Napster

Shawn Fanning
Shawn Fanning
Shawn Fanning
Shawn Fanning

La prima storia ha come protagonista Napster, la famosa applicazione che tramite peer to peer permetteva di trovare file MP3 on line e di condividere i propri affinché altri li potessero scaricare. Napster fu davvero un’idea gagliarda e diventando l’epicentro degli MP3 in Rete, provocò l’ineluttabile terremoto delle grandi case discografiche. L’MP3 ottenne il brevetto negli Stati Uniti nel 1996 sebbene fu creato già nel 1986 in Germania. Le case discografiche sentirono la sua spina nel fianco da subito: se chiunque poteva mettere in Rete un brano musicale e chiunque altro dalla Rete registrarlo sul suo computer, l’industria dell’entertainment ne avrebbe pesantemente sofferto. MP3 è la contrazione di MPEG3 (Moving Picture Expert Group 3, dove 3 sta per distinguerlo dai precedenti sistemi 1 e 2); è un formato di compressione che permette di prelevare file di suoni e audio di ottima qualità dalla Rete in termini abbastanza accettabili anche con i normali modem casalinghi. Per ascoltare i file in questo formato bisogna disporre di un apposito software scaricabile gratuitamente dalla rete. In compenso, però, oltre che dal proprio computer si possono ascoltare anche sui lettori portatili. Con Napster, gli MP3 venivano scambiati da un computer di un utente a quello di un altro secondo il paradigma del peer-to-peer, del “da pari a pari”, P2P scorciando. P2P è una forma di baratto in natura digitale che sfrutta al meglio le potenzialità della Rete. Infatti, trova impieghi nei più svariati ambiti, per esempio nello scambio di file video, di documenti aziendali e per il lavoro collaborativi. P2P è un po’ l’emblema della Rete, del suo carattere orizzontale, della sua struttura decentralizzata che predilige un tipo di comunicazione dinamica di scambio fra utenti e una libera circolazione di conoscenza che i media tradizionali non permettevano. L’uso del sistema peer-to-peer, innesca un fenomeno sociale inarrestabile per le molteplici nuove possibilità di comunicazione. Grazie a P2P Napster funzionava così: dopo aver installato Napster sul proprio computer gli utenti ne lanciavano l’esecuzione collegandosi ad Internet. Già in precedenza però l’utente tipo napsteriano, aveva preparato una cartellina di brani musicali da offrire, ovvero da condividere in rete in modo che altri potessero scaricare i suoi MP3 mentre l’utente scaricava i file messi a disposizione degli altri. Poi impostava una ricerca, magari con il titolo della canzone preferita e Napster gli elencava i file trovati nel suo database, compresi di dimensione e velocità di trasferimento. Cliccava sul file scelto ed il gioco era fatto. Mi spiego in senso spicciolo: quando qualcuno si collegava, Napster aggiungeva al contenuto della cartella di MP3 che aveva scelto di condividere all’elenco di ciò che era attualmente disponibile per gli altri in Rete. Scollegandosi Napster rimuoveva i suoi file dall’elenco in modo che non apparissero più come disponibili. Napster però –tallone di Achille- necessitava di un server centrale che segnalasse agli utenti l’esistenza dei file nei computer. Bloccando questo server si sarebbe fermato Napster. La semplicità delle operazioni ha facilitato che moltissimi utenti, per la maggiore ragazzini e adolescenti, si scambiassero liberamente musica glissando sulla normativa del copyright. Questo infuriò le multinazionali del settore musicale. Napster –a detta loro- procurava gravissime perdite pecuniarie agli autori, agli esecutori dei brani, alle case discografiche e agli Stati, poiché esso comportava l’evasione del pagamento del diritto d’autore, del prezzo d’acquisto dei CD e delle relative imposte.Il software Napster è stato creato nel 1998, da un diciannovenne americano, Shawn Fanning. Il suo software incorporava una serie di caratteristiche ciascuna delle quali è un elemento costitutivo del web della prima ora: è una tecnologia democratica perché mette tutti i soci allo stesso livello; è collaborativi perché consente lo sviluppo di reciproche solidarietà; è gratuita perché gli scambi avvengono senza passaggio di denaro. Inoltre non prevede che alcuno degli utenti possa trarre profitti da tutta l’operazione”. Per motivi di valsente autori, case discografiche ecc. ottennero dai tribunali americani la chiusura di Napster. Con una nota di sacertà il 26 luglio 2000 fu ordinato a Napster di chiudere entro due giorni (per la mezzanotte del 28 luglio 2000, ora di S.Francisco). Si ebbe così un picco incredibile degli utenti che cercavano di scaricare più musica possibile prima della chiusura. In realtà Napster vinse subito un ricorso in appello e riuscì a restare aperto ma i ragazzi che si collegavano continuarono ad aumentare. Il 12 febbraio 2001, la Corte d’Appello ordinò a Shawn Fanning di impedire agli utenti di condividere materiale protetto dal diritto d’autore. Napster però si rifiutò di passare per un panegirista del furto di copyright, dimostrando come si limitassi a mettere disponibile il software in Rete. Che dire dei produttori di video registratori? Non fanno forse lo gnorri su tutte le cassette VHS doppiate? L’accordo di licenza di Napster, inoltre, prevede che l’utente dichiari di sapere che è illegale scaricare musica senza permesso di chi di dovere, e persino ogni volta che si avvia il software si può leggere un’avvertenza sui file illegali. Certo, fra tutte le canzoni, i file liberi da diritto d’autore sono una sparuta minoranza ed è logico presumere che lo scambio di MP3 avvenga per lo più fra quelli protetti. Però Napster non controlla la musica che viene condivisa. Il server manteneva l’elenco dei brani musicale disponibili ma gli MP3 restano memorizzati nei computer dei singoli utenti e il trasferimento avviene direttamente da un utente all’altro.

napster logo
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Il fatto degno di nota fu il fiorire in rete di  software per scambi P2P pronti a offrire gli stessi servizi di Napster (audioGnome, Gnutella, CuteMX, Aimster, eccetera) nel caso di una sua effettiva chiusura. Sopprimibili legalmente, forse sì, forse no, ma comunque dopo almeno un anno di contese legali. Il caso di Napster bene illustra come le beghe giudiziarie nel tempo reale siano toppo lente per raggiungere un qualche risultato nel veloce mondo digitale di Internet. Napster mostra come le legalità, privata del consenso degli utenti sia difficile da gestire. Il 5 settembre 2002, sul sito di Napster appariva una lugubre schermata nera, il famoso gattino-logo e la scritta tombale “Napster was here”, senza possibilità di un clic ulteriore. Napster è riuscita a raggiungere i 70 milioni di utenti prima di essere smantellata. La condivisione peer-to-peer però prosegue su tutta la rete per scambi di file musicali e non. Un accenno all’anomala filosofia di Gateway, terza produttrice di personal computer negli Stati Uniti. Gateway promuove campagne affinché sia legalizzato il diritto di fare copie in qualsiasi formato dei CD comperati legalmente e venga garantita la facoltà di scaricare musica da Internet (previo pagamento dei copyright o soltanto l’assenso dell’artista). In effetti condividere file musicale è il principale motivo d’acquisto di un computer negli USA. Ha aderito a questa idea l’Electronic frontier foundation, l’associazione no profit di Mitch Kapor e Perry Barlow, che contesta i presupposti della “Consumer Broadband and Digital Television Promotion Act”, la legge voluta da Hollywood. La Motion Picture Association of America (MPAA) e la Recording Industry Association of America (RIAA) ovvero Hollywood e li industrie discografiche, stanno, infatti, spingendo affinché una proposta di legge (la “Consumer Broadband and Digital Television Promotion Act”) venga approvata. Se così fosse i produttori di hardware e le aziende di hi-tech saranno obbligate ad inserire nei loro prodotti dei sistemi anti-copia. I siti dopo Napster sono in grado di offrire anche lo scambio di MP4. Ovvero non solo file musicali ma video. Kazaa e Morpheus 2.0 ne sono un esempio. A differenza di Napster, egli eredi non usano un server centrale è c’è una reale connessione diretta tra il computer che fornisce e quello che scarica. Un tuppertù privato fra utenti. Rendendo i siti innocenti per il P2P di file eventualmente pirati. Le major della RIAA (Recording Industry Association of America) e della MPAA (Motion Picture Association of America) però hanno redatto un esposto contro la Fast Track, la compagnia con sede ad Amsterdam che produce i software scaricabili per scambiare musica e video. I dati parlano di più di 34 milioni di copie del software scaricati e una quantità media di utenti che settimanalmente raggiunge i 600 mila. Le major, quindi, non digeriscono il sistema P2P. Kazaa e Morpheus replicano che basta esista un solo sito che dia la possibilità di scaricare il programma P2P che poi, anche oscurato, gli utenti potranno procedere con gli scambi da soli, fra di loro. Morpheus dichiara inoltre di essere prima di tutto un mezzo di comunicazione underground. “Molte importanti immagini oltre a notizie audio e video spesso non riescono ad arrivare in Tv o nei media tradizionali – spiega la compagnia sulla propria homepage – con Morpheus potete creare e condividere le vere notizie man mano che le vedete accadere in ogni angolo del mondo”.Kazaa, inoltre, è un software –come si dice in gergo- “parassita”, in altre parole contiene nel suo interno programmi che interferiscono con la navigazione aprendo banner pubblicitari e comunicando a chi li ha costruiti le abitudini on line. Questa è la forma di reddito di Kazaa che non facendo pagare il download del software deve guadagnare in qualche modo. I software parassiti, nella new economy stanno diventando prassi comune.

Conclusione: la vicenda di Napster è un punto di svolta. Napster’s back! appare ora sul sito che però è diventato a pagamento (una cifra irrisoria per brano, $9,95 per album oppure sempre $9,95 per abbonamento mensile dove si può scaricare tutto ciò che si vuole senza limitazioni). Di fronte all’invenzione degli MP3 che permettono di condividere e scambiare file anche musicali su scala globale, le compagnie musicali hanno mobilitato tribunali e leggi per ripristinare i diritti di proprietà. I diritti di proprietà sono una fonte di reddito fondamentale in un’economia informazionale. La loro protezione serve, come sottolinea Manuel Castells nel suo “Galassia Internet”, per conservare la differenza di valore tra l’economia della conoscenza, che avviene nei network globali dominanti, e le economie manifatturiere, primarie nei paesi di sviluppo. Qualsiasi tipo di informazione è ormai vista come merce e quindi indirizzata verso i mercati più remunerativi. Per applicare protezioni (copyright compreso), le imprese produttrici di informazioni hanno bisogno di controllare su Internet gli accessi e le identità e le destinazioni delle loro informazioni. Per tutelare i loro interessi, commercio e governi minacciano la libertà violando la privacy in nome della sicurezza.

ivy

mio vecchio pezzo, ancora presente su Hacker Kulture dvara.net  la storia di napster da allora è continuata, per leggere il resto degli avvenimenti la pagina di wikipedia QUI

del 2013 è il film-documenario DOWNLOADED, realizzato con la collaborazione dei due co-fondatori di Napster: Shawn Fanning e Sean Parker. QUESTO il trailer, e un link dei tanti disponibili online per il film completo

. napster  
ivy

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