Auguri a Tutta la Banda di Blogger!!!

Queste righe sono state scritte a fine post… post iniziato con l’intento di fare gli auguri ai followers e poi, al solito, sfuggito ad ogni controllo; le dita hanno iniziato a sfrigolare sulla tastiera e ne è uscito un poema.
Quindi AUGURI, carissimi lettori!!!
E solo per i più volenterosi, qui sotto c’è anche tutto il post 😉

 ☆★*✤ •*`*•.¸¸.•*`*•.¸¸✽✤ •*`*•.¸¸.•*`*•.¸¸✽* ☆★

Questi giorni semplicemente ho rallentato ogni cosa. Le feste mi stancano come se andassi a lavorare in miniera, fisicamente, mentalmente ma soprattutto psicologicamente, esasperandomi e poi io, in fondo, pur cercando di fare la brava ed essere più o meno buona, ho il carattere alla Ebenezer Scrooge, quello di A Christmas Carol.
E tendo ad avere reazioni allergiche all’ipocrisia appariscente e spocchiosa che si respira sotto Natale (alla bontà vera no, ovvio, ma quella resta nascosta).

Perché cercare di abbracciarmi e sbaciucchiarmi, sputacchiandomi nei timpani un sonoro “auguri!” quando sappiamo da ambo le parti che quel calore e quell’empatia sono semplicemente lo stile comunicativo per i convenevoli sociali durante le feste?

Perché queste serrate indagini?Dove vai a Capodanno? E per Santo Stefano?”, “Come ti trovo su WhatsApp?”, “Quando ci vediamo che così ti do quello che ti ho preso per Natale?
(Ps: questa frase è persino terroristica perché io non ti ho chiesto niente, e adesso mi tocca vagare in giro per cercarti un regalo inutile e poi di nuovo uscire per incontrarti, mentre cercavo di tenermi al passo con le cose da fare e non perdere troppo tempo… fosse solo una persona che vuole incontrarti per gli auguri, ma ce ne sono sempre 3 o 4).
Sì, lo so, è irriconoscente, è irrispettoso, ma dipendesse da me andrei a nascondermi nel deserto a nutrirmi di cavallette (insetti: il cibo del futuro!… mah?) e miele selvatico fino all’Epifania che, come dice il proverbio,  “
tutte le feste le porta via”.

E infatti mi hanno così stressata che in questi giorni ho avuto persino dei problemi “cognitivi” nel prendere l’ascensore per tornare al mio piano a fine giornata; dopodiché ho compreso di aver raggiunto il livello “danger” di rimbambimento da stress e ho deciso di staccare per qualche giorno con il resto del mondo (ed ecco perché oltre ai miei nervi è saltato anche il post settimanale sul blog).
Mi sento dannatamente in colpa con i followers ma, davvero cominciavo a sragionare e, ora vi racconto.

Giorni fa, al mio rientro trovo l’ascensore pronto al piano terra, ci sgattaiolo dentro contenta di non doverlo condividere con nessuno, poi per prima cosa rileggo la ricetta dell’antibiotico che avevo nella borsa (don’t worry, quisquilie), mi controllo allo specchio dell’ascensore e attendo di salire fino all’ultimo piano (ultimo… da dove in caso di terremoto o incendio potrei scappare solo con il salto della fede, e non intendo quello spiegato da Kierkegaard, ma proprio il lancio acrobatico dal punto più alto degli edifici usato dagli Assassin’s Creed) chiedendomi perché ci stesse mettendo tanto tempo per arrivare.
Quindi do un’occhiata ai tasti e mi accorgo che nessuno è illuminato; “ok, qui c’è un malfunzionamento!” è la prima cosa che mi viene in mente per poi continuare con “Toh guarda! Anche le porte non si chiudono!”.
La cosa preoccupante è che ci ho impiegato qualche secondo di troppo per fare due più due uguale quattro, cioè comprendere che quello guasto non era l’ascensore ma ero io, l’essere umano che gli aveva formulato l’ordine di salire ma solo mentalmente, dimenticandosi di schiacciare il tasto con il dito, come fosse solo un gesto optional. Stanchezza? Mah…?!? 

La sera seguente non è andata meglio. Entro nell’ascensore e memore di quanto successo il giorno prima con mossa repentina pigio il tasto. Salgo, si aprono le porte, esco sul pianerottolo con le chiavi in mano e, grazie al cielo prima di provare ad aprire la porta, noto che le serrature non coincidono con il tipo di chiavi.
Mi guardo meglio intorno e, seppur sembri il mio pianerottolo, quello non è il mio pianerottolo!
(Nota bene: Perché anche i pianerottoli, come le stazioni, i centri commerciali, gli aeroporti, gli ospedali… sono luoghi che si somigliano tutti fra di loro ovunque si vada, indipendentemente a quale stazione o pianerottolo ci si fermi, sono i luoghi non luoghi raccontati da Marc Augè).

Capisco di aver sbagliato piano e richiamo l’ascensore mentre la mia immaginazione, che nel suo mondo intelligibile agisce in una dimensione temporale tutta sua, in un battibaleno mi fa vedere il film – primo e secondo tempo, musiche di sottofondo ed effetti speciali -, sul misterioso pianerottolo infestato, al quale per accedervi è sufficiente sbagliare di schiacciare il tasto nell’ascensore (e nessun remake di cose già viste in “tredicesimo piano”, “ascensore per l’inferno” o in “the lift”… un bel trip, del tutto naturale, un bio trip 🙂 ).

Che però mi ha fatto capire di aver bisogno di rallentare almeno sotto le feste natalizie.

E approfitto di queste ultime righe per fare gli auguri a tutti i miei followers ai quali, anche se non sembra, per il poco tempo che posso dedicargli, sono davvero riconoscente ed affezionata. Siamo una bella banda di blogger, eh?!?
Il proposito per il 2018 è di migliorare nel fare blogging, di accelerare la storia horror che sto portando avanti, senza scaletta ma solo perché appena scrivo un paragrafo poi quello inizia a vivere di vita propria e sono io a dovergli trotterellare dietro, e di diventare anche un po’ più interattiva.
Inventare una storia è come giocare e questo giocare scrivendo (senza preclusioni mentali perché davvero nella trama potrebbe accadere di tutto) è il momento più rilassante e piacevole della mia settimana. Pensare che qualcuno possa ritenere il tempo passato a leggerla un tempo piacevole, mi gratifica davvero. Grazie, grazie, grazie e ancora grazie.

Sperando che un post così lungo non abbia avuto un effetto soporifero

grazie della lettura Bloody Ivy

 

 

49 Commenti

  1. ti capisco: anch’io abito all’ultimo piano (il 6°) di un condominio dove alloggia tutta l’umanità, e se anche vorrei farli tutti a piedi (per tenersi in forma, dicono), ogni volta mi faccio convincere che le comodità tutto sommato sono convincenti dopo una lunga giornata di lavoro. Fortunatamente i grandi specchi che lo arredano (l’ascensore) concentrano i miei pensieri sulla mia faccia stressata e non sui film horror che circondano il nostro immaginario. Però, ogni volta che in questo mezzo di trasporto s’incontra qualcuno, c’è sempre il panico: “e ora cosa gli dico? A che piano va? com’è brutto oggi il tempo? La trovo bene? …per fortuna che c’è il Natale, così almeno con il bel sorrisone che ci è tanto caro ci facciamo gli auguri felici della buona azione. Già… davvero… e se non esistessero queste Feste, cosa ci dovremmo inventarci per essere felici?
    Tanti auguri anche a te… In fondo (anzi in alto) qualcosa ci rimarrà dentro… (e se l’ascensore si bloccasse proprio il giorno di Natale? chissà le storie che potremmo raccontarci… :-))

    • ecco, potrebbero farci tutta una sit com – comica con ambientazione l’ascensore di un condominio e i condomini come personaggi da quanto materiale c’è e si crea in queste situazioni 🙂
      “auguri” è la parola della settimana… ma son sinceri e ci aggiungo (come un’esaurita farebbe, appunto) anche le stelline 🙂 ★ ★✩✩ auguri!!! ✩✩★ ★  

  2. No, perché dovrebbe avere un effetto sop… zzzzz…
    Scherzo! È stato piacevole da leggere e scritto anche in modo divertente. In attesa che la storia prosegua, comincio a farti – discretamente, perché nemmeno a me piace la forzatura cui ci costringiamo sotto le feste – i miei auguri di buon Natale e felice 2018. A presto 😀

  3. Ah ah ma no, sono arrivata fino alla fine! Ti auguro che queste vacanze ti portino un po’ di riposo per iniziare al meglio l’anno nuovo ☺️

    • e non ti sei assopita, brava 🙂
      già, serve riposo fisico e dai pensieri… ci proveremo.
      ★°•o.˛¸˛.o•°“°•o.˛¸ Buone Feste! ˛¸.o•°“°•o.˛¸˛.o•°★

  4. Carissima, sei sempre incantevole nell’analisi dei fatti e delle circostanze sino a trarre da ogni cosa motivo di riflessione ed approfondimento.
    Passo solo ora a leggere e contraccambiare gli auguri perché nessuno è esente dal “caos” forzato delle festività, che di per se sarebbero, dovrebbero essere, un momento di sana tranquillità e quindi vissute dando solo senso alle cose che contano tralasciando tutto il resto, ed invece…!
    Io ho il vantaggio di abitare al secondo piano e prendo raramente l’ascensore però, per evitare comunque di salire oltre, ho caratterizzato il pianerottolo con un vaso, bisogna pure adottare qualche stratagemma per venirsi incontro…ahahah.
    Carissima, gli auguri di buon anno così come li intendo:
    tantissimi auguri per un anno nel quale possa crescere la tua capacità di dare valore alle cose belle, certamente, ma anche a quelle che ti piaceranno meno perché nel grande Mistero della vita tutto ha un senso anche se a volte ci sfugge il significato, e si rimane attoniti davanti ai tanti perché.
    Non possiamo noi dosare la percentuale di gioie e di dolori che si alterneranno (come ogni anno) con un andamento anche questo avvolto dal Mistero, ma possiamo tentare di accettarli e viverli intensamente cercando nelle pieghe più nascoste significati inaspettati e ritrovare ogni giorno il nostro equilibrio interiore che ci aiuta a Vivere. BUON ANNO!

    • grazie del bel commento, bera, no… sul serio, è addirittura poetico.
      yep… resto basita per come (e quindi dove) stanno andando le persone. tutto mi è sembrato meno che spirito natalizio quello di quest’anno.
      buon anno anche a te… in realtà io sarei tentata ad augurare a tutti “l’anno che vi meritate per davvero” e, visto la tua persona, per te sarà un anno davvero bello, buono e pieno di soddisfazioni.

I commenti sono bloccati.