Pekka Himanen e l’Etica Hacker

Pekka Himanen
Pekka Himanen - L'etica hacker e lo spirito dell'informazione
Pekka Himanen
Pekka Himanen

L’Etica Hacker e la Filosofia delle Rivoluzioni Tecnologiche

Il summum bonum di questa etica, è guadagnare denaro, sempre più denaro”

Max WeberL’etica protestante e lo spirito del capitalismo

Pekka Himanen è un filosofo finlandese, che però insegna in California, all’Università di Berkeley. Filosofia delle rivoluzioni tecnologiche! Nel suo libro “L’etica hacker e lo spirito dell’era dell’informazione”, introduce gli hackers come coloro che programmano con entusiasmo, passione e ritengono che la condivisione delle informazioni sia un bene positivo. La domanda di fondo del libro è: “Che significato ha la loro sfida?”. E la risposta che Himanen propone è che il significato sia principalmente spirituale, o se si vuole addirittura religioso.

Max Weber definì l’etica del denaro come la componente fondamentale dell’etica protestante. Il fare soldi era visto come segno della benedizione divina, per questo si lavorava alacremente e con sacrificio; da ciò l’etica del lavoro protestante. Al giorno d’oggi, il denaro viene accumulato soprattutto tramite il possesso delle informazioni con un modo di produrre ricchezza che mantiene molte delle caratteristiche del passato. Il lavoro cioè viene considerato il fattore più importante nella vita di una persona e deve portare sempre con sé l’idea del sacrificio. Il culto del lavoro. La motivazione unica del lavoro è il salario. L’etica hacker, invece, potrebbe rappresentare una nuova visione del lavoro dove si intrecciano gioco, creatività, divertimento e cooperazione sociale. L’hacker ha un rapporto entusiastico con il proprio lavoro, prova piacere nel farlo. “Alla prima Hacker Conference di San Francisco nel 1984 Burrell Smith, l’hacker che stava dietro il computer Apple della Macintosh, definì il termine nel modo seguente: – Gli hacker possono fare qualsiasi cosa e restare sempre hacker. Per essere un hacker, l’alta tecnologia non è assolutamente necessaria. Penso piuttosto che l’essere hacker abbia a che fare con l’abilità e con la dedizione per ciò che si fa -.” Senza l’affermazione dell’era dell’informazione l’etica hacker non si sarebbe forse manifestata. Nella società industriale, spiega Himanen, c’erano lavori pesanti, svilenti, duri e non amati. Gli individui lavoravano stringendo i denti. Si necessitava, quindi, di un’etica del lavoro che rimuovesse domande imbarazzanti del tipo: “sto usando il mio tempo per qualcosa che ha un reale significato per me e che mi dà una reale opportunità per la mia realizzazione?”. Nell’era dell’informazione, la nuova risorsa per la crescita economica è la creatività. E creativi lo si è quando il lavoro appassiona e diverte come fosse un gioco. L’etica hacker del lavoro propone una sfida sociale. Lo spirito protestante del capitalismo ha fatto ruotare la vita sociale attorno al lavoro per il denaro. La gratificazione del lavoro è il denaro. In realtà c’è un antesignano, un precursore storico dell’etica del lavoro protestante che Max Weber rintraccia nella regola monastica. Nel Sesto secolo, per esempio, i monaci benedettini consideravano il lavoro assegnato come un dovere da non mettere in discussione. Il fine ultimo della regola benedettina non era quello di fare qualcosa, ma di sottomettere l’anima del lavoratore facendogli fare qualsiasi cosa gli venisse detta. Questa visione però, in epoca medievale non influenzò né la chiesa e men che meno la società. Il giro di boa si ebbe con la Riforma protestante, e questo punto di vista prettamente monastico diventò quello proprio dell’etica protestante. Cioè la base della mentalità capitalistica. Prima della Riforma, il lavoro non era tra i più alti ideali della chiesa. San Francesco era il giullare di Dio che mendicava vestito a stracci per le strade. Si insegnava che Dio aveva sì lavorato per sei giorni ma al settimo aveva riposato. Questo era il principale obiettivo umano, “in Paradiso, come di domenica, la gente non avrebbe dovuto lavorare. Il Paradiso era IN, l’ufficio era OUT. Lo scopo della vita era la domenica. Con la Riforma protestante l’atteggiamento nei confronti del lavoro si capovolse, lo scopo della vita, dalla domenica si spostò al venerdì. Persino in Paradiso si credeva non si potesse essere beati senza avere occupazioni da svolgere.

Nel nostro mondo globalizzato, dovremmo pensare al termine etica protestante nello stesso modo in cui consideriamo un’espressione come amore platonico. Quando diciamo che qualcuno ama platonicamente un’altra persona, non intendiamo dire che è un platonico – vale a dire che aderisce alla filosofia di Platone, la metafisica ecc. (…) Allo stesso modo, possiamo parlare dell’etica protestante di qualcuno indipendentemente dalla sua fede o dalla sua cultura”.

L’etica hacker propone un modello di vita più simile alla domenica che al venerdì. Il duro lavoro e la costanza, anziché essere una triste sfacchinata per guadagnare lo stipendio, possono essere accompagnati dalla passione per quello che si fa. Se il denaro è una spinta, anche l’autorealizzazione e il riconoscimento sociale sono forze capaci di motivare le persone. In realtà questa dinamica vale già nel campo della ricerca scientifica, gli scienziati e i ricercatori considerano le loro scoperte “libere” di essere usate, studiate e criticate; gli hacker applicano questo modello di diffusione del sapere al software. Se ci si guadagna bene, ma non è la massimizzazione del profitto che è alla base dell’etica hacker. “Il tempo è denaro”: il messaggio che se ne ricava è che bisogna avere fretta, arrivare prima della concorrenza. “In questo mondo della velocità, un rapido cambiamento nell’ambiente (per esempio un mutamento tecnologico o un’imprevista fluttuazione nel mercato finanziario) può causare problemi perfino a imprese eccellenti, costringendole anche a licenziare persone che hanno svolto magnificamente il loro lavoro”. L’attività legata all’orologio, ha ancora una volta il suo precedente storico nel monastero; secondo la regola di Benedetto, ogni scostamento dagli orari quotidiani doveva essere punito. Il protestantesimo portò l’orologio nella vita quotidiana dando origine al concetto di “orario di lavoro”. In una cultura del genere la maggioranza degli esseri umani si trova condannata alla obbedienza. Si verifica in nome del lavoro la riduzione del valore individuale e della libertà. L’ottimizzazione del tempo è così pressante che persino quando si stacca dal lavoro si deve realizzare il proprio tempo libero nel migliore dei modi pianificando e programmando. Un diverso punto di vista è la libertà di autorganizzazione del tempo che l’era dell’informazione lascia intravedere la possibilità di una nuova forma di lavoro; ma sarà difficile le cose cambino automaticamente. Per gli hacker, continua Pekka Himanen nel suo libro, innovare le forme di lavoro è una questione di rispetto non soltanto nei confronti dei lavoratori ma anche per gli esseri umani in quanto tali. Il modello dominante che la globalizzazione propone è quello di un piccolo gruppo di persone ricchissime a spese del resto del genere umano. La proprietà intellettuale può diventare uno strumento di mantenimento delle disuguaglianze sociali nel pianeta. Invece, sempre secondo Pekka, la diffusione di Linux e le potenzialità di Internet potrebbero essere in grado di produrre mutamenti sociali in cui l’etica hacker della libertà svolgerebbe ruolo da protagonista. Se nell’etica di Max Weber il lavoro veniva comunque considerato più importante del denaro, nella new economy l’equilibrio tra lavoro e denaro sta lentamente pendendo a favore di quest’ultimo. Nell’economia dell’informazione, le aziende realizzano i loro profitti cercando di possedere le informazioni tramite brevetti, marchi di fabbrica, accordi di non divulgazione. Il nuovo tipo di economia, basata sulla impresa open source (Linux è l’esempio) lascia chiunque libero di imparare studiando il codice sorgente di questi programmi e svilupparli e crearne dei nuovi proposti sempre come prodotti aperti. L’hacker non è contrario a fare soldi, ma soltanto a fare soldi chiudendo le informazioni agli altri. In tal senso, viene proposto un nuovo tipo di economia di libero mercato, di cultura alternativa dove al centro brilla la creatività come motivazione principale. E’ paradossale la dipendenza dell’informazione chiusa dall’informazione aperta. “E’ soltanto quando la ricerca scientifica resta aperta che aggiunte marginali e segrete alle informazioni collettive conducono a guadagni individuali sensazionali. Nella nuova network society “ricevere l’informazione prodotta da tutti gli altri e negare tutta l’informazione prodotta da sé implica un dilemma etico che si aggrava con il progredire dell’età dell’informazione, dal momento che una parte sempre più ampia del valore dei prodotti deriva dalla ricerca che ne sta alla base”.

Pekka Himanen
Pekka Himanen – L’etica hacker e lo spirito dell’informazione

Anche se non posso negare che il nostro tempo sia caratterizzato dall’etica protestante e dallo spirito del capitalismo, che la sfida lanciata dalla cultura open source appaia ancora minoritaria, io penso che questa cultura sta crescendo rapidamente: c’è sempre più gente convinta che il denaro non sia la cosa più importante nel lavoro e nella vita, che crede nella possibilità di fare le cose in un modo più aperto, solidale ed etico (…) prima della crisi e delle Twin Towers tutti erano troppo impegnati a fare soldi e a giocare con le nuove tecnologie per interrogarsi sul senso del proprio agire.

E’ Oggi le domande sul valore di ciò che facciamo diventano urgenti. E’ chiaro, per esempio, che non si può combattere il terrorismo rinnegando valori fondamentali della nostra cultura quali la privacy e la libertà di parola: i terroristi non ce li possono togliere, solo noi li possiamo tradire.

Perciò l’etica hacker, che è sempre in prima linea nel difenderli, svolge oggi il ruolo di indurci a riflettere meglio su quanto facciamo.
Per esempio: ci fa capire l’urgenza di condividere le conoscenze tecnologiche e scientifiche: la tutela dei brevetti sul software fa danni i limitati, ma quella dei brevetti sui farmaci può avere un impatto devastante: si è visto in Africa con i farmaci anti AIDS e ora gli americani lo stanno verificando con i farmaci con l’antrace.
Diventa sempre più difficile il punto di vista di chi fa soldi sfruttando conoscenze collettive che appartengono all’intera umanità” 

 Pekka Himanen – Qui il libro su IBS

ivy

mio vecchio pezzo,  ma ancora presente su Hacker Kulture dvara.net

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