Una Maledizione, Forse… Capitolo 2.2

Trieste ©Paolo Carbonaio
Trieste ©Paolo Carbonaio – photo

Questa settimana continuo a scrivere la storia horror, me ne rendo conto che gli altri miei articoli interessano di più e per questo la propongo a settimane alternate, vi prego, sopportatemi. Qui l’indice della storia.

Capitolo 2.2 – UNA MALEDIZIONE, FORSE…

Le credenze degli uomini risultano spesso indeterminate come quelle dei gatti.
(Alasdair Macintyre)

Avvocato”, continuò quella donna con un tono pieno di pretese.
Jole proseguiva a gran voce a fare l’esperta di demoni notturni e dell’entità chiamata Mora, come per far intendere che, era lei quella impegnata a parlare con l’avvocato Celestina Regina.

Celestina guardò negli occhi Sdenka che le stava di fronte, dall’altra parte del bancone, con uno sguardo più che eloquente e si gonfiò le guance d’aria come a dirle “un indecoroso sbuffare qui ci starebbe bene, vero?”, e Sdenka, sempre pronta a difendere le amiche intervenne:
“Questo è un bar signora, qui si ordina da bere o si va via. Cosa le posso portare?”
A dimostrazione lo chiese anche a Celestina e Jole: “E a voi?”
Una menta fredda, verde come uno smeraldo”.
Un capo in B, grazie”.
Con Nor non scambiò una parola, la considerava la sua migliore amica cosa che implicava conoscere i suoi gusti, così iniziò a spillare la birra.
Avvocato...”

Nor sentì la signora, o per meglio dire la megera, perché era quello che si credeva di essere, ripetere mentalmente le parole “in malediction reputabitur! in malediction reputabitur! in malediction reputabitur!”, caparbia, instancabile, come se stesse per prendere la rincorsa mentale prima di pronunciarle.
Non leggeva nel pensiero, poteva capitare solo se vicinissima a persone dall’animo iperagitato e non ci poteva fare niente per impedirlo, non violava la privacy, perché succedeva quando queste avrebbero voluto urlare ma erano impietrite dal terrore o da altre fortissime emozioni, oppure quando poi quella frase l’avrebbero pronunciata di lì a pochi attimi. Cose come “Ci scontriamo, ci scontriamo, ci scontriamo!!!”, “Dove sei Paolo, dove sei finito?”, “In malediction reputabitur!”; come quando da piccola sua mamma le gridava col pensiero “Ti avevo detto di non farlo e tu mi hai disubbidito!” e poi immediatamente dopo le urlava le stesse cose a voce e lei non capiva perché gliele ripetesse per due volte.

Trieste ©Paolo Carbonaio photo

Avvocato, la sua puttana ha fatto condannare mio figlio…” e aggiunse pensando “in malediction reputabitur!”. Era la madre del “bravo” ragazzo che Celestina era riuscita a far condannare per un 609 bis, violenza sessuale.

Lo sguardo della donna prese a trasformarsi lasciando apparire dai lineamenti una indole rabbiosa e rancorosa. Attorno a lei Nor percepì l’aggirarsi di altre persone, feroci, invisibili, impalpabili, in una relazione con quella donna, molto più complessa di quello che una mente umana potrebbe immaginare, attirate dal suo rancore come delle affamate che odorano da lontano un piatto di patatine fritte e accorrono perché vogliono servirsene. Quella era la metafora venuta in mente a Nor perché lei stessa veniva attirata dalle patatine fritte, eppure quell’odio non le sembrava così acerrimo.

Nor si trovava nel mezzo, fra la disperazione che trasudava da Jole, l’odio stolido della donna che voleva lanciare maledizioni e l’elettricità createsi lì intorno. Un baccano di sgradevoli emozioni, un senso di repulsione e una nausea che si intensificava e che non riuscì più a controllare.

Vomitò lì per terra, con un rumore schifoso che attirò l’attenzione di tutti nel bar.
Stai male?” chiese preoccupata Sdenka.
No, no, sto bene, è che questo ‘in malediction reputabitur’ …

Sdenka, Celestina e Jole non l’ascoltarono, l’attenzione era rivolta agli altri clienti del che, abbandonarono in fretta il locale per andare a cercarne uno meno repellente, senza vomito.

Trieste ©Paolo Carbonaio

La donna invece trasecolò, completamente disorientata e le urlò “Strega!!”.
Maga magò!” le rispose di rimbalzò Nor facendo ridere fino alle lacrime le sue amiche; era ovvio che si fosse ripresa.
La donna artigliò l’aria con le mani per la rabbia: “Vi maledico tutte. Vi maledico legandovi alle vostre peggiori paure, gli incubi vi terranno prigioniere all’inferno…” e stava concentrandosi per finire con poteroso ‘in malediction reputabitur‘ che credeva valesse come formula magica, ma Nor la precedette, con una voce servizievole di chi aiuta il vecchietto malato di Alzheimer a dire quella parola che ha sulla punta della lingua ma non gli esce.

“In malediction reputabitur, signora, e ora esca”, come migliore amica di Sdenka era implicito che potesse dire anche lei chi doveva allontanarsi dal bar.
La donna, sorpresa, agitata dagli imprevisti non si mosse.

Esci!” tuonò con voce doppia, come se fossero in due a parlare.
Dopo questo uscì dal bar, anzi scappò.

Le amiche stavano lì a guardarla, cercavano disperatamente delle parole da dirle ma, l’unico commento che uscì loro di bocca fu un suono tipo imprecazione e non traducibile a parole.

Che c’è? Capita anche ai cantanti di parlare così, è una cosa di toni credo e poi ero arrabbiata”.

Dalla tensione vedevo fosco, come se ti stessi guardando attraverso uno strato di acqua blu.” disse Celestina

E io dalla paura ho visto una fiamma blu tanto che il tuo vestito da giallo sembrava verde pistacchio”aggiunse Sdenka.

Ma ci ha maledette?” chiese Jole che, si sentiva già abbastanza sfigata così.

Vabbè ma noi non siamo superstiziose e quindi non ci facciamo caso, scusatemi per aver vomitato” rispose desolata, anche perché lo sapeva, che qualcuna di loro lo era.

Trieste ©Paolo Carbonaio, photo

✭ ✯ ✰ ✱ ✲ ✳ ❃ ❂ ❁

grazie della lettura, Bloody Ivy

indice storia

 

2 Commenti

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)