William Peter Blatty – Bloody Mary Challenge III – 1parte

William Peter Blatty
William Peter Blatty (7 gennaio 1928, New York, Stato di New York – 12 gennaio 2017, Bethesda, Maryland)

Come ultima recensione per la Bloody Mary Challenge ho scelto L’esorcista di William Peter Blatty.
Divido il post in due parti per non renderlo troppo lungo e quindi scoraggiarne la lettura, ma senza cesura del tipo “per sapere come va a finire sarai costretto a leggere anche l’altro post“, perché trovo la cosa ancora più antipatica, cercando che ogni parte abbia il suo argomento e sia a se stante seppur non proprio conclusiva.

William Peter Blatty è l’autore del romanzo L’esorcista pubblicato nel 1971 nonché sceneggiatore (o come riportano i titoli di coda “written for the screen and produced by William Peter Blatty, based on his novel“) del film omonimo del 1973, diretto da William Friedkin. Il film riceverà due premi Oscar e quattro Golden Globe ed è da allora indicato tra i migliori film horror da molte riviste specializzate.
William Peter Blatty appare anche in un cameo, dove interpreta il produttore del film che Chris (la madre di Regan) sta girando a Georgetown.
La vita e la carriera di William Peter Blatty la si può trovare raccontata per filo e per segno in molti, ottimi articoli che in tantissimi hanno voluto dedicargli come tributo alla sua memoria in occasione della sua scomparsa a gennaio 2017. Soltanto per questo motivo qui me la sbrigo riassumendola in poche, semplici righe.

William Peter Blatty (7 gennaio 1928, New York, Stato di New York  – 12 gennaio 2017, Bethesda, Maryland) nasce a New York nel 1928 da genitori albanesi giunti come profughi negli Stati Uniti. Viene abbandonato dal padre nei suoi primi anni di vita e cresce con la madre, in situazioni economiche estremamente disagiate, costretto a cambiare casa ben 28 volte. Grazie ad una borsa di studio entra alla Georgetown University uno dei più prestigiosi atenei degli Stati Uniti d’America fondata e ancora retta dalla Compagnia di Gesù e si laurea in Letteratura inglese.

William Peter Blatty in un cameo ne L’esorcista, dove interpreta il produttore del film che Chris (la madre di Regan) sta girando a Georgetown.

Accetta ogni genere di lavoro per pagarsi le bollette, compreso il vendere aspirapolvere porta a porta. Nel 1961 partecipa al quiz televisivoYour bet your life“, condotto dall’attore comico  Groucho Marx , vincendo 10mila dollari (qui la puntata da you tube – del 9 febbraio 1961 che lo vede vincitore).

Questo gli permette di pubblicare il suo primo romanzo ironico “Which Way alla Mecca, Jack?” e di collaborare con sceneggiature per film hollywoodiani (fra cui il secondo della serie legata alla Pantera Rosa) e di  mettersi a studiare un caso di possessione demoniaca  accaduto nel 1949 nel Maryland e del quale aveva sentito parlare durante una lezione di teologia dal suo professore alla Georgetown University.
L’idea di William Peter Blatty era di trasformare il caso di Roland Doe (pseudonimo per proteggere l’identità del protagonista) in un romanzo e probabilmente un film ma, proposta la cosa, non ricevette il permesso dalla sua famiglia, che temeva di rendersi troppo riconoscibile.
Così trasformò la possessione di Roland in quella di Regan, una ragazzina più o meno della stessa età e con più o meno gli stessi sintomi di possessione.

The Missouri home of Roland Doe

In realtà, Peter Blatty non nascose di essersi ispirato al caso di Roland Doe, leggendo resoconti e diari degli esorcisti che vi avevano preso parte, anzi, una volta divenuti famosi i suoi lavori (romanzo e film), girò anche un documentario dove appare lui stesso a spiegare approfonditamente il “tratto da una storia vera”.
Insomma, il pubblico apprezzò la storia accaduta nella storia romanzata e lui “ci marciò sopra“, ma fortunatamente la vera identità di Roland non fu mai rivelata.

La storia di Roland Doe è, grazie a Blatty , diventata celebre e abbondano gli articoli e i documentari al riguardo, per questo qui la riassumo all’osso.
Tutto inizia nel 1948 a Cottage City, nel Maryland, Roland vive con la famiglia, di origine tedesca e religione luterana; Roland è un ragazzino studioso, sereno, timido e riservato.
Sua zia Hariet è una veggente che usa la tavola Ouija e Roland nel tempo che trascorre in sua compagnia, gioca con lei. Dopo qualche mese zia Hariet muore e Roland che ormai ha 13 anni, siamo nel 1949, cerca di contattare il suo spirito tramite  la tavoletta (la Ouija, oggigiorno immancabile in ogni rispettabile storia horror con spiriti e non solo de l’esorcista 😃 ).
La famiglia comincia a notare fatti insoliti, rumori simili a dei gocciolii insistenti e inspiegabili, tanto da far controllare tutte le tubature, rumori di passi, di porte che sbattono, di un bussare come da dentro i muri, letti che tremano e oggetti che si spostano. 
Il ragazzo di indole tranquilla comincia a diventare aggressivo, incline all’ira; un giorno si sveglia pieno di graffi e un’altro la madre lo vede saltare sul letto in preda a pesanti convulsioni. I genitori preoccupati lo portano dai medici che lo trovano in perfetta salute fisica (anche questo è diventato un classico nelle storie horror di possessione 😉 ).
I fenomeni anomali aumentano e Roland inizia a bestemmiare con una voce che non sembra la sua, anche in latino.
Roland Doe – stairs in his house

La famiglia chiama un reverendo luterano, studioso anche di parapsicologia, che sperimenta con i suoi occhi di come gli oggetti, persino mobili, si spostino per la stanza. Suggerisce un parere del prete cattolico, che visti i fenomeni si convince a fare un esorcismo. Per cercare di tenere il ragazzo sotto controllo porta Roland al Georgetown University Hospital l’ospedale gesuita dove l’esorcismo sarebbe stato monitorato dai medici.

Appena giunto all’ospedale il ragazzo diventa violento, e durante un esorcismo riesce a liberarsi il polso dalla cinghia e ferire il Padre esorcista. Il rito viene annullato e i genitori di Roland, per cercare di essere discreti, portano il ragazzo in una casa a Saint Louis, Missouri, dove nel corso delle successive settimane diversi sacerdoti gesuiti,  partecipano all’esorcismo del ragazzo.
 A volte sul corpo di Roland, sul petto e sulla coscia, si formano delle parole, come help, evil, hello. L’immagine del volto, apparentemente del diavolo, appare sulla gamba di Roland.
Dopo settimane e molti esorcismi la possessione si conclude definitivamente, quando durante la sessione finale di un esorcismo il ragazzo grida, con voce non sua: “Satana! Io sono San Michele! Ti ordino di lasciare questo corpo ora!“.
Uno degli esorcisti che seguì Roland, padre Raymond Bishop, tenne un diario con i resoconti di quanto capitato negli esorcismi e ai Padri che compivano il rito. Per esempio, in data 18 marzo 1949 è annotato: “Successivamente i Padri hanno iniziato le litanie dei santi, come indicato nel rituale dell’esorcismo. Nel corso delle Litanie, il materasso ha iniziato a tremare”. “(Roland) era sveglio. Il tremore del letto cessò quando Padre Bowdern ha benedetto il materasso con l’acqua santa”.
Il diario fu la fonte di informazioni principale a cui attinse William Peter Blatty ed è quasi un best seller grazie e probabilmente solo grazie al film di Blatty.
Raymond J Bishop,  Christopher Saint Booth – The Exorcist Diary: The True Story, Paperback, ultima edizione settembre 2015.
QUI il libro
William Peter Blatty

Dopo il suo ultimo esorcismo, racconta Padre Bishop nel diario, Roland è ridiventato il bravo ragazzo che era.

Roland non ha mai parlato pubblicamente del caso.
Gli analisti del caso Roland Doe pensarono sempre e solo a un ragazzo profondamente turbato, con un problema di salute mentale, una malattia neuropsichiatrica, forse addirittura schizofrenia.

Possessione o malattia? E’ del tutto irrilevante ai fini della recensione del suo masterpiece, L’esorcista  (nella seconda parte del post, che scriverò prossimamente), ma è una Bloody Mary Challenge e ci tenevo a dare “un momento da brivido”.
Detto fra noi, un demone che fa tremare il letto e spostare gli oggetti è niente in confronto all’orrore che riescono a creare troppe persone umane nel mondo e, in quanto a corruzione, inganni e rabbia possono solo che insegnare ad uno spirito “scuoti letti“.

William Peter Blatty ha scritto e diretto anche L’esorcista III tratto da uno dei suoi romanzi, in questo caso Gemini Killer, pubblicato nel 1983.
Blatty pensava ad un film più filosofico e focalizzato sul Tenente Kinderman, quindici anni dopo la morte del suo amico padre Karras. Blatty aveva scelto un altro nome per il titolo del film ma lo studio di produzione glielo cambiò in Exorcist per scopi commerciali. Nella sceneggiatura originale di Blatty non c’era nessun esorcismo ma gli imposero scene con almeno un esorcismo da inserire nel film.
Insomma, la versione finale del film L’esorcista III che Blatty fu costretto a girare dallo studio di produzione differisce completamente sia dal romanzo che dalla sua prima sceneggiatura del film. La solita vecchia storia… gli scopi commerciali prima di tutto. 🙁

Bloody Mary Challenge
Tre recensioni

L’esorcista, romanzo del 1971 è un capolavoro. E’ un romanzo drammatico, filosofico, psicologico e sì, in effetti anche un grande horror. Il film ha puntato giustamente sulle scene horror trasformandolo un altro capolavoro.
A mio parere, non si possono avere preferenze fra libro e film, vanno apprezzati e gustati a seconda dei momenti, perché a volte è il tempo giusto per un bel libro e altre il momento ideale per un bel film.

di seguito la recensione:

L‘esorcista – La recensione 1 parte

L’esorcista – La recensione 2 parte (fine) 

grazie per la lettura  Bloody Ivy

9 Commenti

  1. Sempre interessanti e intriganti i tuoi post. Non conoscevo la vita di Blatty e che avesse vinto addirittura tutti quei soldi ad un quiz. Grazie Bloody. Un abbraccio. Isabella

  2. Si è vero! Libro e Film sono due cose molto simili da gustare però in due momenti diversi non aspettandosi dall’uno ciò che c’era nell’altro! Il libro ricordo mi colpi molto perché toccava il giusto dubbio, il giusto canale, il giusto percorso mentale di chi è vissuto in un Paese cattolico, oltre che essere magistralmente scritto. Il film parimenti è adorabile. Max Von Sydow poi merita la ola! 😀

    • beh… Blatty come profiling, profilo psicologico dei personaggi, si è immedesimato in padre Karras, anche lui laureato dai gesuiti, anche lui dispiaciuto per non essere riuscito con la laurea a guadagnare abbastanza per rendere la vita migliore e più serena a sua madre, tormentato dai dubbi. Poi… per max von sydow nel film, mi alzo anche io a fare la ola, grandioso.

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