La Nuova Dura Legge sul Diritto d’Autore

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Il decreto legislativo 9 aprile 2003, n.68 (emanato in attuazione della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2001, “sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione”), introduce modificazioni alla legge 22 aprile 1941, n.633, per quanto riguarda la protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Il decreto legislativo 9 aprile 2003, n.68 si sofferma soprattutto sulle misure tecnologiche destinate ad impedire atti non autorizzati su materiali protetti seppur questo contraddica il diritto di avere una copia privata dell’originale per uso personale. Altri articoli di questo decreto hanno sollevato un gran polverone perché se il legislatore li ha pensati per proteggere l’industria della musica e del cinema soprattutto, lanciando nuove e più severe disposizioni contro la pirateria, ha scontentato gli utenti che non capiscono né l’enorme divario tra il prezzo che devono sborsare per acquisire legalmente i contenuti e il costo della copia registrata illegalmente che si avvicina allo zero, né le tasse su i supporti di registrazione che paiono multe pagate in anticipo, senza aver commesso il reato. Cd scrivibili e masterizzatori, per esempio, vengono considerati prodotti illeciti ex se, senza tener conto che di essi si possono fare usi perfettamente leciti e non sanzionabili.

Ciò che indispone gli utenti è il fatto che la tutela giuridica protegga sempre le case discografiche, le major… insomma, i più forti e le leggi sui diritti d’autore non diano mai un’occhiata dall’altra parte della medaglia, ossia dove stanno i consumatori. Sia l’industria musicale, che quella relativa ai film su DVD o ai produttori di software, seguono una linea terroristica che alla fin fine ammanetta i diritti degli acquirenti onesti invece che reprimere le illegalità sistematiche. “Se è vero che si devono tutelare i diritti degli autori e gli interessi dell’industria, è vero anche che si devono proteggere gli utenti e assecondare le loro tendenze verso nuove forme di acquisto. Il problema non è colpire gli eredi di Napster, ma trasformarli in canali legittimi e redditizi. Occorre pensare a nuove forme di distribuzione legale dei contenuti, come ha fatto Steve Jobs (Apple), forse il più grane innovatore del mondo delle tecnologie: patti chiare, limitazioni ragionevoli, eccoti il contenuto che cerchi al modestissimo prezzo di un dollaro. Forse meno di quello che ti costerebbe il download illegale, a pensarci bene.”

Dal 29 aprile 2003 con il supporto di un decreto legge approvato un mese prima, gli aumenti sia sui supporti registrabili che su apparecchi per la registrazione, hanno debordato. Gli aumenti non ogni caso non allontaneranno l’ombra della pirateria perché la differenza fra originali e supporti vergini resta comunque abnorme. Questa “gabella” che raccoglie la S.I.A.E. è stata richiamata, senza successo, da due sentenze sfavorevoli da parte del TAR, in quanto non è possibile sapere a priori quali opere saranno riprodotte sui supporti o mediante quali degli apparecchi venduti; anzi, non è nemmeno accertabile se quei supporti e apparecchi saranno effettivamente utilizzati per duplicare opere tutelate. Viene quindi tassata la semplice possibilità di effettuare copie. I compratori vengono multati perché sarebbe anche possibile che registrino opere protette. “L’assurdo è che: a) il diritto d’autore già da me pagato all’origine io lo paghi una seconda volta se voglio duplicare una cassetta per averne una copia anche nella casa di campagna o se voglio prestare un CD a mia zia evitando il rischio che me lo perda; b) che io non possa senza questo sovrapprezzo farmi registrare ogni sera il Tg principale o, ammesso mi piacesse, il programma di Pippo Baudo dato che io la sera torno a casa troppo tardi; c) che tutto ciò che metto o su CD dal mio computer per uso personale o di lavoro deva essere pagato in più; d) che tutto questo non serva minimamente a diminuire il fenomeno delle riproduzioni pirata, una volta che, pur pagando adesso pure lui un pedaggio superiore, all’abusivo la riproduzione “in nero” converrà sempre, sia perché la farà sempre rientrare nel più conveniente prezzo di vendita che praticherà a chi compra, sia perché lui lo fa in scala.”

 

mio vecchio pezzo, ma ancora presente su Hacker Kulture dvara.net
ivy

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