Pasqua con la Titola e la Pinza

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12 Risposte

  1. unpodimondo ha detto:

    Bellissimo post! Non ci si immaginerebbe mai quanta storia e cultura c’è dentro ad un dolce…

    • bloodyivy ha detto:

      grazie, nel giornale dove originariamente è stato pubblicato, questa cosa non è stata recepita. Commentacci tipo “ma siete matti?”.
      Trattasi della storia e della ricetta originale della titola. I lamenti riguardavano le tre fasi di lievitazione (fare lievitare per 3 volte significa perderci la giornata) e il numero esagerato di uova negli ingredienti. Se si cerca on line si trovano ricette per fare la titola, decisamente più sbrigative e con meno uova, però la mia è quella del primo libro di ricette triestine stampato in assoluto “Maria Stelvio – Cucina Triestina – Edizione Stabilimento Tipografico Nazionale” del 1927, e di cui io ho l’edizione cartacea del 1942.
      felice tu abbia capito e pure apprezzato 🙂

      • Mamma che buono ha detto:

        Io se devo fare la pinza la farò con questa tua bella ricetta. E grazie!

        • bloodyivy ha detto:

          grazie a te e, spiego meglio. La Pinza è un dolce tipico solo della zona di Trieste esteso fino a Gorizia, Fiume (Rijeka), il Carso, nel territorio dell’Istria, e sorprendentemente a Graz. In zona Veneto, Italia settentrionale fino a Genova ci sono dolci dalla forma e dal gusto abbastanza simile, ma non è la Pinza dolce tipico giuliano. “Maria Stelvio” è il Pellegrino Artusi delle ricette triestine, però su un altro libro autorevole, del 2007 la ricetta è spiegata in modo più fattibile (Mariella Devescovi Damini, Pasticceria triestina, Edizioni Italo Svevo, Trieste, 2007).
          copio qui
          PER IL PRIMO LIEVITO – gr.50 di lievito di birra – 3 tazze scarse di farina – 1 cucchiaino di zucchero – latte tiepido
          PER IL SECONDO LIEVITO – gr. farina – gr. 100 di zucchero – gr. 50 di burro – 2 tuorli – 3 uova intere
          PER IL TERZO LIEVITO – kg 1 di farina – gr. 350 di zucchero vanigliato – gr. 100 di burro – 1 tazza colma di tuorli – 1 tazza colma di uova intere (albumi più tuorli) – 1 dl di marsala o rum – 2 cucchiaini di sale
          INOLTRE – 1 uovo sbattuto per pennellare

          Collocate il lievito in una terrina e frullatelo con un po’ di latte tiepido, aggiungendo viaa via lo zucchero, la farina del primo lievito e del latte tiepido necessrio per ottenere una pastella soffice; copritela con un tovagliolo. Quando si sarà raddoppiata di volume lavoratela con gli altri ingredienti del secondo lievito, che vaanno aggiunti a piccole dosi. Otterrete un panetto che v coperto per la lievitatura e, quando anch’esso si sarà raddoppiato di volume, versate la farina dell’ultimo lievito sulla spianatoia, praticate una fossetta, collocatevi la massa lievitata e aggiungete a piccole dosi gli altri ingredienti, lavorando l’impasto con i pugni. Dovrà risultare soffice ed elastico. Suddividete la massa in 5 o 6 panetti, che dovranno lievitare anch’essi. Quando il loro volume si sarà raddoppiato spennellateli con uovo sbttuto, poi, con le forbici praticate sulla loro sommità tre tagli uiti aa stella al centro, collocateli su una placca unta e passateli nel forno già caldo a 180 gradi per unna cottura di 25 30 min. Le pinze saranno pronte quando un ferro da calza infilato sino al centro di esse ne uscirà asciutto.

          • Mamma che buono ha detto:

            Dagli ingredienti deve essere di un buono pazzesco. Per ottenere dei dolci lievitati davvero gustosi le lievitazioni devono essere molteplici e lunghe. Grazie ancora.

      • unpodimondo ha detto:

        Far lievitare tre volte e “perderci” 7 ore significa amare la propria terra, la propria cultura e soprattutto amare le persone che mangeranno questa titola. Chi si lamenta del tempo perso si domandi come mai non digerisce la pizza, la colomba e altri prodotti da forno… Perchè la fretta è nemica della lievitazione e se non fai una lievitazione corretta poi gli alimenti ti lievitano in pancia con conseguenze non sempre piacevoli…
        Comunque per chi si lamenta rimane sempre la titola del supermercato… E’ sempre la solita questione delle perle e dei porci….

        • bloodyivy ha detto:

          avevano sbagliato a collocarlo fra le semplici ricette. Nell’articolo invece, ci tenevo, come tu hai capito, a raccontarne la storia, la simbologia e la ricetta originale, quella usata da nonne e bisnonne 🙂

  2. vikibaum ha detto:

    trieste che splendida città…una carezza a Uriel….

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