Spritz Aperol, ricette e… attenzione alle frodi

Spritz - Caffè Tommaseo
Spritz - Caffè Tommaseo
Spritz – Caffè Tommaseo

Ci sono frodi che toccano la salute del consumatore (frodi sanitarie) e quelle che lo danneggiano nel portafoglio (frodi commerciali). Se ne occupano ispettorati, NAS, associazioni di consumatori, Guardia di Finanza. Anche noi, soggetti tutelati, potremmo contribuire, con l’introdurre nelle nostre abitudini piccole accortezze ma utili a rivendicare i diritti dei consumatori; anche perché le frodi sono eventi dolosi a nostro danno. Un esempio di possibile frode vicina a noi? Lo Spritz.

Spritz, dal tedesco spritzen, spruzzare, era il vino bianco frizzante più acqua che bevevano i soldati austriaci, dal momento che quello dei territori occupati era di gradazione troppo forte. I nativi, però, a loro volta, presero ad allungarlo con del liquore. Nei locali di Trieste è tuttora presente questo Spritz austro-ungarico, tanto che ad ordinare genericamente uno Spritz ci si sente richiedere «spritz bianco o Spritz Aperol?». Lo Spritz Aperol ha preso piede in seguito alle campagne pubblicitarie, appunto della Aperol, che dal 2007 si propone come ingrediente allo Spritz riuscendo a farlo diventare un must della movida padovana, patria dell’Aperol, come l’aperitivo più tipico del Nord-Est e come uno dei più conosciuti in tutta Italia. Lo si serve con stuzzichini e quindi è chiesto per gli spuntini dai più golosi a metà mattina così come metà pomeriggio, ma anche da chi, volendo mantenere il suo peso forma, lo sostituisce ad un pasto. Proprio su questo famoso aperitivo molto frequentemente si registrano frodi. Non esiste una ricetta obbligatoria. Sebbene i tre ingredienti fissi siano Aperol, vino bianco e acqua, le quantità sono ad libitum del barman (1/3 vino, 1/3 Aperol, 1/3 acqua, come 40% vino, 30% Aperol, 30% acqua o altro), così come lo è la scelta del vino bianco.

La frode scatta a preparalo con surrogati più economici perfino del 50%. I clienti, così, sono convinti di bere e di pagare l’Aperol di marca. In realtà nulla vieta che lo Spritz sia miscelato con altri liquori a propria scelta, purché diano il caratteristico colore rossastro che contraddistingue l’aperitivo. Però, se sul listino del locale, la dicitura è Spritz Aperol, non è solo una “furbastrata” utilizzare un succedaneo, ma vera frode in commercio. Per logica, poi, chi, volendo risparmiare, usa sottomarche del liquore, anche per il vino opterà verso uno economico piuttosto che di qualità. Il menù, che è l’elemento che più rappresenta il tipo e la qualità del locale, quasi mai indica anche la composizione dell’aperitivo. Così il consumatore che vuol esser cauto è quasi costretto a sorbirsi lo Spritz Aperol centellinandolo, cercando di capire ad ogni sorso se il liquore è proprio quello o lo stanno imbrogliando, provando ad intuire la gradazione alcolica (perché se è bassa allora si è abbondato con l’ingrediente analcolico e più economico dei tre: l’acqua) e magari anche il tipo di vino usato. Difficile se non si è veri aficionados dell’aperitivo. Eppure la trasparenza sarebbe un guadagno per lo stesso bar.

Caffè Stella Polare
Caffè Stella Polare

Provare ad ordinarlo (precisando Spritz Aperol)  in tre locali famosi della città non dovrebbe far correre il rischio di bere un surrogato dello Spritz ordinato. Al Caffé Stella Polare (via Dante 14, Trieste), locale storico del 1865, lo servono con una ciotolina di patatine e una di olive abbondanti. Chiesto all’affabile cameriere quale fosse il vino utilizzato e quali le dosi, risponde: «40% di Tocai, 40% di Aperol e 20% di acqua». In realtà dal 2007 è vietato l’uso del termine Tocai perché troppo simile a quello doc ungherese Tokaj (anche se diversi come vini per colore, profumo e metodi di produzione), ma era una risposta informale e, lo avesse chiamato come ora si richiede Friulano (nome ora dato al vitigno), visto la marea di vini bianchi friulani (della zona Friuli), non mi ci sarei raccapezzata.

Il Caffè Tommaseo (Riva III novembre 5, Trieste), aperto dal 1830, è il più antico di Trieste. Italo Svevo ci passava giornate intere a scrivere, leggere o chiacchierare con il suo amico James Joyce e non gli si può dare torto perché è il fascino del locale il migliore richiamo, sebbene anche lo Spritz possa fare da convincente incentivo a tornare. Questo Spritz è diverso dal precedente. Si riconosce un Prosecco. Arrivano patatine, olive, noccioline, tortillas con la salsina piccante.

All’Urbanis (piazza della Borsa 15, Trieste), aperto nel 1832 come pasticceria, più recentemente come bar, lo Spritz ha un altro sapore ancora, forse più dolce. Su ogni tavolo c’è il menù delle cose ordinabili, ma oltre ai prezzi non ci sono altre spiegazioni (locale carino ma questa è una pecca!). Gli stuzzichini che arrivano ordinando un aperitivo sono una ciotola maxi di patatine e 4 vaschette di pane fritto, molto oleoso, salsina messicana, noccioline e sottaceti misti.

Riassumendo, il prezzo medio per uno Spritz Aperol nei locali presi in considerazione è di 5 euro o qualche centesimo in più. Lo servono sempre nel bicchiere grande da vino, con ghiaccio e la fettina d’arancia, ma il gusto cambia ogni volta. Dando per scontato che uno degli ingredienti sia l’Aperol, il sapore diverso dipende dal vino aggiunto che, a meno di non chiederlo al cameriere, resta ignoto al consumatore semplice. L’accortezza di far trovare un menù chiaro sugli ingredienti degli aperitivi, come nel caso dello Spritz Aperol, darebbe un valore aggiunto al bar oltre ad essere una cortesia verso il cliente (che, per esempio, potrebbe apprezzare il Friulano, ma non il Prosecco o viceversa), ora costretto ad ordinarlo un po’ alla cieca o dopo aver interrogato il cameriere che, non essendo barman, magari non sa rispondere. Spesso sono proprio i piccoli particolari a fare la differenza.

Spritz - Urbanis
Spritz – Urbanis

ivy

(sceltedivino.it aveva pubblicato questo mio col titolo “Frodi alimentari, illeciti che coinvolgono tutti noi”)