Webetismo Syndrome

webeteWebetismo: è la sindrome che, se colpisce, trasforma in webeti, social populisti, polemici, spesso pieni di odio, haters che con il cervello in acqua commentano sparando cavolate e insultando.
Il webetismo si può definire un concorso di sintomi che derivano da diverse malattie (maleducazione, rabbia, ignoranza, razzismo…) che si manifestano nello stesso individuo; un complesso di mali che diventano un unico male, il webetismo, che rende l’infetto, il webete, pronto a scorazzare per il World Wide Web e far danni. 

Webete, geniale neologismo, sputato da Mentana (nel senso che, provocato online da un commentatore e non potendogli sputare in un occhio materialmente, lo ha fatto metaforicamente dandogli del webete), la storia è famosa e non la ripropongo.

Il webete non è tale soltanto on line, lo è sempre e costantemente, ma sul web i sintomi del webetismo si palesano non lasciando dubbi di sorta: nei  loro post scritti di proprio pugno (anzi digitati con la propria tastiera, ma mi piaceva l’espressione vintage), nelle condivisioni da siti ritenuti attendibili e autorevoli come fossero veri e propri giornali, nonostante siano blog gratuiti ospitati su piattaforme riconoscibili nell’indirizzo (altervista, wordpress blogspot…), i siti lo ammettano nel disclaimer di non essere testate giornalistiche ma siti satirici che potrebbero riportare notizie non corrispondenti al vero (e il webete cosa fa? Sragiona con: “Beh ‘potrebbe’ ma a me pare vera e quindi ci credo e condivido”), nei commenti dove ai webeti risulta impossibile non usare linguaggio scurrile e non insultare, cosa che potrebbe farli finire davanti al giudice penale se solo le offese e gli insulti fra di loro non fossero reciproci.

ariAristotele che già 2400 anni fa aveva spiegato bene i meccanismi mentali della verosimiglianza in rapporto alla realtà ora starà chiedendo giustizia al Primo Motore Immobile.

Comunque è  da brivido immaginarsi che i webeti siano proprio attorno a noi, nella stessa fila alla cassa del supermercato, nello stesso vagone del treno, nello stesso ascensore per chissà quanti piani, senza che ce ne rendiamo conto… come nel film “They live” di Carpenter!
Il webetismo rende arroganti e spinge a restare somari.
Pretendono di sapere tutto e molto di più dei medici sui vaccini o sulle cure del cancro non studiando medicina ma bazzicando per siti acchiappa click, di sapere tutto e meglio di tutti su referendum e diritto costituzionale e poi… “Zagrebelsky chi?” (sì e no hanno entrambi motivazioni interessanti ma mi riferisco a chi non va più in là dei meme sempliciotti condivisi su FB), eccetera eccetera. Dovrebbe essere normale sapere che fuori dal proprio ambito di studi, lavoro, esperienza è meglio mettersi da parte e dar voce a chi ne sa di più e invece niente. Gli affetti da questa brutta sindrome si convincono che tutti dovrebbero pensarla come loro e se non è così parte il giudizio, ridicolo perché emesso senza competenza alcuna, pesante e condito da parolacce.
“Non la pensi come me? (in politica, calcio, cure cancro, religione, referendum, vaccini, emigrati, alimentazione, moda ecc. ?) Le hai studiate queste cose, te ne occupi per lavoro ma non la pensi come me? Allora sei un venduto con la coda di paglia che merita le mie offese!”
Personalmente sospetto che nella testa dei webeti  le funzioni al di sotto della corteccia cerebrale, la parte istintuale e più selvaggia del cervello, da dove parte l’aggressività, funzionino fin troppo bene ma, a discapito delle altre.
E poiché l’attività cerebrale regola anche la nostra interiorità, cioè la vita mentale meditativa e la coscienza, se funziona bene soprattutto o soltanto la parte istintuale, emotiva, passionale, come funzioneranno le attività mentali e l’autocoscienza?
bufaleeLa semplicità con cui sui social si condividono bufale assurde o verosimili senza verificare, basta che raccontino quello che si vorrebbe fosse vero, che ripercorrano i luoghi comuni, i giudizi che già hanno dato sul mondo, fa pensare che l’esistenza dei webeti sia regolata soprattutto da emozioni e passioni.
Luoghi comuni, populismo, semplificazione chiara e tranquillizzante anche delle cose importanti e complesse, soprattutto non perdere tempo a studiare le tesi avverse, è il modus operandi dei webeti.
Sordi e ciechi che si accorano con i loro simili  (“chi si somiglia si piglia“) dalla intelligenza ottusa, oscurata da passioni e tanta rabbia, anzi, odio.
Su FB si entra in contatto e si accetta l’amicizia di persone con interessi comuni e questo lo faccio anche io; per es. un razzista non cerca o chiede l’amicizia a quello che con disprezzo definisce “buonista” e così i propri contatti diventano il proprio branco che la pensa allo stesso modo sui grandi temi sociali, convinti che la maggior parte delle persone la pensi proprio così e che quindi il loro sia il modo corretto ed intelligente di giudicare le cose. Una sorta di auto -addomesticamento ideologico.  Chi ha altre idee sulla politica, religione, perfino sull’alimentazione non merita un dialogo e un confronto pacato e ragionato ma libero sfogo alle pulsioni dell’aggressività e offese selvagge di cui poi non si pentono ma anzi si vantano.

timeSi può guarire dalla sindrome del webetismo?
Mah… secondo me non c’è speranza e solo l’apocalisse può sistemare le cose. Però ammetto di essere “leggermente” pessimista riguardo all’umanità.
In realtà, forse, prima di partire con condivisioni di immani fesserie, bufale e commenti a sproposito basterebbe soffermarsi a meditare un pochino, o almeno osservare con più attenzione inquisitiva, magari usare un po’ di pensiero speculativo, ragionarci sopra per qualche momento… ok, le cose sui social migliorerebbero anche solo se si contasse fino a 10 prima di farsi prendere dalla smania del condivisore ossessivo compulsivo di post che se non si sono controllati saranno quasi sicuramente bufale che a loro volta altri, senza pensare, condivideranno, facendo diventare la bufala virale.
Bufale condivise che attirano ondate di commentatori sanguigni e arrabbiati che, a loro volta non si son presi la briga di indagare sulla veridicità della notizia prima di rodersi il fegato dalla rabbia commentando.
Ma il vero nocciolo della tragedia è che il webete non è tale solo sul web.

Grazie della lettura di questo mio amaro sfogo Bloody Ivy

 

 

32 Commenti

  1. Eh già! Ben venga la libertà di parola e di espressione ma adesso gli scemi del villaggio troppo spesso salgono in cattedra, e quello che gridava “bruciate la strega! Prendete i forconi!” è diventato una macchina da like facili, su cui c’è chi guadagna e magna!

    • sì, le bufale su cure contro il cancro, terremoti, malattie varie sono un modo per guadagnare da infami ma la gente invece di stare più attenta e indignarsi verso questi ignobili, senza farsi troppi problemi condivide 🙁

  2. Ti riporto una frase di Umberto Eco:
    “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità“

    • Uh! Ricordavo che avesse detto qualcosa in proposito ma non le parole esatte. “invasione degli imbecilli” direi che è appropriato 😉
      grazie di questa frase! Direi che completa il post 🙂

  3. ‘Il webetismo si può definire un concorso di sintomi che derivano da diverse malattie (maleducazione, rabbia, ignoranza, razzismo…)’ difficile trovare un motivo serio per cui queste cose dovrebbero esser definite malattie. la repressione dei supposti lati umani ‘negativi’ e dell’emotività sta mandando giù di testa le società cosiddette ‘civili’, se si può parlare di malattia è tutt’al più queste. gli individui più violenti e aggressivi in circolazione diventano i più equilibrati al mondo quando possono sfogare l’aggressività e la violenza, è solo naturale farlo.
    ma è interessante in particolare il modo in cui vengono sempre nominati i ‘populisti polemici’ quando i non-populisti, pseudo razionalisti, globalisti ecc ecc fanno esattamente le stesse cose, solo per altri motivi

  4. Dal webetismo non si può guarire perché i sintomi che lo provocano sono ben radicati nella persona, il cui difetto è quello di essere autoreferenziale: tutto gira intorno a lui/lei e quindi non può sbagliare. L’umiltà non sa dove sta di casa, in compenso banchetta con l’ignoranza ogni giorno, più volte al giorno. Il web certamente amplifica la conoscenza di questi soggetti, ma come possiamo constatare ogni giorno si possono incontrare soggetti che sanno sempre tutto di tutto. A mensa, a pranzo, ogni giorno c’è un soggetto che di qualsiasi argomento si parli lui ne sa più di tutti.

    • già, ognuno si crede più intelligente e più colto (su argomenti che non ha mai studiato) dell’altro che contraddice; un’identità personale “bella come il sole” e, appena trova qualcuno che la pensa su qualche argomento che può variare dal calcio al burkini alle cure mediche ecco subito a fare comunella… identità di gruppo, peccato che ugualmente non ascoltino gli esperti, non facciano attenzione alle fonti da cui si informano, non usino la ragione preferendo le emozioni di pancia e insomma… non cerchino la verità ma solo la vittoria nelle discussioni.
      ciao Bera 🙂

  5. non esiste il webetismo come malattia… quindi la frase era ironica, anche se ricordo che cose come omosessualità, narcisismo ecc erano nei manuali, dsm in primis segnati come tali…
    la violenza non la si controlla sfogandola ma con la ragione, sennò si entra in un circolo compulsivo ossessivo. è naturale per gli animali.
    e i populisti sono chi non prende in esame concretamente la situazione e quindi si ripiega per una soluzione semplice che vada bene ai più
    Ma diamine… era un post salace e speravo altrettanto sagace, insomma… ironico

  6. Ciao, hai colto nel segno: superficialità, sagra dei luoghi comuni, bassi istinti, li abbiamo intorno a noi appena usciamo di casa e senza vergogna vengono manifesti. buona vita!

  7. Oltre al tuo è molto carino anche l’articolo sul Time (di cui “citi” la copertina). Si parla di Troll dell’Internet. Pare che ognuno di noi ne abbia uno. Gente che per una forma di anonimato e l’assenza di vigilanza su un regolamento si permette di esprimere il peggio con una cattiveria illimitata.

    • Sì. io intendo Troll come disturbatori che sghignazzano quando si accorgono di averti alterato… che ti disprezzano, odiano, detestano, ma a te. Magari nelle bufale o negli articoli strampalati dove cercano di convincerti senza prove, con prove assurde o sillogismi sbagliati non ci cascano e soprattutto non li condividono. I Troll le creano le bufale! Godendo al pensiero di quanti webeti le condivideranno.

      Sui Troll che tutti avremmo alle calcagna confermo! Filtro commento per commento per far evitare agli altri la lettura di commenti che vorrebbero essere offensivi e pieni di parolacce.

      Grazie di aver segnalato l’articolo sul Time!
      Il Time è scritto on line sulla piattaforma wordpress, questo dà modo ai blogger wordpress di iscriversi con un semplice click. Approfitto del tuo commento per consigliarlo.
      Questo l’articolo in questione
      http://time.com/4457110/internet-trolls/

  8. Ormai si confonde la libertà di parola col dire solo fesserie. E poi non riesco a capire come si possa condividere qualsiasi cosa senza prima leggere l’articolo! Magari è un post di cinque anni fa ma si condivide come notizia recente! Per non parlare degli articoli che rimandano a siti porno…

  9. suvvia… è da webeti lasciarmi commenti convinti di esser super uomini facendo inconsapevolmente i rospi che si gonfiano e gonfiano e gonfiano…
    qui non si parla, anzi sparla, di politica e non si irridono le religioni (in genere mi arrivano commenti simili sotto i post di filosofia, ma lasciati qui fanno molto “sono rabbioso, rabbioso, rabbioso, fatemi mordere qualcosa: grrr!”).

    Cmq prendo l’occasione di dire a tutti che ho citato Zagrebelsky non per la sua linea politica ma perché apprezzo quel che scrive nei suoi libri e libretti, e perché se il suo manuale di diritto costituzionale è scelto, apprezzato e studiato a livello nazionale e non solo nell’ateneo dov’è professore, un motivo c’è 😉

  10. Verissimo.
    Umberto Eco non ha tutti i torti quando afferma che “il social network” è il “regno degli imbecilli”. https://goo.gl/japZb0
    La domanda che ci facciamo è:
    Quanti webeti dalle menti vuote pronti a riempirsi di banalità superficiali mancano ancora all’appello?

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  1. Intelligenza delle Persone vs Bufale e Post Verità ⋆ niente panico

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