Libri e Rose Tag

Libri e Rose è uno dei tag che ogni tanto invento (anche se mi pare stiano passando di moda) e, per come la vedo io, potrebbero dare informazioni utili e far conoscere altri blog.
Insomma, giochini sì, ma non completamente senza scopo.
L’altr’anno, ho scordato l’autore, in un Tag  si chiedeva di associare personaggi inventati (di libri, film, manga), ognuno ad una rosa; ora vorrei proporlo con i libri.
Tre rose (scelte il base al significato del loro colore) da dedicare a Tre libri.
 
Rosa rosa: amicizia, ammirazione, ringraziamento, gratitudine
Rosa gialla: felicità, libertà, amore incerto, ma anche gelosia
Rosa rossa: amore e passione
Rosa bianca: candore, purezza, innocenza
Rosa blu: saggezza, intelletto, spiritualità, regalità
Rosa viola: amore a prima vista, al primo sguardo
Rosa nera: sofferenza, tristezza, oscurità
Rosa arancio: fascino
Rosa color corallo: desiderio
Rosa con colori screziati: amore tradito
  
Le regole del Tag sono, piuttosto libere 
1) Se vi piace l’immagine del tag potete prenderla da fb qui  da pinterest qui
2) Se decidete di provarci, nominarmi come l’autore sarebbe carino.   
3) Scegliere tre tipi di rose per tre libri
4) Nominare tre blog (l’intento è alla fin fine far conoscere blog che pensate meritino visite e attenzione)
5) Sentitevi tutti nominati!!!!
Le mie tre rose le dedico ai libri che sto leggendo in questi giorni. Non sono ancora in grado di farne una recensione, li ho iniziati da poco, più in là delle prime pagine e dei primi capitoli non mi sono ancora avventurata (quindi non ve li posso neanche spoilerare) ma ne sono già fatta un’idea. Si tratta di un libro di Storia, un libro di Filosofia e un Horror, o perlomeno spero riesca a darmi qualche brivido.
Götz Aly Zavorre, Storia dell’Aktion T4: l'”eutanasia” nella Germania nazista 1939-1945 – Einaudi Storia (2017)

1) Rosa viola, amore al primo sguardo, anzi direi colpo di fulmine  per l’ultimo libro di Aly Götz Zavorre.
Dopo “Lo stato sociale di Hitler, Rapina, guerra razziale e nazionalsocialismo” e “Perché i tedeschi? Perché gli ebrei? Uguaglianza, invidia e odio razziale 1800 – 1933”  che però io non ho letto perché, non immaginavo la sua scrittura fosse così travolgente, nel 2017 è uscito “Storia dell’Aktion T4: l”eutanasia’ nella Germania nazista 1939 – 1945.

Plot – Tra il 1939 e il 1945, circa 200 000 tedeschi qualificati come infermi incurabili furono vittime delle uccisioni per eutanasia.
Tutto cominciò anni prima, con la pubblicazione del manifesto “La liberalizzazione della soppressione della vita senza valore” e il dibattito che ne seguì: può un medico uccidere?
Per i nazisti alcune vite erano indegne di essere vissute e i responsabili dell’Aktion T4 parlavano di sollievo, interruzione della vita, morte misericordiosa, aiuto a morire o, appunto, di eutanasia.
Molti tedeschi erano favorevoli e i più tacevano.
Le vittime assassinate furono definite “mangiatori inutili”, “esseri molesti”, “zavorre umane”, “oneri sociali” o “persone che sono di peso a qualcuno”, classificate nella categoria “non vogliono essere di peso a nessuno” ma, se erano di peso o no, lo decidevano i medici o i tutori di queste.
Genitori venivano convinti a portare i loro bambini e neonati disabili negli istituti per l’eutanasia, per farli uccidere. Il bambino “difettoso” non sarebbe mai stato felice e neanche loro con lui, mentre avrebbero potuto avere un altro bambino sano.
Il libro è stato scritto a seguito di 32 anni di studio e ricerca di documenti per realizzarlo.
Il fulcro dell’Aktion T4 era la mentalità utilitaristica, se non potevano lavorare in modo sufficientemente produttivo consumavano soldi e tenevano impegnate risorse e forza lavoro, perciò dovevano morire.
Il popolo andava sgravato da un gran numero di condizioni di infermità psichiche congenite, ereditarie o acquisite, dai deboli di mente, schizofrenici, epilettici, asociali,  i tubercolotici, quelli con manie depressive. I detenuti venivano, per default,  classificati come malati psichici o asociali per sopprimerli e sgravare la società del loro peso.
Con le sterilizzazioni di massa si potevano ottenere un calo delle malattie psichiche ma solo con risultati a lungo termine; gli omicidi di massa sui malati invece erano uno sgravio economico più immediato. Sgravare è il verbo più usato in simili contesti.
Ricordando comunque che un disabile, mentale o fisico, non ha la dignità di un uomo e sarebbe preferibile non fosse mai nato, dunque è misericordioso ucciderlo. Lo scopo era sopprimere vite indegne di essere vissute. I criteri erano due: il primo, era la deformità fisica, la cui vista faceva venire i brividi in pubblico, il secondo era che la capacità delle potenziali vittime di comunicare con l’ambiente umano, non corrispondesse ad un infimo livello animale.
Per l’eutanasia c’erano le case della morte, dove venivano somministrate ai pazienti ignari e speranzosi di essere curati e poi rilasciati (dai medici che li definivano vuoti gusci umani) sempre più bevande narcotizzate e sempre meno da mangiare.
 
Perché mi sta piacendo tanto? Perché, diceva Sun Tzu, “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura” e questa metalità io la considero il Nemico. Sono circa 260 pagine e io sto superando appena la 50esima. Si fatica a leggerlo, è horror e splatter ma tutto veramente pensato e realizzato.
 
Alasdair Macintyre

2) Rosa blu, ma nel senso del blaue Blume, simbolo del romanticismo tedesco, che rappresenta lo sforzo metafisico per raggiungere l’infinito e l’irraggiungibile, al libro di Alasdair Macintyre, Animali razionali dipendenti – Perché gli uomini hanno bisogno delle virtù.

E’ un filosofo scozzese, abbastanza aristotelico come già il titolo rivela (per ari l’uomo è un animale razionale) anche se ritiene che per una esaudiente spiegazione delle virtù sia necessario riconoscere la nostra vulnerabilità e dipendenza dagli altri e qui ha preso più da Tommaso.
E’ uno che non piace agli utilitaristi, ai contrattualisti, men che meno ai relativisti perché ritiene che per non tacciare di circolo vizioso una ricerca alcune assunzioni siano inevitabili e che il termine di una ricerca sia una conclusione valida, valida “so far“, cioè da non mettere in discussione fino a prova contraria.
Nei capitoli del libro si propone di rispondere a due domande: “Perché è importante per noi tenere in conto e comprendere quanto gli esseri umani hanno in comune con gli animali che appartengono ad altre specie intelligenti?” e “Perché è importante che i filosofi morali prestino attenzione alla vulnerabilità umana e alla disabilità?“.
Sono al primo capitolo e al suo iniziale discorso sulla sofferenza e sulla vulnerabilità; la sua mentalità vede il malato, il sofferente, il disabile non come l’elemento da eliminare come l’utilitarismo nazista nel libro di Zavorre ma come qualcosa di essenziale alla condizione umana a cui va dato il dovuto riconoscimento.
Noi siamo i nostri corpi perché l’anima (cita Averroè che non poteva usare termini allora inesistenti come psiche, coscienza o mente),  non è il nostro io e il corpo non è il suo contenitore. In soldoni, non ci sono in noi cose separabili, ma la natura dell’essere umano, l’identità umana.
L’essere umano, in quanto corpo deve fare i conti con l’imperfezione, il limite e la malattia.
L’uomo è un animale razionale, cioè con un’autonomia individuale e la capacità di compiere scelte indipendenti solo grazie alle virtù della dipendenza riconosciuta. Entrambi i generi di virtù, indipendenza razionale e dipendenza riconosciuta sono necessari alla vita umana.
Lo sto leggendo assieme a Zavorre e probabilmente diventerò bipolare, perché con uno mi deprimo e con l’altro mi risollevo, alternativamente.
 
Nota personale: ho trovato un’annebbiata filippica sotto questo post  (ora nello spam) dove dalla nebbia (mentale) emergono frasi tipo “i filosofi vanno bene, ma per far filosofia” (“Ma dici a me? Dici a me? Ma dici a me? E con chi stai parlando allora? Dici a me… Non ci sono che io qui” cit. De Niro, Taxi driver) e che i filosofi son tutti morti e solo Cristo vive (ma dove l’ha vista la filosofia in quel post?).
Mi ha ricordato il Savonarola che urla “Memento mori!!!“, quindi gli rispondo come Troisi: “Sì, sì… mo’ me lo segno proprio“.
3) Rosa nera a Il Golem, il romanzo d’esordio di Gustav Meyrink.
Il Golem è stato dapprima pubblicato a puntate su una rivista e poi in un unico libro nel 1915, vendendo  200.000 copie e ispirando i lavori di altri autori. Fu particolarmente apprezzato da Lovecraft.
Sono alle prime pagine ma la rosa nera oltre al libro che già rivela la sua atmosfera gotica è scelta anche per la vita particolare dell’autore.
Faceva parte della Hermetic Order of the Golden Dawn, una società occultista segreta massonica fondata “nel 1888 a Londra dal medico esoterista William Wynn Westcott 1845-1928), dal medico rosacrociano William Robert Woodman (1828-1891) e dal mago occultista Samuel Liddell MacGregor Mathers (1854-1918), tre ex membri della Societas Rosicruciana in Anglia, fondata, a sua volta, nel 1866 dal funzionario della Grande Loggia d’Inghilterra, Robert Wentworth Little (1840-1878) e aperta ai soli massoni cristiani trinitari”, (il virgolettato è copia&e incollato da qui).
Una società fondata sulla tradizione della Qabalah (di cui il Golem fa parte) che praticava una forma di teurgia e che ebbe una grande influenza sull’occultismo occidentale del XX secolo.
Sono molto curiosa di leggere le storie uscite dalla mente di un simile personaggio.In ultimo, se come tag vi piace, sentitevi tutti invitati a partecipare,
nessuna richiesta a partecipare soltanto tre consigli di lettura

non quel marlowe

l’angolo delle recensioni

ricette da coinquiline

poi, vabbè, non sono blog ma comunque siti che, gli amanti dei libri dovrebbero apprezzare

la strepitosa Miss Spritzy di Spritz letterario

e mangia libri

grazie della lettura Bloody Ivy

 

7 Commenti

1 Trackback / Pingback

  1. Liebster Award 2017 | Il blog vuoto

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)