Software Libero – Richard Stallman – Copyleft

Richard Stallman . software libero
Richard Stallman
Richard Stallman . software libero
Richard Stallman

Quando parliamo di software libero ci riferiamo alla libertà, non al valore monetario. Non pensiamo a ‘free’, gratuito come in ‘free beer’, ma piuttosto che in ‘free speech’, libertà di espressioneRichard Stallmann

Le tecnologie digitali, è indubbio, modificano il modo d’intendere il diritto d’autore o copyright. Le opere protette diventano facilmente riproducibili, a costo zero e difficilmente controllabili. Oltretutto le opere digitali originali sono, per qualità praticamente indistinguibili dalle copie. Ma il falso che è identico all’originale, quanto falso è? Altro punto scabroso è il fatto che le nuove opere sovente non sono realizzate da un singolo autore ma da tutto un team di figure professionali dai ruoli tuttavia ancora troppo confusi per saper calcolare il loro relativo peso rispetto al diritto d’autore. Senza voler inficiare il valore del copyright ci si chiede insomma se in Internet esista una dinamica di commercializzazione dei nuovi prodotti più adeguata. Forse il draconiano controllo sulla riproducibilità dei beni e il riconoscimento della loro proprietà privata non è l’unica via possibile. In Internet i mercati per lo più reagiscono sostituendo il concetto di ‘proprietà’ a quello di ‘accesso’. Si pensa non tanto allo scambio di beni intellettuali e quindi sul passaggio di proprietà, ma sull’accesso temporaneo di cui vengono negoziate le relazioni economiche. Alcuni però si chiedono se le opere di ingegno non siano un bene pubblico. Il passaggio dal controllo della riproduzione delle copie al controllo all’accesso pone la domanda: “Chi può definirsi proprietario dell’esperienza culturale?”. Gli hackers rispondono a ciò proponendo il modello dell’open source. Il software esiste in due formati particolari: un formato “sorgente” e uno “eseguibile”. La parte sorgente è il codice del programma, modificabile da chiunque abbia le competenze per farlo. La parte eseguibile è la traduzione di quel codice in un linguaggio comprensibile solo al computer. Il formato eseguibile non è comprensibile dal programmatore e quindi non è modificabile. Dei programmi viene distribuita solo la parte eseguibile. Su ogni copia del programma la casa produttrice detiene i diritti di copyright e può imporre limitazioni nell’uso. Non capita così per il free software (free software, software libero. Libero non nel senso di gratuito, bensì di proprietario. Per motivi etici. L’utente merita la libertà e il software libero ne è una manifestazione) e per l’open source (codice sorgente dei programmi, aperto e visionabile per motivi pratici. E’ una metodologia di sviluppo. Permettendo a più persone di guardare il codice sorgente e di aiutare a migliorarlo, lo sviluppo del software sarà migliore e più veloce). Nei software non proprietari, infatti, esiste la libertà di migliorare il programma accedendo al codice sorgente e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti. 

Richard Stallman, laurea in Fisica a Harward nel 1974, hacker integerrimo al laboratorio per l’intelligenza artificiale del MIT fino al 1984, ora è presidente della Free Software Foundation e fondatore del sistema operativo GNU (pronuncia con ‘gh’ dura). Il Leit motiv più famoso di Stallman è la domanda: “La pratica di questa società di limitare le informazioni è eticamente sostenibile?”.I proprietari di software difendono e diffondono la convinzione che il software non possa essere condiviso o modificato sennò trattasi di pirateria. Il paradosso che Stallman illustra, dimostrando quanto stretta sia la dipendenza delle aziende tecnologiche dalla ricerca, è il seguente, ossia come il successo delle grandi aziende, e qui sta lo zoccolo duro, sia fattibile solo se la comunità scientifica degli alacri ricercatori resti aperta. Nutrirsi dell’infomazione prodotta da tutti gli altri e negare tutta l’informazione prodotta da sé è ciò che fanno le grandi aziende coprendosi le spalle col copyright. Stallman chiede: può esistere una libera economia di mercato in cui la competizione non sia basata sul controllo delle informazioni ma su altri fattori? Riassunte le idee di Stallman sono queste: copiare o modificare le informazioni diventa un’operazione di una schiacciante facilità, grazie alla raggiunta tecnologia digitale. Qualcuno per questo trema. I proprietari dei programmi software che come principale cespite di ricchezza usano il sistema del diritto d’autore vorrebbero essere i soli a poter copiare e modificare il software che gli utenti usano.

Williams Sam - Codice libero. Richard Stallman e la crociata per il software libero
Williams Sam – Codice libero. Richard Stallman e la crociata per il software libero

Il sistema del diritto d’autore è nato e cresciuto con la stampa, mentre la tecnologia digitale è più flessibile della stampa tipografica. Quando l’informazione è digitale niente ci vuole a salvarla sul proprio computer e a condividerla con altri; questa grande flessibilità male si adatta ad un sistema come quello del copyright. Per portare avanti il suo discorso in modo concreto Stallman ha creato la General Public License (GPL), una licenza open source (altra famosa licenza open source è la Berkeley Software Distribuition, BSD, ideata per accompagnare il software creato nei centri di ricerca della nota università californiana. Però non è una licenza copyleft)Come licenza open source permette di: installare il software su quante macchine si vuole e farlo utilizzare ad una o più persone contemporaneamente; avere accesso al codice sorgente e modificare il software (proteggendo comunque i diritti dell’autore originario) che dovrà essere rilasciato sotto la stessa licenza del software di partenza (questa che pare una limitazione è stata prevista per impedire che i software derivati siano venduti come programmi proprietari; copiare il software e distribuirlo (anche la vendita è permessa) da solo o aggregandolo all’interno di una distribuzione contenente altro software (anche se prima questi veniva distribuito con licenza diversa) o altro materiale (manuali, ecc.) o servizi (contratti di assistenza, ecc.); utilizzare il software in ogni campo (la licenza non può discriminare alcun gruppo o persona o alcun campo di attività). La licenza GPL riflette l’idea della cooperazione: se si concede ad altri la possibilità di modificare il proprio programma e poi di distribuirlo, questi altri sono tenuti a concedere le stesse libertà sulle loro modifiche. 

Stallman ha coniato il termine copyleft (The GNU General Public License is a free, copyleft license for sofware and other kinds of works), per i diritti capovolti della licenza GNU, al posto del copyright. Copyleft, sta per permesso d’autore; invece di essere un metodo per privatizzare il software, consiste nel dare a chiunque il permesso di eseguire il programma, copiarlo, distribuirlo, leggerne il codice sorgente e modificarlo ma senza aggiungere altre restrizioni. Perché un permesso d’autore sia efficace, anche le versioni modificate devono essere libere. E’ il permesso d’autore che impedisce ai datori di lavoro di dire: “Non puoi distribuire quei cambiamenti, perché abbiamo intenzione di usarli per creare la nostra versione proprietaria del programma”. I diritti d’autore restano tali e quali come sono nel copyright, e quindi sono pienamente riconosciuti. Soltanto viene riconosciuto il diritto di modificare il software tramite il codice sorgente e di ridistribuire anche a pagamento il software modificato. E nel copyleft la copia è permessa. La filosofia del software libero rigetta un sistema economico esistente, sì, ma non è contraria al commercio. Il fatto che un prodotto dell’intelletto sia libero non significa che debba essere gratuito. Nella . N Se Richard Stallman è il guru del software libero, il paladino dell’open source è Linus Torvalds.

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ivy

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