Suicidio in Adolescenza

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24 Risposte

  1. raffaelespera ha detto:

    L’analisi del suicidio è facile ma essere nella mente di chi arriva a sacrificare il dono più bello che è mplto difficile … la spinta emotiva è notevole e la ricerca della pace interiore è la scelta finale, con tutti i lati negativi che comporta ed espone.

    • bloodyivy ha detto:

      Edwin Shneidman ci ha impegnato tutta la vita per riuscire a capire come fare e soprattutto come aiutare. I più grandi sviluppi per la prevenzione dei suicidi li abbiamo grazie a lui. Prima di Shenidman il suicidio era preso in considerazione come disturbo psichiatrico, “si è suicidato? aveva un disturbo psi”; lui ha spostato lo studio della malattia da fuori a dentro l’individuo cercando di andare a toccare i punti della sofferenza con domande chiave. Suicidologo esperto sì, ma per aiutare i vivi.
      Ho usato come immagine la copertina di un suo libro proprio per suggerirne la lettura.
      (ps: in realtà suggerisco anche il romanzo “le vergini suicide” che ho messo come prima immagine o il film tratto dal libro, “il giardino delle vergini suicide” diretto da Sofia Coppola, molto bello, triste e davvero particolare)
      ciao 🙂

      • raffaelespera ha detto:

        Grazie per le deludicizioni, io non discuto il lavoro di Shenidman ma dico solo che la verità, il motivo e come ci è arrivato a quel gesto lo sa chi non c’è più, perchè il suicida se non more ci riprova ancora … purtroppo. L’adolescenza odierna è a rischio!

        • bloodyivy ha detto:

          Sì, beh… hai ragione, non si è mai in grado di comprendere (entrare nella testa) completamente un’altra persona. Difendevo Shneidman perché nel campo della suicidologia i suoi studi sono stati di grande aiuto.
          L’adolescenza è a rischio e, appunto perché sono ancora adolescenti che dipendono da altre persone già adulte, per il loro sostentamento, formazione, educazione… ci sono delle responsabilità.

  2. lorenzaravaglia ha detto:

    È molto interessante questo post, ho un figlio preadolescente e credo che sia molto importante riconoscere i sintomi della depressione e aumentare le difese individuali in particolare la capacità di fidarsi e di gestire la frustrazione. Anche non denunciare alla finanza il proprio figlio penso che comunque aiuti

    • bloodyivy ha detto:

      essere genitori è un ruolo di un importanza incalcolabile, lo sono anche io e, è un impegno che richiede tanto amore ma… di quello vero, quello serio, non quello “ti accontento con quello che vuoi così poi sei felice”. E’ un indagare sul proprio figlio ma non andando a controllare cosa ha nelle tasche o nei cassetti ma cosa ha nell’anima, come è il suo carattere che si sta formando e trasformando negli anni, quali sentimenti (non cose) lo farebbero felice e… un convincerlo che si può fidare, che si potrà sempre fidare di noi.
      Ecco, ho evitato di dirlo nel post ma nei commenti non riesco a trattenermi. Quella signora che si crede così buona, così santa, così buona, così umile, così martire, tanto da denunciare il figlio pur di farlo smettere… ha fatto ben più danni della finanza o della droga. 🙁

      • lorenzaravaglia ha detto:

        Infatti ho apprezzato molto che non hai sparato ad alzo zero perché la vicenda è così tragica che deve spingerci a riflessioni ben più profonde del semplice sterile giudizio o dell’indignazione.

        • bloodyivy ha detto:

          sono tanti i genitori il cui figlio si è suicidato, ognuno con la sua storia, con i rimorsi. Sono pesi tremendi. E nessuno sa cosa ci capiterà e come noi reagiremo, se bene o sbagliando. Inutile predicare bene ora se poi nel futuro saremo noi a razzolare male. Solo dispiacere per il ragazzo, dal profondo

  3. gianni ha detto:

    …Nota didascalica… credo che avesse tipo 16 grammi di erba o giù di lì… E che avesse paura di finire “dentro”, come ce l’avrei io e ce l’aveva Hitchcock (anche senza fumare).
    Non per un/il reato, paura in generale: di non potersi discolpare in alcun modo. Senza stare ad analizzare da cosa, è un dato di fatto che si è buttato come ci si butta quando la casa è in fiamme e non c’è altro da fare.

    • bloodyivy ha detto:

      non credo che sia stata la paura di finire dentro… a 16 anni lo sai che per 10 grammi non ti sbattono dentro e gettano via le chiavi 😉
      è più probabile sia stata la rabbia, il sentirsi incastrato, tradito. Il voler farla finita con la vita orrenda che aveva a casa nonché il punire la madre.
      La motivazione di molti suicidi è perché si vuole punire qualcuno che soffrirebbe per la nostra morte (i biglietti di addio servono più che altro per incolpare o riempire di sensi di colpa). “Tu mi hai costretto a farlo!”.
      Prima di mandargli la finanza probabilmente la madre lo avrà minacciato “se non smetti guarda che ti denuncio!”. Ma ci sono dei toni che vengono interpretati come un “lo faccio perché ti voglio bene” e altri toni che sembrano un “e così vediamo chi comanda qua”. E allora o ti ribelli (anche con l’atto estremo) o ti pieghi. “Scusa mamma, non mi drogherò più, hai ragione tu” (anche se non lo sai perché lo faccio, quale è il mio dolore, perché probabilmente non mi ritieni degno o abbastanza importante per meritare la tua attenzione)
      La finanza è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso che però si stava già riempiendo da chissà quanto tempo.
      Non la so o non me la ricordo più la storia di Hitchcock, andrò in cerca.

      • gianni ha detto:

        Interessante e ti risponderei anche perché il discorso meriterebbe però … è anche giusto lasciare perdere questo caso. E’ uno dei tanti dove una famiglia manda il figlio all’ospedale psichiatrico invece di parlargli, lo denuncia ecc ecc… Si, il suicidio come denuncia è forse proprio questo caso e boh, rileggendo il tuo incipit in fondo è bene parlare in generale. Mi fa comunque grande tristezza. Il caso, non l’articolo, quello è ottimo.

  4. Sara ha detto:

    Bel post, ben strutturato e interessante, complimenti davvero per come tratti un tema così difficile e delicato.

  5. il barman del club ha detto:

    Questo è un tema che suscita inevitabilmente un dibattito sociologico importante. Purtroppo i media sintetizzano sempre male un fatto liquidandolo con i soliti cliché, e provocano di reazione le più disparate opinioni, ampliate poi da trasmissioni assurde che continuano a gestire male l’accaduto. L’adolescenza è senz’altro un periodo particolare, e gli equilibri emotivi di tanti giovani sono a volte difficili da capire, nonostante l’enorme possibilità di discussione che ci offre il quotidiano di oggi. Alla fine è sempre la personalità debole o forte che prende il sopravvento sull’emotività, ma sono sempre i genitori che devono capire le dimensioni del proprio figlio. Dici bene quando affermi che il ruolo di padre e di madre è di un’importanza incalcolabile, perché in questa modernità che ci circonda, spesso, l’individualità, la superficialità e l’egoismo, stanno prendendo il sopravvento: ed è su questo punto che si dovrebbe intervenire, perché sostanzialmente siamo tutti colpevoli, tutti partecipi a uno slittamento della società che sta perdendo i suoi valori primari. E’ vero che si parla sempre del male, mentre d’altro canto cui sono milioni di giovani attivissimi sia nello studio che sul piano sociale, e tendiamo a generalizzare troppo e sempre, però in casi come questi, una vita ha sempre un valore universale e ci dobbiamo porre tutti delle domande per evitare una degenerazione ulteriore. Siamo troppo dispersi tra di noi, e se anche lo percepiamo continuamente, non ci attiviamo per un’inversione di rotta, anzi…

    • bloodyivy ha detto:

      i media usano simili notizie per far audience e così fanno danni 🙁
      concordo sul “siamo tutti colpevoli”, e che ci siano ragazzi attivi nel volontariato e nel sociale, convinti e motivati.
      Ma i più, e non intendo giovani ma adulti, hanno dei valori di cui sono convinti e non li schiodi da lì, che… Beh, in Harry Potter c’erano degli spiriti neri, i dementors, se si avvicinavano iniziavano a risucchiare via dalla persona la felicità, lasciandola vuota, depressa, senza speranza, disperata… e devo dire che ad ascoltare molte persone che si incontrano nel quotidiano, sembra di subire un attacco dai dementors per come possono farti sentire.

  6. No, ma non puoi capire! Io ho appena finito di leggere un libro che parla di tè, ma anche del suicidio rituale giapponese… Assurdo che casualità!

  7. L'Irriverente ha detto:

    Alla fine molta parte del problema si collega alla natura umana e a certe situazioni che non la assecondano: l’uomo è un animale sociale; se non sente un ambiente adatto a questa naturale inclinazione, dire che si lasci prendere dallo sconforto è finanche riduttivo. Alcuni studi hanno dimostrato che un essere umano, piuttosto che l’abbandono, preferirebbe la violenza, perché almeno è una forma di contatto, per quanto distorta.
    Per dire una cosa più leggera: laurea ottenuta! Svevo colpisce ancora…

  8. Ho letto e preso appunti e ti ringrazio infinitamente per il tuo articolo. Vengo da una storia familiare dolorosa e avendo avuto l’unico fratello suidica a 24 anni e avendo ora dei figli adolescenti non sai che responsabilità genitoriale mi sento addosso. Gli errori continuiamo a farli ma essere consapevoli da speranza per il cambiamento delle coscenze collettive ed individuali. Io sono per parlarne con responsabilità e per sostenere le alternative a scelte così drammatiche e difinitive. Andrò alla ricerca di Edwin SHNEIDMAN che non conoscevo. Grazie ancora. Liliana

    • bloodyivy ha detto:

      guarda, il mio nuovo post è semplicemente un indice i miei articoli sul suicidio e i libri usati.
      Un autore molto bravo e forse più discorsivo come lettura è Kay Redfield Jamison, con “rapida scende la notte”.
      ti aggiungo la sua voce widipedia con tanto di elenco sei suoi libri https://it.wikipedia.org/wiki/Kay_Redfield_Jamison
      Sono storie dolorosissime, che portano dietro tanti “e se… (avessi detto, fatto, sorriso, capito…)” senza risposta. Marchiano, ma rendono anche più sensibili, anzi più sensitivi, capaci di captare di più. Parlarne, rapporti empatici, dare appoggio, amore, cose semplici ma importantissime, che dovremmo fare tutti.
      grazie a te

  9. Bariom ha detto:

    Molto interessante l’articolo che riporta alcuni dati che non mi erano del tutto ignoti.

    Leggo: “Il suicidio, compreso il suicidio in adolescenza, non può essere compreso alla luce del solo evento scatenante, ma è il risultato di un insieme di fattori biologici, psicologici, sociali, culturali, ambientali…”

    Manca però del tutto una “sfera” che viene ampiamente sottostimata (o appunto neppure nominata), come se non esistesse eppure da sempre esiste nell’Uomo e che possiamo definire come la sfera *spirituale* dell’Essere.

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)

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