Un po’ di Storia sul Copyright

Captain copyright

"Copyright" definition

La legge non può restare sempre la stessa: la locanda dove si passa la notte non è la fine del viaggio […] la legge, come il viaggiatore, deve essere pronta per il domani.

(avv. Stanley Rubinstein, durante una riunione della “commission de legislation” della Confederazione Internazionale delle Società di Autori e Compositori)

Prendo l’abbrivio per trattare del copyright sulle opere digitali dalla sua storia lungo i secoli. Storia pristina, di molto precedente, alla multimedialità. Nell’antica Grecia, dove leggi sui diritti d’autore non ve n’erano ma, poeti, filosofi e scrittori potevano puntare sul rispetto della paternità dell’opera, giacché il plagio era condannato dal sentimento comune come gesto abominioso. Anche nell’antica Roma i diritti economici degli autori di opere d’intelletto non esistevano, ma era riconosciuto all’autore il diritto di non rendere pubblica l’opera e il diritto di tutelare la personalità dell’autore, l’actio iniuriarum aestimatoria ovvero quello che oggi si chiama il diritto morale d’autore.

Una volta pubblicata l’opera, e per quei tempi voleva dire, dopo la prima lettura in pubblico o dopo la diffusione o consegna del manoscritto ad un libraio, i diritti, compresi quelli di riproduzione e cessione spettavano a chi avesse legittimamente acquistato il manoscritto. Nel medioevo la cultura abita nei chiostri dei monasteri. La riproduzione delle opere è arte laboriosa e costosa. Ogni manoscritto ha colori, ghirigori, e tutta una particolare creatività artistica. Grazie all’estro e alla fantasia del monaco ogni libro diventa un’opera unica. Il mercato poi, è molto limitato. Per queste ragioni le questioni relative ad eventuali copie abusive non si pongono. Pirati sono considerati solo quelli che solcano i mari, e non, per esempio, quelli che ricopiano le opere del Filosofo: Aristotele. Con la nascita delle università e la diffusione della cultura laica, aumenta la richiesta di amanuensi e spuntano vere e proprie officine scrittorie.

L’anno spartiacque nella storia del copyright è il 1450, quando Gütenberg, un oscuro orafo di Magonza, inventa la stampa a caratteri mobili. I caratteri mobili e il torchio di stampa eliminarono una folta schiera di amanuensi che non servivano più data la possibilità di produrre molte copie in pochissimo tempo. Il nitore dei caratteri e le copie che non si distinguevano più le une dalle altre portavano con sé nuovi problemi. L’invenzione della stampa fu subito accolta come una nuova possibilità per l’economia e per la cultura. Su ogni copia veniva riportato il nome dell’autore, dell’editore, della sua città e dell’anno di stampa. Era difficile plagiare l’opera di un altro, in compenso gli uzzoli corsari potevano averceli degli editori stampando senza farsi tanti scrupoli l’opera di un autore – mettendogli sì, il suo nome in copertina, ma anche quello della nuova edizione, cosicché l’editore originale non ne ricavava alcunché. In primis, quindi, si tutelano gli editori, esposti alla concorrenza, potendo altri editori dare alle stampe la medesima opera già pubblicata. Si affermò così il sistema dell’attività editoriale. La concessione di privilegi agli stampatori ha inizio. Il più famoso di questi privilegi e uno fra i primi sembra essere stato quello affidato dalla Repubblica Veneta nel 1469 in favore di Giovanni de Spira. A lui fu concesso di essere il solo ad esercitare l’arte della stampa a Venezia per cinque anni. Tale forma di privilegio ebbe vita breve. In seguito si divisero i privilegi in tre categorie: i privilegi librari di carattere commerciale che venivano accordati in modo che una stessa opera venisse pubblicata sempre dal medesimo stampatore; i privilegi librari di carattere industriale con i quali era possibile proteggere vere e proprie invenzioni industriali utili per la stampa; i privilegi letterari. Fra i privilegi librari di carattere industriale, ad esempio, ci sono quelli che Venezia concesse nel 1500 ad Aldo Manuzio per il “formato in ottavo del suo Virgilio… nonché per il carattere corsivo o cancelleresco dei suoi caratteri”. Aldo Manuzio fu, infatti, l’ideatore del carattere corsivo, detto aldino (italico, all’estero), tuttora usato. I privilegi letterari, invece, erano quelli concessi agli autori per riservare loro il diritto di far stampare o ristampare una propria opera. E’ appunto dai privilegi letterari che derivò il moderno diritto d’autore. Stringendo di molto e tralasciando di tanto dalla storia del copyright, si può affermare che da un generico principio monopolistico a tutela dello stampatore e cioè dell’attività industriale, si passò al riconoscimento di un diritto d’autore, il quale poteva soltanto autorizzare o meno l’attività editoriale.

copyright

Approvando il cosiddetto Queen Anne’s Act, il parlamento inglese nel 1709 tutelò i diritti d’autore mettendo fuori legge le copie “pirata”. Questo naturalmente solo sul suolo inglese. Questo naturalmente solo sul suolo inglese. Lo Statuto della regina Anna fissava la durata di quattordici anni per i diritti degli autori a partire dalla prima pubblicazione a cui si dovevano aggiungere altri quattordici anni qualora l’autore fosse ancora in vita, per le opere inedite, e di ventuno per le opere che erano già state pubblicate. Venne riconosciuto agli autori il diritto di stampare le proprie opere e di agire nei confronti dei contraffattori puniti con la confisca dell’opera contraffatta e con la multa di un penny per ogni foglio stampato, a condizione che l’azione fosse esercitata entro tre mesi dall’avvenuta pubblicazione dei libri contraffatti. Il diritto riconosciuto agli autori venne denominato copyright, ovvero diritto di riprodurre l’opera. Nel 1775, si concesse alle Università inglesi e scozzesi e ad alcuni collegi la facoltà di godere in perpetuo dei diritti d’autore relativi ai manoscritti avuti in donazione purché tali opere fossero state stampate negli stabilimenti universitari, e nel 1776 venne aumentato il termine di tutela del diritto d’autore a vent’otto anni. In Francia la prima vera legge sul diritto d’autore fu emanata nel 1793. Grazie ad essa agli autori venne riconosciuto per tutta la vita il diritto di riproduzione e distribuzione delle proprie opere, furono concesse le azioni nei confronti dei contraffattori e vennero riconosciuti i medesimi diritti agli eredi e ai cessionari fino a dieci anni dopo la morte dell’autore.

La primogenitura del diritto d’autore in Italia, nello Stato Sabaudo, spetta a Carlo Felice, che nel 1826 emanò le patenti regie. Con esse veniva riservato agli autori il diritto esclusivo della stampa e della vendita delle loro opere per quindici anni. L’esclusiva sorgeva per effetto della creazione stessa dell’opera e con il compimento di alcune formalità amministrative (depositare una copia dell’opera presso la Segreteria di Stato). Anche dallo Stato Pontificio, nello stesso anno, venne emanato un editto con cui si dichiaravano di assoluta proprietà degli autori le relative opere scientifiche e letterarie e quelle inedite. Tale diritto spettava agli autori per tutta la loro vita e, a morte avvenuta, per altri dodici anni agli eredi. Del 1840 è l’accordo austro-sardo in cui si invitavano gli altri stati a aderire ad un ampliamento delle patenti feliciane, per tutelare “le opere e produzioni dell’ingegno e dell’arte pubblicate nei rispettivi Stati” giacché le opere appartenevano “a quelli che ne sono gli autori per godere e disporne durante la loro vita”. Si fece chiarezza sul diritto esclusivo di traduzione spettante all’autore; si attribuì la titolarità dei diritti relativi alle opere anonime agli editori fino a quando gli autori o i loro aventi causa non avessero “fatto constatare” i loro diritti. A questa convenzione entrarono nello stesso 1840, gli Stati di Parma, Modena e Toscana, lo Stato Pontificio e il Canton Ticino. Non aderì il Regno delle due Sicilie a cui venne estesa la tutela del diritto d’autore solo a partire dal 1860, e per il Napoletano nel 1861. Le leggi del 1865, del 1875 e del 1882 vennero riorganizzate in un unico corpus legislativo unitario con il testo unico approvato nel 1882. La legge ricondusse la nozione di proprietà intellettuale, perpetua e trasmissibile agli eredi, ai caratteri di assolutezza riconosciuti e propri del diritto di proprietà su cose materiali. Il diritto d’autore fu considerato come un bene oggetto di proprietà: l’opera poteva essere trasferita con tutto il contenuto del diritto ad essa afferente. La tutela, in favore degli autori, riguardava le facoltà di pubblicare, di riprodurre, di tradurre le opere e di spaccio, mentre nulla si diceva sui cosiddetti diritti morali. Dette facoltà erano sottoposte ad alcune formalità (il deposito di un esemplare dell’opera e di una dichiarazione di riserva). Tale legge fu uniformata alle disposizioni contenute nella Convenzione internazionale dell’unione di Berna.

Il fine che si propose la prima stesura della Convenzione di Berna, anno 1886, fu di assicurare una almeno minima protezione legale del diritto d’autore, a tutti i Paesi aderenti all’Unione di Berna, uniformando il loro diritto interno alle norme della Convenzione. L’Italia, con comodo, si adeguò alle disposizioni della Convenzione di Berna solo con la legge del 1925, abbandonando ogni formalità burocratica per l’esercizio del diritto d’autore. Ossia, il deposito di un esemplare dell’opera presso l’ufficio della proprietà intellettuale era un pro forma richiesto soltanto a fini amministrativi e il dimenticarsene prevedeva soltanto un piccolo indulto riparatore sotto forma di sanzione pecuniaria. In altre parole veniva riconosciuto il diritto d’autore in virtù dell’atto materiale della creazione e non per il conferimento da parte dello Stato a seguito dell’osservanza di alcune pignole formalità. Qui, per la prima volta, si tutelò il diritto morale d’autore e si introdusse una disciplina per le nuove tecniche creative (ad esempio, per quei tempi, le opere cinematografiche). La durata della tutela venne fissata in cinquant’anni dalla morte dell’autore (oggigiorno per quanto riguarda la tutela nel tempo del diritto d’autore si segue il D.LGS 26/5/97 N.154, durata D.D.A. che illustra i vari casi della durata del diritto d’autore).

Il 22 aprile 1941, sempre in Italia, entrò in vigore la legge 633 (legge 633/1941, protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio) che, pur con le dovute modifiche, regola tutt’oggi il dirittoLa sua revisione è la legge 18 agosto 2000, n.248, sulle nuove norme di tutela del diritto d’autore (unitamente alle disposizioni – articoli 2575 e seguenti – del codice civile). Le caratteristiche riassunte di questa legge sono: affermazione del diritto d’autore in base alla creazione dell’opera, quale particolare creazione dell’attività intellettuale; maggiore tutela delle varie categorie delle opere dell’ingegno; disciplina degli enti quali la SIAE (Società Italiana Autori ed Editori). Risale al 1971 l’ultima revisione della Convenzione di Berna  (Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche del 9 settembre 1886 completata a Parigi il 4 maggio 1896, riveduta a Berlino il 13 novembre 1908, completata a Berna il 24 marzo 1914 e riveduta a Roma il 2 giugno 1928, a Bruxelles il 26 giugno 1948, a Stoccolma il 14 luglio 1967 e a Parigi il 24 luglio 1971), ed è stata fatta a Parigi. L’atto di Parigi è stato ratificato dal Parlamento italiano nel 1978. Del 1996 è un atto internazionale autonomo, il Trattato OMPI sul diritto d’autore. OMPI è l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, che ha tenuto conto dell’evoluzione tecnologica che ha modificato e potenziato i mezzi che consentono la fruizione delle opere, ed ha anche favorito la creazione di nuovi generi di opere (Traié de l’OMPI – Organisation Mondiale De La Propriété Intellectuelle – sur le droit d’auteur. Trattati OMPI sul diritto d’autore e sul diritto connesso (Ginevra, 2-20 dicembre 1996). Nuove invenzioni provocano sempre nuovi interessi giuridici. La legge del1941 permetteva la libera riproduzione per uso personale. Nel momento storico in cui fare copie non era né facile né economico. Di fatto, quindi, la riproduzione (di scritti, in quegli anni) aveva limitatissime possibilità e scarsa convenienza. Oggi la situazione si è rovesciata: le moderne apparecchiature elettroniche, di costo accessibile ad ogni privato cittadino, hanno trasformato tutti noi in possibili pirati, che possono copiare tutto praticamente, dai libri, alle musiche, ai film, ai software. Con risultati che raggiungono la perfezione dei prodotti industriali ed a costi inferiori.

L’Unione Europea (U.E.) assicura la creazione di un mercato unico in Europa attraverso norme legislative regolamenti e direttive, o altre misure quali decisioni e raccomandazioni. Le Istituzioni della Comunità europea sono la Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri, il Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo. La Commissione Europea è composta dai commissari appartenenti agli Stati Membri. Uno dei compiti della Commissione è costituito dall’elaborazione di proposte legislative. Il Parlamento Europeo è composto di 626 membri che sono eletti, a suffragio universale diretto in ciascuno degli Stati Membri. Al Parlamento è affidata la funzione di modificare, approvare o respingere le proposte legislative elaborate dalla Commissione. Il Consiglio dei Ministri è composto di quindici Ministri, cui sono attribuite competenze per le materie trattate (industria, finanza, ecc.). Al Consiglio compete l’adozione della legislazione comunitaria, proposta dalla commissione ed approvata dal Parlamento. Il Consiglio europeo ha come membri, i Capi di Stato e di Governo e il Presidente della Commissione europea. Il Consiglio elabora le politiche di cooperazione intergovernativa e di promozione dell’azione comunitaria. A dicembre 2000 è stata sottoscritta la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; all’articolo 17 della Carta, fra i diritti fondamentali riconosciuti, è stato inserito anche il Diritto d’autore, insieme al Diritto industriale.

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E per l’Italia in particolare, il 2000 è l’anno dell’introduzione del bollino SIAE. Il bollino, appiccicato a libri, CD-ROM, programmi per computer oltre che sui già “bollati” video, cassette e dischi, indica titolo, autore dell’opera, produttore, numero progressivo e destinazione d’uso (vendita, noleggio o altro). Il bollino, cioè il “nuovo contrassegno SIAE unificato”, contiene: la numerazione di carico, il codice crittografato, il tipo di utilizzazione, il tipo di supporto, il titolo dell’opera, il marchio, la sigla e il numero di catalogo, la ragione sociale produttore, il logo SIAE con inchiostro termoreagente, i tagli antirimozione, il logo SIAE di colore bianco argento diametro 16 mm, il numero progressivo di lavorazione, le microscritte di colore giallo oro su tutto il campo del bollino con scritta: SOCIETA’ ITALIANA DEGLI AUTORI ED EDITORI ROMA, non visibile ad occhio nudo.L’obiettivo è di combattere la contraffazione e il suo giro d’affari. Vendere CD-ROM copiati abusivamente o noleggiare videocassette falsificate provoca una serie di sanzioni che sono, rispetto a quelle previste dalla legge 633, molto più severe. Detenzione da sei mesi a tre anni, multe da cinque a trenta milioni di vecchie lire (sanzioni Penali Legge n.248 18/08/2000 (art. 171-ter Legge 633/41). Punito anche chi acquista un libro o un cd senza bollino, e quindi falso. Gli interventi di questa nuova legge riguardano tutto il campo della produzione e della diffusione delle opere dell’ingegno, partendo dal libro per arrivare ai CD, ai supporti informatici che possono essere utilizzati nel computer di casa e a quelli che consentono la comunicazione via Internet, oltre alle carte che permettono l’accesso alle televisioni criptate.

I diritti d’autore si pagano anche per le fotocopie, e dei libri si può fotocopiare solo il 15 per cento. Le biblioteche hanno il piccolo privilegio di pagare i diritti d’autore in modo forfetario. I “copy center” pagano i diritti con un esborso che non può essere inferiore per ciascuna pagina copiata al prezzo medio per pagina. Niente royalties invece per le rassegne stampa.

 

mio vecchio pezzo, ancora presente su Hacker Kulture dvara.net

ivy

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