Open Source e Pubblica Amministrazione

open source

open source

L’open source potrebbe essere la chiave di volta nello sviluppo della società dell’informazione. La visione dell’open source come la più grande minaccia per la tenuta del sistema produttivo basato sul copyright si sta dimostrando alquanto riduttiva. Infatti, se la pubblica amministrazione mette a disposizione software e codici sorgente, non è perché tutti possano prenderli ed applicarli tout court come pare e piace, bensì affinché la loro usabilità possa migliorare la cooperazione e il proprio lavoro (infatti la differenza fra open source e free software è quella fra un modello alternativo di cessione delle licenze d’uso con diritti e doveri connessi e un software gratis a tutti gli effetti). Attorno all’open source ruota un noto pregiudizio, e cioè che il dibattito non si svolga sui pro e contro del software libero ma che ci sia in sottofondo una critica ad oltranza su un particolare caso di software proprietario: Microsoft. Non ci sono due fronti di guerra, Linux versus Windows; o per lo meno non dovrebbero esserci. L’open source dovrebbe essere un alettante modello alternativo di gestione del patrimonio informativo da parte della pubblica amministrazione, e questo non in quanto meno costoso o più democratico ma perché rispondente in modo migliore alla modernizzazione e responsabilizzazione della pubblica amministrazione. L’informatica nello Stato e nella pubblica amministrazione locale è ancora oggi fortemente vincolata a massicce dosi di manutenzione e di assistenza affidata a terzi, l’open source, invece, contribuirebbe ad un processo di maturazione della pubblica amministrazione a favore di tutta la società dell’informazione.

Riassumiamo: l’open source, anche quello per la Pubblica Amministrazione, ha sempre gli stessi quattro diritti: libertà di utilizzare il software; libertà di studiare le sorgenti del software e di adattarlo ai propri bisogni; libertà di distribuire delle copie; libertà di distribuire le sorgenti (eventualmente modificate). In più ci sono gli obblighi che dipendono dalla licenza. Il software libero, quindi, rispetta il diritto d’autore, soltanto usando una licenza libera. L’uso dell’open source, nella diffusione di hardware e software anche nei paesi più poveri potrebbe inoltre contribuire a diminuire il digital divide. Grazie all’open source ci sarebbero più fonti di informazioni e servizi accessibili a costo zero o quasi, disponibili per chiunque e non soltanto all’elite ricca che controlla la scienza, la tecnologie, la comunicazione e le risorse del pianeta. La scelta dell’open source e dei free software rappresenta una scelta di autonomia dal monopolio, scelta che può rimettere in circolo importanti risorse oggi drenate in gran parte dalle multinazionali extraeuropee. Possedere, modificare e trasmettere informazioni è una scelta di democrazia. E’ una scelta di giustizia garantire a tutti l’accesso alle informazioni e alla cultura. Il monopolio o l’oligopolio frenano l’innovazione impedendo il pieno dispiegarsi delle risorse disponibili. Non può esistere autonomia se non si ha il pieno controllo sui mezzi con i quali si opera, a partire dal possesso del codice sorgente. Il software proprietario propone un dominio tecnologico culturale al posto dello scambio interculturale, e dell’ecumenismo tecnologico. Per ecumenismo tecnologico intendo anche la compatibilità dei formati per lo scambio di informazioni. In Internet vige la knowledge economy, dove il capitale è il sapere, meglio ancora se tecnologico. Per far girare l’economia occorre mettere in circolo il sapere. In Rete non c’è lavoro senza sapere. Il sapere, d’altronde, per aumentare ha bisogno della libertà di espressione… sempre, anche a proposito dei codici informatici. La libertà di espressione (e quindi di investigazione della verità, di pensiero e di manifestazione e di diffusione delle proprie opinioni) è la pietra d’angolo della democrazia. L’open source potrebbe dare maggior valore di mercato ai programmatori e ai loro prodotti. Nascondere un codice informatico è come nascondere una formula matematica. La libertà di diffondere nuovi saperi, la condivisione della conoscenza, dovrebbe essere un diritto ben bilanciato con quello degli autori e dei produttori. Il digital divide non è solo la differenza di dotazioni tecnologiche ma anche le opportunità di utilizzarle nei diversi paesi del mondo e la diversa alfabetizzazione informatica, un software a codice libero al posto di un software proprietario potrebbe fare la differenza.

Un software open source italiano è Mosaic, nato il 26 marzo 2002, progettato da Computer Inside, e scaricabile liberamente da chiunque.Ormai siamo alla seconda versione Mosaico 6.1.0, arricchita di molte funzionalità. Mosaico è’ pensato per la gestione operativa della Piccola e Media Impresa ed è completamente gratuito senza costi di gestione e personalizzabile. E’ il primo gestionale italiano a sorgente aperta, formula di distribuzione del software tra le più innovative grazie alla quale chiunque può utilizzare il programma copiarlo, distribuirlo e modificarlo gratuitamente, eliminarlo completamente i costi di licenza d’uso. Come tutti i software open source. Mosaico è un open source scritto per lavorare in ambiente Windows.

31 ottobre 2002: il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca firma il Decreto che istituisce la “Commissione per il software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione”, incaricata di studiare e valutare le nuove tecnologie dell’informazione, con un occhio di riguardo all’open source. Il 14 marzo 2003 a Pisa si è tenuto un convegno, “Pubblica Amministrazione e open source” per discutere dei pro e contro dell’open source in uffici, scuole e Università. Siamo appena all’inizio.

 

mio vecchio pezzo, ma ancora presente su Hacker Kulture dvara.net

ivy

35 Trackbacks / Pingbacks

  1. La SIAE ⋆ niente panico
  2. Cyber Femminismo - Donna Haraway
  3. Hackers famosi
  4. un po' di storia sul Copyright
  5. Ipertesto, Serendipity e i Tarocchi di Calvino ⋆ niente panico
  6. quotidiani on line ⋆ niente panico
  7. il Cyber World di William Gibson
  8. breve storia dei blog ⋆ niente panico
  9. Il Paese dei Balocchi V.M. 18 ⋆ niente panico
  10. Privacy fra Spam e Cookies ⋆ niente panico
  11. Modi Nuovi di Comunicare ⋆ niente panico
  12. i MUD - Multi User Dungeond ⋆ niente panico
  13. Cabala e linguaggi informatici ⋆ niente panico
  14. interviste ⋆ niente panico
  15. Brainframes
  16. Software Libero - Richard Stallman - Copyleft ⋆ niente panico
  17. Pekka Himanen e l'etica hacker
  18. diritti d'autore
  19. La Nuova Dura Legge sul Diritto d’Autore ⋆ niente panico
  20. hacker - cause famose
  21. Hackers - la prima generazione
  22. Filosofie sul copyright nel Web ⋆ niente panico
  23. Digital Millennium Copyright Act ⋆ niente panico
  24. E-book ⋆ niente panico
  25. Cybercrime ⋆ niente panico
  26. Cyberwar - Information warfare ⋆ niente panico
  27. Ipertesto ⋆ niente panico
  28. la New Economy ⋆ niente panico
  29. Etica Hacker . Emmanuel Goldstein
  30. Altair 8800 e gli hacker
  31. napster
  32. Linux - Linus Torvalds
  33. Hakim Bey e le T. A. Z. ⋆ niente panico
  34. Web giornalismo ⋆ niente panico
  35. Jon Johansen e il codice DeCSS ⋆ niente panico

I commenti sono bloccati.