Bloody Mary Challenge – Recensione – Esperienze di Premorte

Gustave Doré (1832 – 1883), Dante, Paradiso - Divina Commedia
La Bloody Mary Challenge chiede tre post anche non consecutivi con tre recensioni, di libri, film, fumetti… che inquietino, spaventino, facciano provare un brivido horror come il pronunciare per tre volte “Bloody Mary” nottetempo davanti allo specchio richiede, spiegandone in ultimo, il motivo.

Per la seconda recensione ho scelto  il libro di Enrico Facco – Esperienze di premorte.

La morte cerebrale è conseguenza della moderna terapia intensiva. Prima l’idea la morte era intesa come l’arresto del respiro e del battito cardiaco mentre oggi si identifica con l’irreversibile cessazione di tutte le funzioni dell’encefalo che è identificato come la centrale operativa della vita dell’individuo, sede dell’integrazione di tutte le funzioni somatiche, vegetative e della vita psichica.

La morte è unica ed è sempre definita dalla morte dell’encefalo, non esistono diversi tipi di morte o morte di singoli organi, ma solo la morte dell’individuo che può avvenire per diverse cause.
Un esempio: se l’arresto del cuore definisse di per sé la morte, il massaggio cardiaco non avrebbe senso, mentre anche in questo caso il paziente non è morto fino a che il cervello non ha subito danni irreversibili.

Enrico Facco, riporto papale papale dalla copertina del libro Esperienze di premorte – Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica (qui l’indice – qui un brano del libro – qui il motivo per cui l’ho inserita della Bloody Mary Challenge) è professore di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Padova; è inoltre specialista in Neurologia ed esperto di terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica. Ha condotto numerose ricerche sul coma, sullo stato vegetativo persistente, sulla morte cerebrale, sulla valutazione e terapia delle cefalee, del dolore cronico e dell’ansia pre-operatoria.

 

Il libro inizia raccontando di come il tema delle esperienze dei morenti o di chi, creduto morto, sia ritornato in vita, accompagni l’umanità in tutte le epoche, culture e religioni, portando esempi dai racconti di Omero, Pitagora, Platone, Bosch, Rodin… anche se le prime più serie e attendibili esperienze di NDE arrivateci sono considerate quelle dal XIX sec in poi, con testimonianze dirette di autorevoli professionisti, spesso medici, che hanno vissuto in prima persona queste esperienze come Wiltse, Heim. Geddes, Jung (la cui NDE a seguito di un infarto del miocardio è descritta in diversi testi), sino alle odierne esperienze dei pazienti.

Le esperienze di premorte (Near Death Experiences, o NDE), sono considerate un fenomeno clinico frequente e complesso tanto da avvalorare un’analisi accurata degli elementi scientifici, psicologici e filosofici uniti ad una riflessione critica sulla natura delle stesse.
Il fatto che le NDE si verifichino tipicamente in condizioni critiche cerebrali, come l’arresto cardiaco o in patologie acute con pericolo di vita, ha dato origine all’ipotesi che esse siano il prodotto delle alterazioni biochimiche cerebrali conseguenti all’insulto; ma è da considerare che le NDE possono verificarsi anche al di fuori di queste condizioni.
Dai dati della letteratura non emergono dati chiari sulla relazione tra NDE e modificazioni neurobiologiche cerebrali se non alcuni studi sull’ipotesi dell’ipossia cerebrale che non hanno alcun elemento probante a favore di un rapporto causale diretto.
Gli studi neurofisiologici consentono ipotesi sui meccanismi che possono dare origine alle NDE, come immagini provocate dalla mancanza di ossigeno e di sostanze nutritive nei neuroni cerebrali, o come prodotto di farmaci capaci di alterare la psiche somministrati ai pazienti in condizioni disperate o come visioni provocate dalle endorfine che si liberano nel cervello in una fase critica delle funzioni vitali.
I neuroni sono cellule eccitabili, quindi in grado di essere stimolati e di condurre gli impulsi nervosi; la trasmissione degli impulsi tra i neuroni è costituita da due fondamentali processi, uno di tipo elettrico e l’altro di tipo neurochimico. Il primo garantisce la propagazione dell’impulso lungo il neurone, mentre il secondo consente la trasmissione degli impulsi tra neuroni diversi a livello delle sinapsi, mediante liberazione di neurotrasmettitori. Ogni neurone è in grado di liberare diversi neurotrasmettitori.

L’interesse ai fini delle NDE deriva dalle funzioni cerebrali in cui sono implicate e quindi dalla loro relazione con le modificazioni dello stato di coscienza, con gli effetti dei farmaci psicotropi e delle droghe tutti gli elementi che possono contribuire a comprendere i meccanismi neurobiologici di queste esperienze.
Tuttavia le ricerche compiute a contatto coi pazienti visionari rendono queste interpretazioni insufficienti e non è dimostrabile il rapporto causale e diretto tra le modificazioni neurobiologiche e le esperienze di pre morte. Alcuni particolari riferiti dai pazienti, per esempio, non avrebbero potuto essere percepiti nelle circostanze in cui i pazienti si trovavano.

Il presupposto fondamentale attualmente condiviso nell’analisi della fisiologia della mente è il fatto che ogni stato mentale e ogni esperienza siano associati a un corrispondente pattern di attivazione neuronale o stato cerebrale: secondo questo principio è impossibile che si verifichi un’alterazione mentale in assenza di corrispondenti modificazioni cerebrali.”

Per la loro precisa incidenza (attorno al 10%, e fino al 18% in pazienti in arresto cardiaco), precisa epidemiologia e caratteristiche cliniche, l’autore sostiene che non si possano liquidare come fatti sporadici di ambito psichiatrico se non parapsicologico e prive di reale interesse scientifico.
E’ ragionevole ipotizzare che le esperienze di NDE siano anche più numerose ma taciute dai pazienti soprattutto ai medici, soprattutto perché il 10%  di coloro che hanno raccontato di queste esperienze è stato poi trattato con psicofarmaci dallo stesso medico curante.

Le NDE registrate si verificano principalmente in condizioni di pericolo per la sopravvivenza, causate da vari eventi traumatici come arresto cardiaco, embolia polmonare, anestesia generale, traumi di diversa origine (incidenti stradali, annegamenti, cadute in montagna…), ma possono capitare anche in pazienti dializzati, nell’epilessia, nei tentati suicidi e, sono riportate NDE anche in età pediatrica molto precoce.
Le visioni sul letto di morte dei malati terminali invece, poiché le condizioni cliniche sono diverse,  vengono distinte dalle NDE.
Gustave Doré (1832 – 1883), Dante, Paradiso – Divina Commedia

In sintesi, le NDE sono riferite come esperienze particolarmente intense, a volte il paziente ha come la sensazione di entrare nel famoso tunnel con una luce in fondo, di trovarsi in un paesaggio illuminato con gamme di colori e sfumature diverse rispetto alle percezioni ordinarie; ci può essere l‘incontro con persone conosciute di cui magari non sospettava fossero già decedute, a volte riconosciute dai lineamenti, altre volte descritte sotto forma di sfera luminosa, di energia ecc., si comunica in diversi modi, con vibrazioni, sensazioni, telepatia, o verbalmente ma come se il concetto comunicato fosse più veloce e condensato. Ci sono contatti con entità superiori , quasi mai identificati con un particolare credo religioso, piuttosto percepiti come appartenenti ad un ordine più elevato; c’è una presa di coscienza di tutta la propria vita.

 

Solo in pochissimi raccontano di esperienze negative ma potrebbero solo essere ancora più restii a parlarne di quanto capita con quelle positive. Il risveglio/ritorno è per lo più spiacevole.
A parte le basi comuni, i racconti di ognuno si differenziano, personalizzandosi a seconda del narratore, anche a in base della cultura di appartenenza.
Vengono definite esperienze profonde che portano il paziente a cominciare a considerare la vita sotto un altro profilo.

 
Sia ben chiaro, questi racconti di esperienze premorte nulla hanno a che fare con una prova scientifica e certa dell’esistenza dell’aldilà, ma come testimonianze di pazienti con decorso medico seguito e conosciuto, possono dare indicazioni per ulteriori studi psicologici, filosofici, di interesse neurologico, sulla natura delle NDE.
 
Quello che si propone il libro è esaminare il fenomeno da diversi punti di vista evitando i pregiudizi.
A dimostrazione  delle NDE non c’è una scienza positivista, newtoniana ma si prendono in considerazione varie tesi su basi probabilistiche, si sviluppano ipotesi con tutte le incertezze dipendenti dalla variabilità delle condizioni specifiche, insomma si studiano anche in una prospettiva quantistica, nella convinzione che più tesi non generino confusione, incoerenza o conflittualità ma anzi, una maggior profondità sull’argomento.
L’obiettivo non è quello di rimpiazzare la meccanica newtoniana tradizionale che descrive bene il mondo “normale” che percepiamo, ma di esserne il completamento.
‘… And you say you first noticed them just after you had a ‘near death experience’?’

E’ un libro che capitolo per capitolo tratta di NDE sotto punti di vista diversi, dalla fisica quantistica, alla neurologia, chimica, filosofia, psicologia, storia delle religioni… suggerisce tesi, ipotesi che emergono dall’analisi dei fatti per fornire spunti di riflessione e possibili interpretazioni di esperienze.
Insomma… nessuna One Right Answer a fine libro.

 

 

 
grazie per l’attenzione Bloody Ivy

9 Commenti

  1. U che bel challenge. Troppo per me ma interessante e che leggerò volentieri se altri – spero – ti seguiranno al di là del portale!! Mi riporta alle mie letture di Lovecraft e simili… Io adoro soprattutto i risvegli post-coma-morte-quel che è! Con tutti gli sturbi che seguono! 🙂
    Ah, buon anno.

    • uhm finora ne ho nominato 6 e hanno accettato un paio… forse li spavento portando saggi di medici invece che romanzi magari per la terza recensione sceglierò una storia alla lovecraft (di cui sono una sfegatata fan).
      mah… dici che ci azzardiamo al “buon”? beh dai, sì, speriamo.
      speriamo buon anno 2017 anche a te 😛

      • Se non fosse che sarebbe una promessa da mercante, ti direi che sono interessato a partecipare però, stante la completa mancanza di tempo che perdura almeno da circa 4 mesi… direi che no, non mi propongo per il challenge! O mamma che periodo infernale, non solo temporale ma anche ciò che ho scritto! ^_^
        Vabbè mi fermo.

        • ma dai… la nomina è solo una scusa per suggerire blog nuovi ad altri blogger o viceversa blog vecchi a blogger nuovi… poi chi accetta mi fa piacere ma l’intento è altro 🙂
          insomma… ti servono gli auguri per un buon 2017 maggiorati 😉 beh speriamo. sinceramente, speriamo che vada meglio

  2. Appena finisco quelle di mesi fa, inizio anche questa… In effetti da brava rinco come sono, avrei potuto usare la raccolta di vampiri che ho recensito poco tempo fa
    Pazienza, ho ancora alcuni romanzi da recensire che sono appropriati al genere xD
    Particolare questo sulle esperienze pre morte, se lo trovo ci do un occhio.

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