Auguri a Tutti e per Tutti

Dire “auguri!” mi sembra scontato perché è ovvio che auguro ogni bene a chi coraggiosamente passa a leggere i miei post. “Ma chi ve lo fa fare?” aggiungo meravigliata, però grazie!
Auguri anche ai miei fiduciosi spammatori convinti che prima o poi renderò visibili i loro commenti, che sono piuttosto pubblicità gratuita ai loro servizi particolari sul blog ma, non è nel mio stile. Capisco, capisco sul serio, e per questo mando auguri sinceri anche a loro.
Le giornate festive, i ponti del 25 aprile e del primo maggio mi scombussolano un po’ l’agenda, il che è positivo e divertente ma non so ancora come riuscirò a gestirmi il blog le prossime settimane, quindi anche oggi scrivo di getto un post continuando la storia o almeno di un pezzettino.
Storia che non è nemmeno definibile “in prima stesura”, ogni volta butto giù un post un po’ delirante (non mi drogo, reggo troppo bene l’alcol e quindi per sballarmi scrivo a ruota libera).
Metterò in ordine dopo, ora va bene così.

Cap 13.5 – Padre Ivan
puntate precedenti

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«Ho dimenticato tutto quello che avevo imparato sull’esorcismo.»
«T’insegnerò tutto di nuovo.»
«Non ne ho mai praticato nemmeno uno.»
«Ne fai in continuazione», disse il vescovo. «Lo fai ogni volta che benedici qualcosa, ogni volta che aspergi qualcuno con l’acqua santa. Ogni giorno usi questo potere, parzialmente. Adesso dovrai usarlo completamente.»
Ray Russell – I due esorcisti

Padre Ivan sgusciò via con falcate ampie e veloci dalla piccola chiesa, mimetizzata fra le case di quella via; aveva celebrato Messa alla presenza di un’unica persona, un vecchietto che ormai da mesi, preferiva passare le giornate seduto lì dentro, piuttosto che tornare a casa e restare solo, davvero completamente solo e dimenticato.
Indossava l’abito talare e così nero sarebbe stato facile scambiarlo per un’ombra. Si era alzato qualche refolo di vento, un alleato in quella città. Pochi passi per arrivare alla sua abitazione per cominciare il ministero; erano molti anni che il vescovo gli aveva dato la licenza e completa carta bianca perché si fidava del suo poco ortodosso ma così valido operato anche se era l’unico, per questo continuava a raccomandargli «Nasconditi!».
Tutti quelli che lo cercavano erano malati e anche se la natura del loro male spesso restava dubbia, li aiutava.

I più erano disturbati da pensieri ossessivi, che li schiacciavano e frastornavano, che le cause fossero naturali oppure no, era la psiche quella colpita e quindi, padre Ivan consigliava a quelli che non avevano problemi di valsente, un percorso terapeutico accurato da uno specialista della psiche. Notoriamente costosi ma le cifre che avrebbero dovuto sborsare, potevano considerarle come un atto di riparazione finale.
I più poveri invece, quelli che atti di riparazione li facevano ogni giorno cercando di arrivare a fine mese, li aiutava lui, ascoltandoli, perché avevano bisogno di chiacchierare, di aprire il cuore e cercavano spiegazioni e rassicurazioni sui loro disturbi e padre Ivan li aiutava pazientemente a conoscersi meglio a diventare autori consapevoli della loro coscienza, a comprendere se erano davvero loro i malati o magari il loro ambiente lo era, o le persone con le quali erano quotidianamente in contatto. Volevano guarire e a volte bastava una benedizione data con il cuore e ricevuta con fede a rasserenarli.

Ma era un esorcista e sapeva fin troppo bene che se ad alcuni i coboldi (a volte per prenderli in giro li chiamava così) disturbavano i pensieri, più raramente ma succedeva, prendevano il possesso del corpo.
Ad una di queste anime aveva dato il primo appuntamento della giornata, così avrebbe potuto darle tutto il tempo che meritava. Quella persona arrivava da sola, non l’accompagnava nessuno, i conoscenti la scansavano perché chi le credeva pensava fosse meglio starle alla larga e gli altri la disprezzavano come fosse una demente; i parenti poi, avrebbero voluto rinchiuderla in una casa di cura, non pensarci più e vivere la loro vita.
Anche con i sacerdoti i rapporti erano problematici, era una donna divorziata, aveva fatto lei stessa domanda di divorzio, e la convinzione misogina di troppi era “le donne che non ubbidiscono ai mariti ubbidiscono ai diavoli” così non le andava data l’assoluzione.

Camminava con passo sicuro, aveva pregato perché trovasse la forza di arrivarci da sola all’appuntamento, visto che non poteva contare su nessuno. Anche lui non poteva contare su nessuno ma, quando mai un esorcista resta solo e quindi non era minimamente preoccupato per come si sarebbe svolto l’incontro, né aveva dubbi su chi avrebbe avuto la meglio alla fine.
Era un vecchio prete e anche le le energie non gli mancavano sapeva vivere come se stesse per morire da un momento all’altro, e ciò gli dava l’opportunità di capire cosa significasse vivere per davvero, senza paura.

L’aspettava fuori dal portone, tremava come un eroinomane.
«Pensavo si fosse scordato di me».
Una voce tagliente e uno sguardo che voleva uccidere.
«Iniziamo subito».

grazie a chi continua a sopportarmi e di nuovo auguri, Bloody Ivy