13.4 Il Cielo Stellato Sopra di Me… (Storia Fantasy Horror)

“in questo azzurro, perfino morire non duole…”
Sergéj Aleksándrovič Esénin

Si svegliò pochi attimi prima di sentire il segnale della sveglia, come sempre faceva.
Il suo primo pensiero fu all’Eterno e i suoi primi passi lo portarono verso la finestra; uno sguardo al cielo, al mare, allo scorcio di città che da lì gli appariva, e subito cominciò a prepararsi nel silenzio del crepuscolo mattutino, continuando a fissare il cielo ancora blu notte. Non voleva perdersi lo spettacolo. La luce dorata delle stelle preannunciava una giornata serena e da lì a poco il cielo sarebbero apparse tutte le gradazioni di blu, azzurro e celeste gli altri colori dell’alba.
L’infinito è un colore, pensò, il mistico blu tekhelet.


Nella Torah è comandato di tingere i fili degli scialli indossati durante la preghiera con il tekhelet, per fare in modo che guardandoli si pensi al cielo e al mistero divino. Il blu tekhelet però non era un tono di blu ben definito, lo si otteneva da molluschi diversi e così i toni di colori non erano mai definiti, certi. Poteva essere simile al colore delle Tavole della Legge fatte di zaffiro oppure ad un blu uranico dello spazio stellato.

Questo pensava mentre stava finendo di vestirsi, movimenti lenti che diventarono solenni quando si mise sulle spalle la sua sciarpa sacra, come la chiamava lui, la stola viola, in grado di oltrepassare il confine fra visibile e invisibile, come faceva lui, ogni giorno.

Da quando lo stava fissando il cielo gli aveva mostrato dei toni di blu a dir poco meravigliosi ed era di un turchese intenso quando iniziò con il segno della croce. Persino il brillio del pulviscolo atmosferico sembrava polvere d’oro.
Senza abbassare lo sguardo cominciò a recitare le litanie di liberazione, quelle ufficiali e quelle che molti secoli prima Papa Zaccaria aveva vietato e condannato sotto pena di scomunica. Una damnatio memoriae, nessuno avrebbe mai più dovuto usare quelle preghiere ed invocazioni adoperate dal vescovo mago Adalberto e dal suo seguito per riti abominevoli; nessuno avrebbe mai più ricordare quegli avvenimenti e così era stato. Fu così infatti, per secoli e secoli, ma solo nella Chiesa Cattolica, perché ortodossi ed ebrei quel nome ancora quei nomi li pronunciavano senza remore.

Da quelle direttive pochi avevano osato discostarsene, solamente i più eruditi e coraggiosi, Alberto Magno il doctor universalis di Ratisbona, Bonaventura, Girolamo e altri ma ormai quasi da tutti, “per ubbidienza”, diligentemente dimenticati.
Come queste litanie fossero estremamente efficaci e lo aiutassero negli esorcismi in formula deprecativa lo aveva raccontato al vescovo durante una sua veloce visita di cortesia ma forse lo aveva fatto con un linguaggio da cabbalista e il conto da pagare per questo pensiero temerario non si era fatto attendere. In realtà gli era andata bene, più che bene, benissimo! Gli era stato dato il permesso, ma era da intendere come una punizione, di celebrare la Messa da solo o occasionalmente in presenza di coloro che venivano accompagnati anzi trascinati a chiedere il suo ministero: gli ossessi.

Ora alla finestra, davanti a quel meraviglioso cielo che sconfinando all’orizzonte, mescolandosi al mare, pregava per l’universo, le leggi fisiche, naturali, quelle conosciute e quelle ancora da scoprire e poi per ogni essere vivente anche di epoche passate e ancora da venire.

Sapeva anche questo il suo vescovo, di come lui, testa calda, si stesse scontrando con le differenti visioni del mondo di molti ecclesiastici, restando sicuro che la fede deve essere giudizio sulla realtà e deve conoscere ciò che deve essere da lei valutato e allora il vescovo glielo lasciava fare.
« Forse non ha tutti i torti questo eccentrico vecchio esorcista », era il pensiero del vescovo, perché l’esorcismo è un sacramentale e la sua efficacia dipende dalla fede, a cominciare da quella dell’esorcista e in quel campo era davvero molto bravo.

L’anziano sacerdote era sempre lì, lo sguardo di chi vede oltre e pensa a cose interessanti ma ancora nuove e ancora da degustare.
Un libro della chiesa di oriente aperto fra le mani e la pagina mostrava una facciata scritta da un lato e una facciata con un’immagine paurosa dall’altro. Una persona, ma non di questo mondo, avvolta in un mantello blu e nero che reggeva una spada scintillante mentre il cielo stellato veniva arrotolato come un tappeto.

puntate precedenti

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grazie della lettura, Bloody Ivy

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