Ninja Marketing

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Per centinaia di anni i Ninja vissero sulle montagne, praticando arti esoteriche e dedicandosi allo studio delle leggi fondamentali della natura. Furono così in grado di perfezionare un sistema di arti marziali che gli ha fatto guadagnare la reputazione di guerrieri invincibili.

Al contrario dei Samurai, che servivano il rigido codice del Bushido, i Ninja utilizzavano tecniche non convenzionali come quelle utilizzate dai guerriglieri, che in battaglia non cercavano lo scontro frontale, non avendo alcuna possibilità contro formazioni “regolari”. ( Cit ninjamarketing)

  1. Dal brand-DNA al viral-DNA – Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni cosa. Un’operazione di marketing virale deve veicolare il messaggio in una maniera rilevante dal punto di vista simbolico oppure deve apportare valore economico.
  2. Dai target alle persone – Non ci sono target da colpire ma persone con cui risuonare. Basta aggredire il mercato, ora si collabora col prossimo. Vale a dire dinamiche di interazione fra marca e persona. Per riuscire a mettere in discussione il proprio brand è necessario alzare bandiera bianca e iniziare a costruire un dialogo con i propri pubblici di riferimento, passando dalla conoscenza sul consumatore alla conoscenza del consumatore.Strategie basate sulla cooperazione con il consumatore.
  3. Dagli stili di vita ai momenti di vita – Esci dall’ufficio ed entra nelle tribù e noi loro “momenti di vita”. Gli “Stili di Vita” Eurislo suddividono la popolazione in base ai comportamenti sociali e di consumo. Ma i comportamenti dei consumatori sono imprevedibili, contraddittori e incoerenti ed è ormai assurdo ricorrere a rigidi criteri di segmentazione. Ora gli individui sono punti di intersezione, di contatto tra sistemi sociali, hanno vari e diversi momenti di vita e di ritrovo.
  4. Dalla brand awareness alla brand affinityNon puoi piacere a tutti, scegli e alimenta le tue affinità. Il risultato è lo sviluppo del senso di fedeltà affettiva. Nella società dove il consumo gioca un ruolo sempre più importante nella costruzione identitaria dell’individuo, grazie ai significati e alle emozioni generati da un marchio o da un prodotto, questa fedeltà affettiva diventa l’obiettivo principale della strategia di marketing. Non si parla più di clienti, ma ti fan.
  5. Dalla brand image alla brand reputationNon costruirti un’immagine, conquistati una buona reputazione. La forma piacevole serve spesso a nascondere una sostanza non altrettanto splendente. La buona o cattiva reputazione invece, sono le persone che parlano della marca, il passaparola. Questo è il brand advocacy, cioè come il brand è in grado di alimentare consenso ed entusiasmo verso la propria causa. I clienti, acquirenti, consumatori, consigliano un prodotto o un servizio sono quando ne vale la pena.
  6. Dall’advertising all’advertainmentNon cercare di persuaderema diverti e stimola la conversazione. I consumatori sono intelligenti, vogliono interagire con le marche, avere esperienze multisensoriali e non soltanto fare acquisti. Oggi si consuma per esistere (identità), e non soltanto per vivere (bisogni). E’ attraverso il consumo che si costruisce e si rafforza la propria identità. L’esperienza di consumo si definisce come il fatto di provare qualcosa di bello o di brutto e considerarlo come qualcosa che arriccisce il pensiero e che è decisivo per la sua organizzazione. Questa esperienza può essere di natura sentimentale, morale, religiosa, etica o estetica.
  7. Dal media planning al media huntig – Cambia il tuo media planner con un “cool hunter” della comunicazione. Il cacciatore di tendenzenovità cerca di scoprire sul nascere le novità di consumo. Ma sono gli insospettabili che trainano il mercato. Sono i ragazzi un po’ ai margini della società, che non rientrano nel mainstream, ma sono dotati di una loro personale forza espressiva tale da contaminare in breve i loro coetanei e le altre generazioni.
  8. Dal broadcasting al narrowcasting – Non ci sono solo i mezzi di massa: pensa a quanto è lunga la fila. Servono gli sneezer (coloro che starnutiscono), gli untori, coloro che diffondono la pandemia, cioè la moda per quel prodotto. I loro luoghi d’azione preferiti sono le community, le chat, i blog… ed agiscono sempre per passaparola.
  9. Dal fare comunicazione all’essere comunicazione – Perdi il controllo e sii parte del flusso co-creativo. I consumatori contemporanei usano il mercato come strumento per acquisire potere e rafforzare così la propria autostima; il risultato finale è “consumer empowerment”, ossia trasferimento di potere al consumatore. L’idea che occorra conoscere il proprio consumatore può essere fondamentale nel marketing, ma spesso è usata in senso restrittivo e manipolatorio. Adesso invece si cerca di coinvolgere “gli altri” nel loro brand non per strumentalizzarli, ma per cercare di imparare dalle competenze e dalle esperienze dei consumatori. Per questo è necessario passare dalla “conoscenza sul consumatore” alla “conoscenza del consumatore”.
  10. Dal market position al sense providing – Non cercare un posizionamento sul mercato, ma il tuo senso nella società. Il desiderio del vero, la sollecitudine, il sapere, le emozioni e gli affetti non possono essere acquistati con il denaro o regolati per via amministrativa, oppure imposti secondo modelli predefiniti. Un brand è principalmente oggi un fornitore di senso, un sense provider. Offre mondi, scelte per immagazinare l’energia sociale.La chiave del successo delle marche si trova nella capacità di generare mondi possibili che abbiano un senso per gli individui, e quindi ogni brand deve scegliere quali significati immettere nel sistema simbolico del proprio mondo possibile. Ma ora le marche sono forme di aggregazione collettiva e identitaria che assumono nella contemporaneità un ruolo politico, creando gli immaginari che orientano l’azione. Costruiscono i mondi possibili che cambiano il mondo.

libro consigliato:
Cova Bernard. Giordano Alex. Pallera Mirko
MARKETING NON- CONVENZIONALE. VIRAL, GUERRILLA, TRIBAL, SOCIETING E I 10 PRINCIPI FONDAMENTALI DEL MARKETING POSTMODERNO 


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