Società Corrotta e Corruttibile

white collar colletti bianchi
colletti bianchi - il volto non violento ma corrotto della criminalità

v-per-vendetta-mascheraFaceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comperare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.” (Apocalisse)

“E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione.”

(citazione dal film V per vendetta)

Il termine di sustainable development (sviluppo sostenibile, dauerhafte Entwicklung) fu coniato nel 1983 da una commissione ONU; il concetto che rappresenta è quello di uno sviluppo che soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro.

Nella realtà però viviamo in una società corrotta che cresce nuove generazioni educandole alla corruzione. Quale sviluppo sostenibile, quindi?

C’è una cultura, dove corruzione (e corruttibilità) sono la normale modalità di affermazione sociale e modo di conquistarsi il proprio status desiderato. In questo ambiente, corruzione (e corruttibilità) vengono appresi da subito, per contatto con gli altri individui che la praticano ritenendola ormai una normale condotta lavorativa e definendo questo modo di fare (corrompere o vendersi, a seconda) in modo favorevole. Talmente favorevole che i più corrotti e potenti riescono a rappresentare un valido modello per gli altri. Quindi non solo la corruzione diventa un comportamento sistematico e ovvio per la carriera ma anzi un comportamento approvato da tutto il proprio gruppo sociale.

Persone che ricoprono ruoli rilevanti all’interno del contesto sociale, “fanno così” (corrompono o si vendono) e io che aspiro ai loro ruoli sociali, da loro apprendo a comportarmi.

Il tentare di corrompere e l’essere disposti a vendersi è espressione di un insieme di bisogni e di valori che ormai il sistema (corrotto e venduto) ha circondato di definizioni favorevoli (“essere furbi”, “saper come vanno le cose a questo mondo”), e che, chi ha usato questi mezzi per avere potere, far parte di una classe superiore, diventare un professionista rispettabile (anzi, soltanto rispettato), avvalora.

La corruzione, come risultato di un apprendimento, è un comportamento che aumenta o diminuisce a seconda sia oggetto di rinforzo o di punizione (dr Skinner!), cioè in base alle previsioni delle conseguenze. Se dopo il comportamento di corrompere o vendersi si avranno delle ricompense, (lavorative, di prestigio, economiche o altro) maggiori di quelle che si sarebbero avute dopo azioni leali e corrette, la frequenza dei comportamenti da corrotti e da venduti aumenterà.

Gli stimoli (più prestigio, l’amicizia di quella persona “importante” che può servire avere dalla propria parte, più conti in banca, la sensazione che dà il potere etc etc) diventano utilizzabili come forma di controllo del comportamento (come la carota con l’asino). Inutile dire che chi nella società meglio conosce gli stimoli, più controllo sugli individui avrà (le teorie sul controllo sociale sono tanto cupe quanto illuminanti, perdonate l’ossimoro).

Insomma alla corruzione si arriva con un processo di imitazione secondo cui un individuo impara a comportarsi in un determinato modo osservando gli altri corrotti (o venduti) che ammira per ciò che sono riusciti ad ottenere (slealmente).

Anche gli insegnamenti ideologici fatti passare attraverso i mass media si apprendono, e una volta appresi possono suggerire agli individui cosa aspettarsi da certi comportamenti, possono essere considerati come delle credenze generali, applicabili alla propria vita.

Quando una cultura approva un comportamento corrotto e ne mette in risalto l’eventuale vantaggiosa ricompensa, giustifica questo comportamento e lo rinforza.

Quale sviluppo sostenibile aspettarsi da queste premesse? Soprattutto, come cambiare questo stato di cose?

 

ivy

6 Commenti

  1. Che poi, se ci rendessimo conto che siamo meno di polvere rispetto alla grandezza dell’universo, e che di esso rappresentiamo una infinitesimale piccola parte, la cui durata corrisponde si e no ad un battito d’ali, forse parole come affermazione sociale, denaro, banche, successo, non avrebbero senso e modo di esistere.
    Siamo tanto piccoli quanto dannosi, fastidiosi e autolesionisti, accecati dalla brama di avere e non di essere, superficiali e ottusi ci annulleremo nel tempo di uno sfregamento di mani.
    Sonia

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