E Dove Siamo Veramente Noi, di Qua o di Là? – Cap 6.2 (storia horror)

© Paolo Carbonaio
http://www.carbonaio.it

Ho saltato un post settimanale, imprevisti… qua tutto è liquido, per usare un termine alla Zygmunt, persino gli imprevisti sui quali bisogna imparare a galleggiare, per usare un termine alla Pennywise. Mi scuso con chi attendeva il mio post.

riassunto puntate precedenti ed indice capitoli 

Cap 6.2 –  E dove siamo, veramente noi, di qua o di là? (Storia Horror)

Ecco… c’è un altro posto… c’è un altro paese… dove andiamo quando dormiamo… e altre volte ancora… e poi quando moriamo. El-ahrairà viene e va dall’uno all’altro di questi due luoghi, come gli pare e piace. Ma non ho mai capito bene come faccia. Certi conigli dicono che, là, tutto è più facile, in confronto coi rischi e pericoli di qua, a essi noti. Tuttavia, secondo me, ciò dimostra soltanto che non ne sanno molto. Anche il luogo di là è molto insicuro, e selvaggio. E dove siamo, veramente, noi… di qua? O di là?”
Richard Adams – La collina dei conigli

Beccolava di tanto un tanto un’arachide alla volta, agguantandola dalla piccola ciotola che le avevano portato assieme alla birra e nel frattempo raccontava a Stalker 1 dei messaggi minacciosi ricevuti dal suo ex, di come le avessero risposto i poliziotti quando aveva provato a segnalare l’accaduto e, di come avesse pensato di rivolgersi a lui per un consiglio, perché sui social si dava un gran da fare nel raccontare del suo lavoro nel sociale, a fianco della polizia, dei suoi forti valori, patria, giustizia ma soprattutto famiglia e della sua si dichiarava fiero.
Certo, restava misterioso il bombardamento di messaggi, la sua ricerca di mettersi in contatto con lei, di potersi rivedere, ma Nor d’altronde non gli rispondeva mai e forse aveva semplicemente frainteso, in fondo erano passati tanti anni da quando era il bello del rione circondato da un nugolo di ammiratrici, lei compresa.

© Furio Zuliani – fotografia da smartphone (pagina FB)

Si sentiva ridicola nell’immaginarsi secondi fini non fidandosi ancora di lui. Era stato la sua cotta di quando lei andava all’ultimo anno delle medie e per una manciata di anni di differenza non veniva neanche presa in considerazione da lui, che a detta di tante, troppe ragazze, era il bello e irraggiungibile.
Aveva tentato di conquistarlo anche negli anni seguenti, quelli del liceo, lasciandogli bigliettini sotto il tergicristallo dell’auto, con qualche telefonata, messaggio, ma inutilmente; non che lui si fosse mai dimostrato infastidito, le ammiratrici gli servivano per corroborare la sua fama e il suo ego, ma ne spuntavano sempre di nuove e Nor, per smettere di soffrire di gelosia rinunciò.

Ognuno si fece la propria vita, poi Nor tornò a vivere in città e le cose quasi si capovolsero, cioè ora sembrava cercarle spasmodicamente lui, le ammiratrici innamorate.

E così ora stavano in un bar, Nor gli stava raccontando in modo stringato la situazione, facendogli anche leggere qualche messaggio, di quelli con le minacce, sicuramente interpretabili da un bravo avvocato alla stregua di semplici goliardiche esagerazioni o sfoghi del momento ma Nor non aveva dubbi su cosa fossero e, ora aspettava anche un suo parere.

Attese continuando a mangiucchiare le arachidi mentre quei secondi di silenzio sembravano passare sempre più lenti ed esitanti. Sicuramente – pensava Nor – starà riordinando le idee per fare il punto della situazione e tra qualche istante potrà darmi un suggerimento da competente.
Invece se ne uscì con un: « E allora, quando mi inviti per un caffè? ».
Il caffè se lo stava sorseggiando in quel momento davanti a lei, quindi evidentemente doveva leggere fra le righe le allusioni, e invece si sentì arrivare addosso, come uno spiffero d’aria, una penosa sensazione; alzò lo sguardo dalle arachidi per osservarlo, perplessa.
« Quando mi inviti a casa tua per un caffè? » spiegò meglio ammiccando con un sorrisino.

© Furio Zuliani – fotografia da smartphone (pagina FB)

Silenzio di tomba.

I pensieri, se si è particolarmente concentrati, ossessionati o eccessivamente fissati con qualcosa, si propagano anche quando non li si esprime; forse perché i pensieri che fa un individuo sono in grado di fargli cambiare il proprio stato d’animo cioè il livello ormonale, il lavoro dei neurotrasmettitori e di conseguenza è come se i pensieri modificassero anche il suo campo elettrico, l’alone attorno la sua persona.

Questa almeno era l’idea che si era fatta Nor, robaccia teosofica pseudo scientifica, ma le serviva per dare una spiegazione a quelle che erano più che altro solo sensazioni ma che sempre più spesso percepiva stando accanto a qualcuno.
‘Qualcuno’, perché non le capitava con tutti e non decideva lei, inoltre non sapeva se queste intuizioni andassero ignorate o se invece fosse prudente prestarci attenzione.
Probabilmente erano solo suggestioni sue, 
ma le sensazioni sembrano più forti di qualsiasi logica.

Sicuramente dopo quel che gli aveva raccontato, lui voleva assicurarsi che il suo appartamento fosse sicuro, che non fosse facile introdursi per degli estranei malintenzionati e che lei non stesse correndo dei rischi.

« Mio padre è ricoverato all’ospedale e io ho le chiavi della sua casa, possiamo incontrarci là! » ridacchiò allegro e a Nor venne il latte alle ginocchia….
Era un narcisista, convinto di essere un rubacuori di prima classe e lei una inguaribile beata beota perché ancora stava sperando che potesse terminare la conversazione con sorriso e un « Stavo solo scherzando! ».

Stava riflettendo per qualche attimo sulla sua beotanza endemica ma il silenzio venne scambiato per indecisione, timidezza, così ringalluzzito cominciò a sparare slogan a raffica per convincerla: « Si vive una volta sola! Facciamo le cose finché siamo ancora giovani! Ogni lasciata è persa! Viviamo ogni momento della nostra vita! Non sprechiamo le occasioni… ».

Non sembrava perfettamente lucido, o almeno dimostrare esuberanza sessuale con chi gli aveva appena raccontato di aver ricevuto minacce, era decisamente fuori luogo.

« E poi… con te non sarebbe un tradimento! ».
Esempio di come le chiavi di interpretazioni di una sola frase possano essere multiple.
A Nor pareva un’offesa ma lui aveva l’espressione di chi ha proferito un gran complimento.

« E poi… tutti tradiscono, naturalmente.»
« Ottima argomentazione da usare con la moglie se ti scopre », Nor lo pensò senza dirlo. Certo, sembrava un esperto nel mettersi in pace la coscienza con l’opportuna naturalezza.

Incupita e con forzata disinvoltura lo salutò, uscì dal bar e si mise a vagare per la città.
Quelle avance erano bimbominkiate di un adulto che si comportava da ragazzino, probabilmente in crisi.

Continuavano ad arrivarle i cinguettii di avviso delle notifiche, vari messaggini, sicuramente altri slogan, perché dopo ogni volta che si incontravano e capitava quasi sempre per caso, le restava una lunga scia di notifiche messaggi e qualche chiamata senza risposta; d’altronde non solo per spiritosaggine lo aveva memorizzato in rubrica come Stalker 1 e un fondo di verità c’era: non si dava per vinto. Avrebbe letto sì, ma con calma, nei momenti liberi dal lavoro e da altri più pesanti pensieri, fra qualche giorno perché stavolta aveva esagerato.

In quei giorni stavano tutti esagerando, era come se non avessero più ordine nei pensieri, che diventavano fissazioni, ossessioni e anche i comportamenti erano più bizzarri e impulsivi, fino alle azioni violente che quella persona mai avrebbe compiuto in condizioni normali. Le raccontavano e vedeva lei stessa di quelle storie!

Nor sentiva che c’era qualcosa nell’aria, qualcosa di cattivo che non era mai stato così forte; folle certezza interiore e quindi cercò di minimizzare il pensiero dicendosi che stava esagerando anche lei.

Passò per la Piazzetta, quella con la scalinata; sguardo a terra, così non guardandosi attorno non si sarebbe distratta neanche per salutare se avesse incontrato qualcuno e avrebbe continuato a restare assorbita nei suoi ragionamenti. Iniziò a piovere: il tempo perfetto per isolarsi fra la gente con il cappuccio calato in testa.

Per un impulso, una sorta di telepatia, voltò la testa verso la scalinata e sollevò lo sguardo.
Vide una persona, la stessa incontrata al cimitero nel giorno del funerale di Zdenka, stavolta seduta sui gradini ma con l’energia di chi è pronto a balzare agilmente in piedi; lineamenti nobili di una razza straniera, un mantello ampio e drappeggiato con cappuccio, di un azzurro incommensurabilmente profondo.

Anche la gentaglia seduta ad un tavolo fuori dal bar lì all’angolo si accorse di lui e volarono le oscenità:« Maledetto negro, schifoso finto profugo alzati da là e tornatene a casa. Eccolo lo straccione venuto da noi a fare il mantenuto e a delinquere ».
Quindi lo vedevano anche loro, ma lei doveva percepire qualcosa che agli altri restava invisibile perché era surreale che si fossero messi a inveire contro chi emanava una tale forza da dominare su tutti i presenti.

Non trovavano nulla di innaturale nella stoffa blu azzurra cangiante senza nessun movimento o cambiamento di luce? Il burnus che indossava sembrava in 3D, un portale aperto verso immensi spazi stellari e quel luccichio, un movimento che da una certa distanza si poteva scambiare per un nugolo di moscerini che si alzavano e appoggiavano in continuazione, facendo più attenzione si scopriva essere bagliore di stelle, che in quel cielo profondo si muovevano in nebulose e vorticavano come galassie. Anche il colore scuro della pelle non era certo dato dalla melanina, ma sembrava il richiamo più profondo di tutto quel vortice, il buco nero dove tutto si immerge e il suo potere era terribile, da sterminatore.

Un forte tuono li distrasse, e così non trovarono nulla di strano nel non ritrovarlo più lì, sicuri e soddisfatti per averlo fatto scappare con la loro superiorità razziale.

Il rimbombo prolungato di quelle onde sonore del tuono le era sembrato così intenso da bruciarle la mente, un tormento psichico capace di potare sinapsi che bloccavano pensieri e rafforzarne altre.
« Socius! » capì. 

 riassunto puntate precedenti ed indice capitoli 

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un po' troppo lungo per un post, mi son fatta prendere la mano, ma grazie della lettura,
Bloody Ivy

 

3 Commenti

  1. Eccomi qua! Bel proseguimento, segnalo solo un paio d’errori di distrazione: al secondo paragrafo dopo la prima foto, “Aveva tentato” ecc., c’è una preposizione sbagliata (“tentare” regge “di”) e manca “anni”. Molto più giù, al momento dell’incontro col personaggio misterioso, c’è una ripetizione di “al cimitero”. A parte questi dettagli, ci sono tutti gli elementi per voler proseguire 🙂

    • hai ragione… oggi lo correggo.
      Ero davvero fusa e davanti ad un dilemma: salto il post anche questa settimana o ne scrivo uno che sarà di qualità più scadente? ho scelto la seconda soluzione ma in realtà mi ci sono messa d’impegno con tanto di energy drink da sorseggiare come doping 😉
      mi sei davvero di molto aiuto, sia per la correzione sia per l’incoraggiamento. GRAZIE

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Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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