Un Paio di Pagine Scritte da Fedra

bestfriend

dai diari dei soci Edera & Fedra
alcune pagine firmate Fedra, in collegamento a questo post

2 – Fedra
odore di guai
Lo sapevo, lo sentivo addosso, pesante come un macigno, che qualcosa di molto triste sarebbe successo, nello stesso istante in cui aprii gli occhi e mi resi conto di essere ormai sveglia.
Quella sensazione di catastrofe imminente mi accompagnò per tutto il tragitto da casa a scuola con sosta a casa di Edera, mia inseparabile compagna di classe, nonché migliore amica, nonché “Socio” del cuore, nonché ma ancora non lo sapevo, causa di tutti i miei guai.
Non appena la vidi corrermi incontro trafelata, muovendo all’unisono braccia, gambe ed occhi, capii immediatamente che per me la giornata sarebbe stata molto dura.
-SOOOOCIO…….. SOOOOCIO… – Esordì gridando – Non immagini nemmeno quello che mi è successo ieri! – Non riusciva a calmarsi, lo sguardo era illuminato da mille stelline colorate e gli occhi lanciavano scintille. Sospirai. Forse quella mattina avrei fatto meglio darmi malata e rimanere a letto, ma tant’è…
-E’ il ragazzo più bello del mondo, è moro, due occhi così e poi è grande, avrà almeno sedici anni… e mi ha sorriso e… oh, Socio, è l’uomo della mia vita!-.
Era come un fiume in piena, come un temporale estivo, era il mio Socio e non potevo farci niente.
-Ma ti vuoi calmare? Di chi stai parlando?-
-Lo avevo già adocchiato, ma non lo avevo mai visto così da vicino, è troppo bello, è il tecnico che lavora nel negozio di radio e televisioni sotto casa mia, pensa, mi ha sorriso!-
-Quando è successo? Raccontami…-
Pareva non mi sentisse nemmeno. Aveva cominciato a saltellare avanti e indietro, lo sguardo perso nel vuoto. Ad un certo punto si fermò di colpo, si girò verso di me e la determinazione che lessi nei suoi occhi mi sconvolse.
-Socio, lo devo conoscere! E tu mi devi aiutare…-
In quel momento capii che era la fine… e pensare che eravamo solamente all’inizio!

Rip_cat58 – Fedra
 Isola di Krk: la tomba di Lenticchia
Mi ero nuovamente lasciata coinvolgere dal mio Socio, però il cuore mi batteva all’impazzata, forse perché non ero convinta di fare una cosa giusta… Ma tant’è, ormai ero in ballo e dovevo ballare.
Scaricai l’ennesima carriola di ghiaia e sassolini nel punto che Edera mi aveva indicato ed alcune goccioline di sudore mi caddero dalla fronte. Faceva molto caldo a quell’ora del pomeriggio, ma non era certo per quello che stavo sudando. La tomba di Lenticchia stava per essere completata e più ci pensavo, più mi sembrava una cosa tremenda.
Socio aveva passato l’intera notte precedente a convincermi che non facevamo niente di male, che non ci saremmo tirate addosso il malocchio e che a Lenticchia non sarebbe successo nulla di male, ma più ci pensavo e più mi ripetevo che stavamo andando fuori di cervello.
Edera stava finendo di scrivere “Lenticchia” sotto la piccola
croce fatta con due legnetti, quando sentimmo dei passi avvicinarsi.
Non facemmo in tempo a nascondere la tomba che ci ritrovammo faccia a faccia con il papà di Edera.
-Cosa state facendo?- chiese incuriosito, fissando la tomba che, purtroppo, si capiva benissimo fosse proprio una tomba.
Io mi girai dall’altra parte, cercando di fissare un punto qualunque dell’orizzonte e tenendo la pala dietro la schiena, mentre il mio Socio balbettò:
-Niente, stavamo solo giocando…-
Mi sembrò la frase più scema e priva di significato che potesse dire, ma suo papà sembrò accettarla.
-Non fa un po’ caldo per spalare terra?- continuò
-Ci teniamo in esercizio e poi non abbiamo altro da fare…-
Il mio Socio reggeva la parte con una sicurezza di cui io non sarei stata capace e per quello la ammirai inconsciamente.
-Bene, bene, quando avete finito rimettete tutto a posto, non lasciate buchi che qualcuno si può far male…- e così dicendo tornò verso casa.
Era incredibile, sembrava una commedia dell’assurdo e ciò che era più assurdo era che avevamo appena scavato una
tomba e ne eravamo pure compiaciute.
-Dovremmo fotografarla, è venuta proprio bene!-
-Chissà cosa penserebbe Lenticchia se la vedesse…-
-Probabilmente non capirebbe!-
Scherzare con la morte mi dava i brividi, ma allo stesso tempo mi faceva sentire invincibile, quasi che a riderci su l’avrei potuta tenere lontana.

60 – Fedra
Filmini al mare
-Edera, riprendi me e la mamma che andiamo in acqua!-
Il mio Socio alzandosi lasciò scappare uno sbuffo infastidito ed afferrò la cinepresa che suo papà le stava passando.
-Ricordati di togliere il tappo all’obbiettivo prima di girare!-
-Sì papà – e poi con un borbottio sommesso – Ma mi ha preso per un’imbranata?-
Così dicendo iniziò a riprendere i genitori che entravano in acqua ridendo e tenendosi per mano per superare meglio l’impatto con l’acqua freddina.
-Ma guarda un po’ se devo filmare queste cretinate… Che se ne faranno di un video in cui entrano in acqua?-
Sorridendo alle sue battute, girai lo sguardo e mi guardai attorno finché venni attirata sulla soave visione di un bel biondino sdraiato sul suo materassino, a mollo nei pressi dei “TIRANNI” di Edera.
-Socio, Socio, guarda che carino!- dissi, indicandole quello splendido esemplare di supereroe versione balneare. Edera si voltò nella sua direzione con tutta la videocamera, continuando a filmare, mentre i suoi, ignari, salutavano con la mano tutti contenti.
-Sicuramente è uno spettacolo più interessante!-
-Chissà la faccia che faranno quando mostreranno il video ad amici e parenti…-
Il panorama intorno a noi era molto vario e ricco di “spunti”, così il mio grande Socio filmò tutti i bei ragazzi, quello sdraiato sull’asciugamano accanto al nostro, quello che passeggiava con il gelato, il gruppetto che giocava a pallavolo, finché si accorse che i suoi genitori stavano uscendo dall’acqua.
-Allora Edera, sei riuscita a filmare qualcosa?-
-Come no… ho fatto come mi hai detto-
-Bene, adesso andate laggiù e venite in qua camminando lentamente, così riprendo pure voi!-
-Ma no papà, non è il caso, dai…-
-Avanti, sbrigatevi!-
Non senza protestare, ci toccò obbedire a quell’ordine perentorio, però decidemmo di mettere in atto una delle nostre scenette, tipo quella che facevamo passando davanti agli amici di Lenticchia.
Scendemmo i gradini camminando come Alberto Sordi, gesticolando e fingendo di toccare un ipotetico cappello da marinaio, poi ci scatenammo in un assolo di chitarra elettrica, finché suo papà ci gridò da lontano:
-Bene ragazze, penso che per oggi può bastare…-
E fu così che perse in un attimo la sua passione di cineamatore!
La mattinata trascorse relativamente tranquilla, finché arrivò il momento di recarci al famoso mercato, che la mamma di Socio non vedeva l’ora di visitare.
Guai in vista…

90- Fedra
marinare la scuola

Barcola, Trieste (foto - Paolo Carbonaio)
Barcola, Trieste
(foto – Paolo Carbonaio)

Quel giorno c’era il compito in classe di matematica.
La notte precedente non ero riuscita a chiudere occhio per il nervosismo e mi ero agitata in preda agli incubi. Odiavo le frazioni, i numeri negativi, ancor di più le espressioni algebriche, che sicuramente un domani non sarebbero servite a farmi campare. Di logica ne avevo già abbastanza e quindi non mi serviva tenerla in esercizio, e poi la matematica era una materia noiosa, priva di fantasia, dove uno più uno faceva sempre e necessariamente due, che gusto c’era?
Così, arrivate nei pressi della scuola, io e il mio Socio decidemmo di comune accordo di fare marcia indietro e darcela a gambe il più presto possibile, prima di fare brutti incontri.
Facemmo la strada a ritroso con l’intento di dirigerci verso la fermata dell’autobus, se non che, proprio mentre ci eravamo fermate davanti alla vetrina di un negozio, ci sentimmo apostrofare da una voce alterata:
-Bene, bene… Buongiorno ragazze, non dovreste essere a scuola a quest’ora?-
Nel sentire la voce di Pisistrato mi sentii accapponare la pelle e guardai disperatamente Edera. Ci girammo assieme e con un sorrisetto educato rispondemmo in coro:
-Dobbiamo andare dal dottore!-
Pisistrato ci guardò in cagnesco e continuò:
-Tutte e due?-
-Eh, già… andiamo dallo stesso dottore… Abbiamo la giustificazione!-
Pur se dubbioso, sembrò accettare quella risposta. Ci guardò un momento per capire se lo stavamo prendendo in giro, poi vedendoci serie e compite, si spostò per farci passare.
-Bene, andate pure. Ci vediamo domani.-
Fortunatamente non gli venne mai in mente di controllare quella giustificazione.
Arrivate a Barcola, una bellissima passeggiata lungomare che da Trieste portava verso fuori città, io e Socio andammo prima sulle altalene, poi sullo scivolo e quindi a prenderci un bel gelato che gustammo sedute sugli scogli.
Finito il gelato, Edera volle avvicinarsi al mare per saggiarne la temperatura e magari tirare qualche sasso però, durante la discesa, mise un piede sul muschio e scivolò in acqua con un tonfo. Si bagnò le scarpe, i pantaloni, mani e capelli, ma quando uscì tutta grondante, il viso non esprimeva chissà che preoccupazione.
-Devo solo pensare cosa raccontare a mia mamma!-
-Speriamo che ti riesca ad asciugare prima di tornare…- le dissi in tono rassicurante anche se, a novembre, era un po’ difficile.
-Socio, ti si è formato uno strato di alghe sui pantaloni!- le dissi preoccupata dopo circa un’oretta, guardandola attentamente. -Ah sì?- il muschio misto alla salsedine, asciugandosi aveva formato uno strato bianco-verdognolo, impossibile da non vedere.
-Beh, appena arrivo a casa, mi fiondo in camera e faccio sparire i pantaloni…-
-Speriamo…-
All’ora in cui la scuola sarebbe terminata se ci fossimo andate, accompagnai Socio a casa e quindi mi diressi a mia volta verso casa, dove mi aspettava un piatto di pastasciutta bello invitante.
Quello che accadde dal mio Socio lo vissi in diretta al telefono, perché mentre complottavamo su cosa scrivere nella
giustificazione sentii sua mamma chiederle:
-Edera, cosa hai fatto ai pantaloni? Queste macchie non vogliono andar via… Ma cos’è?-
-Sono alghe, mamma!-
-Ah, va bene, allora le metto in lavatrice…-
La cosa finì lì, ma mentire era diventato difficile.

Fedra

 

 

 

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