Sul suicidio

Poe2 “Andai a letto e piansi per un’intera, lunga notte di disperazione; poi, all’alba mi alzai e cercai di calmarmi facendo una passeggiata al freddo pungente dell’aria mattuttina; era tutto inutile, il demone continuava a tormentarmi […] sento di non poter vivere […] Fino a quando riuscirà a dominare questa terribile agitazione che, se continua di questo passo, distruggerà la mia vita o mi farà perdere del tutto la ragione?
Edgar Allan Poe, in una lettera a Annie L. Richmond, 16 novembre 1848,  dopo aver tentato il suicidio (in The Letters of Edgar Allan Poe, a cura di J. Wand Ostom)

Questa serie di post sul suicidio, sono ancora ingarbugliati ma il mio intento è di comprendere meglio un taglio alla vita così drastico; a questa vita che comunque è sempre troppo breve e passa fin troppo velocemente, nel bene e nel male.

Una qualche patologia psichiatrica la si ritrova frequentemente nel suicidio. Disturbi dell’umore, depressione, sindromi maniaco depressive, schizofrenia, personalità antisociale e borderline, dipendenze (da alcol , droghe o alcuni farmaci), aumentano le probabilità di uccidersi. In realtà si può essere depressi, antisociali, borderline e quanto altro ma voler imparare a sopportare ed affrontare il dolore delle varie situazioni; anche perché i quadri clinici per il suicidio corrispondono a livello di comportamenti e inquadramento diagnostico a ciò che si ritrova nei reati d’impeto.

da Mon oncle d’Amerique, Alain Resnais, 1980
da Mon oncle d’Amerique, Alain Resnais, 1980

Poi ci sono le malattie, con le condizioni sfiguranti legate alla perdita di dignità e indipendenza che portano facilmente alla depressione, che è presente nella maggior parte degli individui suicidi.
Il suicidio è in una elevata percentuale dei casi una soluzione di chi non riesce a fare fronte alle difficoltà e ai dolori della vita ma non sempre è meditato e soppesato, a volte è il risultato di una improvvisa frattura con la realtà, data da un cambiamento del mondo circostante e del suo significato e tutto ciò provoca un’intensa angoscia (il suicidio anomico di Durkheim).

Un gesto come questo è preparato nel silenzio del cuore
Albert Camus

Sono le reazioni di fuga o lotta fra cui possiamo scegliere.
C’è un film, un po’ vecchiotto, ma davvero divertente (vabbé secondo il mio sense of humor), dove lo scienziato biologo Henri Laborit descrive ciò: Mon oncle d’Amérique.  (link al film su you tube)

L’idea del suicidio, come fuga estrema, nel caso le cose della vita vadano male, può essere addirittura rassicurante. Sapere che l’interruttore della propria vita è comunque nelle proprie mani può, per alcuni, essere una garanzia, “vado avanti, nonostante tutto, ma solo finché lo decido io”; come gli ebrei che, ai tempi delle deportazioni  si portavano con sé la fialetta di cianuro da usare prima di farsi portare nel lager (qui il post suicidi fra gli ebrei durante le deportazioni naziste).
Sapere di essere in grado di decidere di morire (per es. piuttosto che essere rinchiusi in un lager, come segno di estrema rivolta e di non volersi piegare) o di non morire (per es. sebbene medici consiglino e famigliari inorridiscano al pensiero di vederci malati di qualcosa che ritengano ci privi della dignità, ma che personalmente si vuole affrontare) può ridurre il panico davanti alla prospettiva che altri decidano della nostra vita.
Con estrema irriverenza dico che è come scendere in campo per affrontare un’orda di zombie, con coraggio o paura, ma è meglio farlo sapendo che, abbiamo sempre un ultimo proiettile da usare, nel caso, su di noi.  

Gli epifenomeni che accompagnano il suicidio sono innumerevoli.
Si può usare il suicidio come mezzo estremo e senza ritorno per essere percepiti e riconosciuti, finalmente, almeno da morti, nella propria condizione di sofferenti; e capitano così spesso questo tipo di suicidi che sono catalogati con un nome: cry for helping.
Ci può essere il suicidio dimostrativo, dove c’è la fantasia di essere salvato; un vero disturbo della rappresentazione della realtà, dove ci si immagina l’eroe che arriva a salvare e allora in qualche modo lo si aiuta, per esempio ingerendo molte pillole di farmaci ma non in quantità così elevate da risultare mortali.
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C’è il suicidio istigato da voci e da allucinazioni ingiuntive degli schizofrenici, ci sono gli omicidi/suicidi.
In tempi più recenti ci sono uomini, con tendenza suicide spesso latenti, che ricercano, con il loro comportamento sessuale, il rischio d’infettarsi con il virus dell’HIV. C’è un numero sbalorditivo di persone, soprattutto negli United States, che deliberatamente provocano gli agenti di polizia armati a risposte letali, facendosi uccidere, è il suicide by cop, suicidio con poliziotto.
C’è persino il suicida seriale, dove pieno di velleità suicidaria, tenta e ritenta molte volte ma, affinché il suicidio non riesca si pratica il taglio superficiale delle vene o assume veleni per qualità o quantità non mortali, pratica guida pericolosa e altro ancora; questi comportamenti autolesivi si configurano nella suicidosi, la condotta suicida cronica.

Di tutto e di più, studiato attentamente nella suicidologia, lo studio scientifico del suicidio, iniziata ufficialmente nel 1957, con il primo articolo a riguardo di Shneidman e Farberow. E questo potrebbe essere un argomento per futuri post.

 

qui l’indice di altri post con argomento suicidio e bibliografia usata

grazie della lettura Bloody Ivy

 

 

 

20 Commenti

  1. …E il suicidio indotto? Cioè tutta quella serie di comportamenti subiti dall’esterno per costringere qualcuno al suicidio, che di tanto in tanto sono anche apparsi nei film o alla cronaca (vedi suicidi di massa come sette e affini) come si può catalogare?

    • gli omicidi seriali vengono catalogati da statistiche internazionali e si differenziano fra quelli successi in cina, in giappone, nei paesi arabi e musulmani, in sudafrica ecc ecc ogni stato la vede ed interpreta diversamente… i mass murderer per istigazione al suicidio che intendi tu, in italia non esistono. Gente diversa da quella delle sette americane? no diverso è il diritto italiano. Le bestie di satana non solo hanno causato direttamente morti, ma anche lasciato una scia di ragazzi suicidi di cui i media ben poco hanno parlato. Perché? Perché se sono la causa, facendo leva sulla paura o sul carisma che indubbiamente esercitavano wsugli altri ragazzi, del loro suicidio. Perché plagiati e indotti all’atto, a nessuno importa. Non esiste il reato di plagio in Italia, non più e da anni.
      Ma comunque, era solo un post, di volta in volta cerco di trattare argomenti diversi ma attinenti. Vado a scrivermi sull’agenda di ricordarmi di fare un post a proposito di quanto dici.

      • Figurati, anzi mi spiace che ti sia sembrata una critica, era pura curiosità. Fa’ conto lo stessi domandando ad un relatore – se posso permettermi – durante una sessione in qualche congresso. Interessante la mancanza di leggi sul plagio.

        • guarda che, se me la fossi presa, l’avresti capito, perché te lo avrei detto chiaramente!
          Avverto sempre e tutti che un post è solo un post, ma in questo caso sto facendo tutta una serie di post e mi va bene segnarmi sull’agenda di ricordarmi di fare dei post in proposito, è tutto a vantaggio mio, anzi della mia ricerca che risulterà più completa.
          Una volta esisteva il plagio però per anni e anni, in nessuno dei tanti processi, si è mai riusciti ad incriminare qualcuno (il problema è che il plagiato è solo plagiato ma non è scemo e se sei in grado di intendere e di volere per la legge, ti devi prendere la responsabilità delle tue azioni) e alla fine, vista l’inutilità del reato, è stato tolto. Per me è un grave sbaglio ma a dirlo e a pensarlo non cambio le cose

          • Interessante punto di vista! Allora però potrebbero togliere il raggiuro, la truffa, perfino l’omicidio se commesso in modo leale! Lo so lo so, estremizzo.

            • più che altro potrebbero puntare sulle violenze morali e psicologiche che esistono ma non si vedono; chi le subisce, soprattutto in ambito della famiglia, in genere nel contempo subisce anche violenze economiche e, come prova potrebbe valere solo una lunga cura dallo psicoterapeuta, dallo psicologo che le vittime non possono permettersi. E anche se fosse, la prova sarebbero soltanto le ricevute e non certo la testimonianza dello psi che nella sua professione è tenuto al segreto. difficilissime da provare le violenze morali e psicologiche soprattutto se dall’altra parte c’è un avvocato privato e più pagato (e quindi ha avuto più tempo per prepararsi) di quello della vittima.

  2. Penso sia impossibile spiegare il perché di un simile gesto. Sarebbe come volere mettere nero su bianco le mille pieghe dell’anima. Ho conosciuto, sfortunatamente, un paio di suicida. Così diversi tra loro, così lontani a livello di tempo, nel primo ero bambina, l’altro è molto più recente. L’unica cosa che penso accomuni tutti coloro che arrivano a questo gesto estremo, sia la sensazione di essere stati lasciati soli ad affrontare quello che, per loro, in quel momento è qualcosa di insormontabile. Una solitudine che fa sentire inutili. Forse bisognerebbe essere un po’ più empatici e un po’ più coraggiosi, per poter offrire, semplicemente, il nostro ascolto. Buona serata.

    • anche io ne ho conosciuti due, e del primo, sicuramente è stata la depressione anche se non so dovuta a cosa, perchè tutto gli andava bene e aveva una fidanzata meravigliosa… l’altro beh, è stato un caso di omicidio/suicidio e mi sto chiedendo se può esistere il famoso raptus, il delitto d’impeto, ma non sono ancora giunta ad una risposta
      Anche se i tipi di suicidio sono catalogabili, le storie sono tutte personali e dolorose. buona serata a te

  3. Innanzitutto complimenti per il post, bello e coraggioso (visto l’argomento).
    La cosa che a primo acchito mi lascia perplesso è il numero di artisti, scrittori, musicisti, che si sono suicidati e quanti ancora tra loro hanno tentato questa pratica (tu stessa parli di Poe).
    Credo che questo sia causato dall’alta aspettativa di successo che gli artisti hanno nella loro vita. Momenti di poca ispirazione o, talvolta, anche la realizzazione di un’opera di particolare valore e la conseguente paura di non riuscire a ripetersi, possono provocare depressioni o scoraggiamenti tali da non riuscire a superarli.

    Questo lo dico perché il suicidio è spesso accompagnato dal giudizio. Giudizio di debolezza, ma come hai ben evidenziato tu, è pur sempre una estrema possibilità, che molti mettono in atto prima che qualcun altro possa togliergli la vita. Credo che il caso di un artista, che si impersonifica con la propria opera, sia proprio questo il senso.
    Frasi fuori prima che la propria arte sia fatta fuori.
    Ricordare con forza agli altri la propria “presenza”, prima che gli altri si dimentichino di lui.

    Grazie
    Guido

    • grazie! questi commenti sono vere gratificazioni 🙂
      Guarda, in letteratura, il periodo che apprezzo di più è il romanticismo e, specialmente quello tedesco, e quindi non ti posso contraddire perché lì è pieno di suicidi riusciti o tentati. Se eri un vero artista dovevi almeno averlo tentato, il suicidio. Il portavoce del rom tedeco poi, Novalis, dopo la morte dell’amata, inizia a spiegare un concetto che prende il nome di “suicidio filosofico” che può essere preso come metafora ma anche come suggerimento all’atto vero e proprio come purtroppo molti interpretarono. Lui stesso era un suicida potenziale ma, malato di tisi si spense “naturalmente” all’età di 29 anni. Quindi, sicuramente gli artisti hanno per “professione” una diversa e maggiore sensibilità, tanto che spesso arte e vita coincidono, ma in quel periodo, suicidarsi seguendo l’esempio dell’artista che si ammirava, sembrava quasi diventato di moda.
      Insomma, il suicidio, e me ne sto accorgendo man mano che scrivo post sull’argomento, è un tema davvero… misterioso!
      grazie delcommento ciao

  4. Great topic. I loved the read and appreciate the different types of concepts verging into discussion here. I think there are more suicides than given credit for. For example, what about when soldiers enter battle that are more than likely a losing, fatal fight. Although one can contend that being killed trumps terminology here, it would be the same as if someone who doesn’t want to die speeds a car up to 120 knowing he might be killed if he loses control. The variety of suicidal implications are many. One can even argue, would it be suicide if one is already dying an knows he or she is going to die? It is a fascinating topic. I’ve dealt with suicidal depression before, a clinical double depression that is the worst to carry and the hardest to treat but made it through and without ever a rebound. Anyhow, wanted to put my two cents into the topic and tell you I;ve enjoyed the post.

    • Thank you for the appreciation. I think everyone has the temptation of suicide inside of him, in different levels. It’s a wrestling with an invisible enemy. but
      “If you know the enemy and know yourself, you need not fear the result of a hundred battles” Sun Tzu, The Art of War
      Thanks again for visiting my blog

  5. Il suicidio è un fatto serio e averci a che fare, in un modo o nell’altro, richiede delle grandi doti. Sia per l’aspirante morituro che per coloro che dovranno affrontarne il seguito; tanto che l’azione si concluda con un piano realizzato, quanto con un gesto incompiuto.

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