corromperla, farla scendere a patti, minacciarla o consigliarla perché per il suo bene non prendesse così seriamente certi incarichi?

Non esiste una netta distinzione tra umani e quelli di altre nature pensò… « gli spiriti corrotti son tutti uguali! ».

Giorni plumbei durante i quali fu assediata dal veleno della suggestione. Nell’aria c’era qualcosa di innaturale e nel vento qualcosa di minaccioso, di malevolo; non sapeva dire fino a che punto ciò fosse un effetto dei suoi nervi tesi e della sua immaginazione sovreccitata ma di sicuro in tutta la sua vita non aveva mai affrontato niente di simile a ciò che stava vivendo in quei particolari giorni.

©Paolo Mizzan – Trieste, il Canale Ponterosso

Le arrivavano momenti di cedimento interiore, di afflizione, nei quali temeva che alla fine si sarebbe arresa, la convinzione di non avere la forza per contrastare quell’influenza e che cedendo sarebbe diventata incapace di padroneggiare se stessa, il suo pensiero, le sue parole, le sue scelte.
L’assedio della Mora durò settimane, piene di sofferenza, e dei suoi continui ma sempre più flebili « No! ».

Poi lo straordinario senso di oppressione che le adombrava la mente e l’angoscia che avvertiva per quello che sarebbe potuto succederle ancora, quella spaventosa suggestione ipnotica sparì, improvvisamente come era iniziata; Celestina si sentì di nuovo lei, serena, e si vide attorniata da una strana luminosità azzurro/blu, visibile soltanto a lei, della quale non conosceva la provenienza, non ne capiva la causa o il perché fosse percepibile solo a lei.

to be continued

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grazie per la lettura, Bloody Ivy