Parla di… Tag

italiaNon so quanti fra i miei followers e colleghi bloggers possano aver vissuto in prima persona l’evento nefasto che ha colpito l’Italia centrale.
La paura provata durante la scossa chiedendoti se i tuoi cari hanno trovato un riparo, il non sapere se faranno in tempo a liberarti dalle macerie, il vedere un tuo caro ancora sotto la casa crollata, il capire che non ce l’ha fatta… Questo merita tantissimo rispetto e basta, no retorica, no frasi fatte, no lacrime di coccodrillo, no usi impropri per avvalorare i propri pregiudizi verso questo o quello.

Ricevo e rispondo al Tag di Andra Geanina Tarnauceanu – in origine era un liebster award che lei ha trasformato anzi ricreato in un Tag che trovo molto particolare e a cui rispondo volentieri.
Ringrazio anche chi mi ha nominato per altri award, davvero tanti, ma rispondo ad uno uno per tutti, a questo di Andra, perché mio malgrado, il tempo che ho a disposizione per il blogging  scarseggia.

Parla…

  • delle 3 canzoni che hanno maggiormente influenzato le tue storie e il perché
  • 3 delle storie che ti hanno maggiormente colpito da piccolo
  • delle 3 immagini che ti hanno aiutato a scrivere ispirandoti o altro

3 canzoni :

1 – Gli uccellini che cinguettano! Non so cosa si cantino l’un con l’altro ma con le finestre aperte mi arrivano i loro gorgheggi strepitosi. Devo ancora inquadrare la loro location; probabilmente alcuni cantano dalle gabbiette delle case di fronte, altri dagli alberi sottostanti e, se il loro canto non influenza quel che scrivo, l’umore me lo migliorano, anzi nobilizzano, se così si può dire.

John Collier - Priestess of Delphi
John Collier – Priestess of Delphi

2- Eye in the Sky, Alan Parson Project. Da sempre è la mia canzone. Non è legata a nessun ricordo particolare ma all’uso “sciamanico” che faccio del testo. Ogni volta che l’ascolto porta con sé qualche novità. Le frasi della canzone, di per sé sibilline, sono come i pezzi di un puzzle che ho a disposizione e utilizzo per creare nuovi disegni.
Mettermi ad ascoltarla è un po’ come ascoltare la Pizia di Delfi che pronuncia la frase mentre io la percepisco con un’interpretazione nuova della stessa.
Concentrata sulla canzone, inconscio ed intuito mi guidano e mostrano di più di quanto il ragionamento freddo e lucido sappia fare. Ok, qui mi si può fraintendere: non faccio uso di sostanze stupefacenti, e l’unica mia dipendenza è la caffeina (ne ho bisogno per non trasformarmi in uno zombie 😉 )
Non è una canzone che influenza quel che scrivo o faccio ma resta una buona fonte d’ispirazione.

 3 – Il silenzio. Perché nel silenzio i pensieri cantano meglio.

3 storie:

Le storie che mi piacevano da piccola si son rivelate una gran fregatura. Insomma, i grandi mica me la raccontavano giusta… per esempio:

pifferaio21 – Il pifferaio magico. La credevo una fiaba del tutto inventata… mi colpiva la durezza degli abitanti del villaggio che volevano assolutamente sterminare tutti i topi (ma non prendendo gatti) e così stringevano un patto con un oscuro personaggio, un incantatore. Credendosi più furbi di lui pensarono di gabbarlo e rifiutano di consegnargli il compenso pattuito a fine derattizzazione. Il mago si vendica incantando i bambini che non sanno resistergli e lo seguono andandosene per sempre da Hameline invece trattasi di fatto storico!
Con tanto di documenti e fonti storiche certe a partire dal 1300, compresa l’iscrizione sulla cosiddetta casa del Pifferaio, datata 1602/1603: “Nell’a
nno 1284, il Giorno di Giovanni e Paolo, il 26 di giugno, da un pifferaio vestito di ogni colore, furono ammaliati 130 bambini nati ad Hamelin e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline”.
Dal fatto è nata la favola dei fratelli Grimm,  ma anche le opere di  Clemens Brentano (Des Knaben Wunderhorn) di Goethe (Die Ballade vom Rattenfängerche, musicata da molti compreso F. Schubert ), di Julius Wolff (Der Rattenfänger von Hameln) di Robert Browning, di Bertolt Brecht, di Marina Ivanova Tsvetaeva, di Hannes Wader, di tantissimi autori ed artisti, compreso Michael Ende. Insomma, evidentemente quel racconto non ha colpito solo me.
Le spiegazioni sull’accaduto invece non sono chiare. C’è la teoria della migrazione verso l’Est Europa, ossia di un soldato assoldato dalle autorità locali arrivato ad Hamelin per convincere la popolazione giovane a colonizzare altre parti dell’Impero, come la Transilvania, la Moravia, la Prussia dell’Est, la Pomerania, ipotesi avvalorata da alcuni cognomi in quelle terre che ricordano la zona di Hamelin e dintorni.

C’è chi collega l’evento ad una delle tre Crociate dei bambini (prima e seconda nel 1212 e terza nel 1251) quando i bambini dell’Europa furono reclutati per le crociate. La prima Crociata raccolse circa 3000 ragazzi che abbandonarono le famiglie per dirigersi cantando in processione verso il Mediterraneo. Giunti a Marsiglia alcuni mercanti si impegnarono a trasportarli gratis verso la TerraSanta ma finirono venduti come schiavi in Tunisia e in Egitto. Diciotto anni dopo  Federico II incontrò settecento di loro, ormai uomini adulti, ad Alessandria.
La seconda crociata partita dalla Germania sempre nel 1212 raccolse circa ottomila bambini guidati dal dodicenne Nicholaus. Si recarono a Roma sperando nella benedizione papale ma vedendosi contrariati da questo ripresero la via di casa attraversando le Alpi in pieno inverno. Molti morirono di fame e freddo lungo la strada.

La terza crociata, detta la crociata dei pastorelli, si mosse nel 1251 dalla Francia: diverse migliaia di ragazzi seguirono un misterioso vecchio Giacobbe maestro d’Ungheria. La loro meta sarebbe dovuta essere Gerusalemme ma, attraversando la Francia si trasformarono in piccoli vandali, devastando e saccheggiando le case degli ebrei, le proprietà dei baroni, del clero e finirono uccisi in scontri armati e impiccati dai cavalieri francesi.
endeA quei tempi i Pifferai erano figure particolari, in mancanza di radio, tv, internet, servivano per attirare l’attenzione suonando per la via. Fare discorsi convincenti per reclutare per colonizzare o per le crociate era il loro lavoro, e quindi erano davvero carismatici e con delle ottime capacità affabulatorie.
Da piccola mi colpiva molto ma pensavo fosse una fiaba e non un triste fattaccio di cronaca nera.

2 – Il brutto anatroccolo Mi colpiva perché non era il più brutto e goffo ma semplicemente non capito da chi lo giudicava con il metro per anatroccoli. Ma la natura ha il suo sopravvento e fra cigni alla fine, si riconoscono. Insomma, si è diversi e non inferiori, ma prima o poi qualcuno lo capirà ed apprezzerà. O almeno, in questa rassicurante convinzione mi cullavo. Poi ho letto A. De Mello e so non è detto che certe storie finiscano bene, anzi. 

“Una volta un tale trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata e l’aquilotto crebbe insieme coi pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche centimetro. Trascorsero gli anni e l’aquila divenne vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo piena di stupore. ‘Chi è quello?’ chiese. ‘E’ l’aquila, il re degli uccelli’ rispose il suo vicino ‘appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli’. E così l’aquila visse e morì come un pollo poiché pensava di essere tale.”
A. De Mello – Messaggio per un’aquila che si crede un pollo

3 – La piccola fiammiferaia – Ma la credevo una solo storia, come quelle dove ci sono gli orchi e le streghe. Invece da grande ho scoperto che di persone egoiste e fredde pronte a fregarsene se muori in strada mentre implori aiuto anzi, considerandoti un problema in meno quando crepi, abbonda il mondo.

3 immagini

Paul Gustave Louis Cristophe Doré per Paradise Lost, John Milton
Paul Gustave Louis Cristophe Doré per Paradise Lost, John Milton

1 – I miei disegni per Anonimo Veneziano – Avevo una madre impicciona che non resisteva a non leggermi i diari e poi a chiedermene conto con arroganza; avevo anche una banda di amici ma erano bambini e ragazzini e per più di un minuto non riuscivano a prestarmi attenzione e in fondo ci si vedeva per giocare; così, mi confidai nel mio diario personale camuffandolo da romanzo. Ci scrivevo cosa mi accadeva, con chi e come mi sentivo ma cambiando i nomi, ambientandolo in una strana Venezia fra il passato fantasy e il futuro post apocalittico. Prima di iniziare a scrivere facevo il disegno dell’argomento di cui avrei trattato, poteva rappresentare anche una persona ma i suoi abiti erano così particolari che non si poteva pensare mi stessi riferendo a qualcuno nel quotidiano. Mi serviva per concentrarmi su quel che avrei scritto. Mia madre, a cui importava solo farsi gli affaracci miei e non leggere miei racconti, non sospettò mai. 🙂

Fallen Angels by Francois Edouard Cibot 1833
Fallen Angels by Francois Edouard Cibot 1833

2 -3 Mi piacerebbe avere del tempo a disposizione per scrivere un romanzo o forse dei racconti horror, ora come ora non saprei come ritagliarmi il tempo necessario ma, “mai dire mai” insegnava James Bond… così ho già fantasticato sull’eventuale copertina.
Ho un debole per Gustave Dorè, non c’è cosa di lui che non mi piaccia, compresi i demoni, quelli con cui ha illustrato la Divina Commedia ma ancora di più i suoi per Paradise Lost di Milton. I suoi demoni sono tenebrosi perché hanno voluto perdere la Luce ma non sono mostri, non hanno perso del tutto la grandezza delle persone che erano, del loro rango perduto, il contegno regale.
Ma anche una copertina con Les Anges Déchus di Edouard Cibot dove sembra sentano la loro impotenza rispetto a quanto hanno perduto, farebbe il suo figurone.
E’ un po’ triste immaginare le copertine per il proprio libro quando non si è ancora scritta nemmeno la prima parola, vero?

Non cambio le domande e ripropongo quelle di Andra.
I blog che nomino, lo dico sempre, sono soprattutto un suggerimento. Forse non li conoscete ancora, forse vi potrebbero interessare.

nomine

Gemma

La cucina di Monic

Un po’…

The fashion cat

Fragorosa Mente

Frutti di bosco

makeup with G

Miss Purpurea

tuttolandia

grazie per la lettura Bloody Ivy

13 Commenti

  1. Rispondo alla prima parte…io c’ero nel 1976(avevo 13 anni) in Friuli Venezia Giulia…e questa volta (con tutto tutto tutto il rispetto) è stata come essere ripiombata indietro di 40 anni…voci,odori,suoni,persone,volti,montagne ricordi indelebili…
    Per la seconda parte…le tre fiabe …hai mai notato che leggendole a distanza di qualche anno, capisci o scopri un nuovo significato? “maturano” con te, l’esperienza della propria vita migliora anche una fiaba!magia bellissima!
    Io non so scrivere, (leggi il mio sito,…molto schematico! … rido!)quindi ammiro chi lo sa fare bene, come te! e l’idea del diario illustrato è stata geniale! furrrrba! ma alla mamma, da grande, le hai rivelato il segreto? 🙂

    • Grazie del commento e scusa per la risposta “lenta” ad arrivare.
      Ma quelli che hanno costruito o in caso di vecchi edifici, non hanno voluto attuare accorgimenti antisismici, perché in fondo il prossimo terremoto forte chissà quando capiterà e poi chissà se sarà davvero così forte da far crollare le case o magari talmente forte che nemmeno le strutture antisismiche farebbero la differenza… ora avranno rimorsi di coscienza o avranno solo paura di finire nei guai e cercheranno un avvocato che li salvi?? da misantropo sono propensa per la seconda ipotesi 🙁
      Non capita solo per le fiabe, capita con i romanzi, persino con i saggi in materie specifiche che pensavi di aver capito, anzi, addirittura con i ricordi personali… se mi soffermo a pensare cosa pensavo e come ragionavo su questo o quello anni fa, per certe cose mi vergogno tantissimo di me stessa “ma come ho fatto a non capire? non vedere? ma vivevo nel mondo dei sogni? ma non potevo essere più furba? più intelligente?” e chissà fra qualche anno cosa penserò di me e di come ero nel 2016 🙂
      NOn ho mai raccontato a mia madre di anonimo veneziano. Con il tempo né io né mia madre siamo cambiate. Mia madre preferiva spiare piuttosto che parlare con me e io, con la mia migliore amica avevo bisogno di poter parlare (al telefono o quando mi veniva a trovare) liberamente, compreso dei ragazzi che ci piacevano, così avevamo inventato una lingua tutta nostra con soprannomi, numeri (es un ragazzo carino era un “3” perché gli avresti detto “te son figon” frase di tre parole) e persino suoni (per es lo schioccare della lingua sul palato lo usavamo per definire un posto nel nostro rione, così se dovevamo darci appuntamento lì mentre mia madre ascoltava, non avrebbe capito dove…).
      hai un blog carinissimo, da ammirare! Io, ci scrivo soltanto, e mi fa piacere essere letta, non lo nego, ma il tuo blog è vero a 360 gradi, con scatti tuoi di dove vai, di cosa fai… insomma, il 95 % delle mie immagini son prese da google, tu invece, alla scrittura piacevole ci mostri dove vai, cosa fai, compreso come ti riescono le crostate.

    • io con il tempo sono come l’uroboro… mi mangio la coda.
      Non riesco a trovare tempo libero per scrivere per me stessa ma nel frattempo che attendo il tempo passa e quello che ho ancora a disposizione nella mia clessidra si accorcia, in tutti i sensi. Quindi devo decidermi e in qualche modo ritagliarmi del tempo durante la settimana, mi sa… ma come caspita fanno le altre persone?

    • eh, a proposito del riuscire ad avere tempo… io rispondo in ritardo persino ai commenti. 🙂
      quando e se volete… però sì, questo tag l’ho trovato troppo carino anche io

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