La Collina dei conigli, Richard Adams – incipit

La Collina dei Conigli - Richard Adams

La Collina dei Conigli - Richard Adams

C’era una volta una bella conigliera ai margini d’un bosco, prospiciente una distesa di verdi pascoli. Era grande, era piena di conigli. Poi un giorno arrivò la moria e la spopolò. Solo pochi conigli sopravvissero, come al solito. Quasi tutte le tane erano vuote.

Allora il contadinò ragionò: “Posso aiutarli a crescere di numero, quei conigli e poi farne roba mia… delle loro carni, delle loro pellicce. Perchè darmi la briga di metterli in gabbia? Possono benissimo restare dove si trovano”.

 

E cominciò a uccidere tutti gli elil: lendri, komba, faina, ermellino, gufo. Cominciò anche a spargere cibo per i conigli, ma non vicino alla conigliera tanto per abituarli ad andare in giro, per i campi e nel boschetto. E poi cominciò a mettere le trappole. Non troppe: quante gliene bastassero, e comunque non tante da spaventarli al punto di farli migrare altrove, o decimarli. Essi allora divennero grandi e robusti, crepavan di salute, perchè lui gli dava roba buona da mangiare, specie d’inverno, e gli assicurava una vita senza pericoli.. tranne il nodo scorsoio presso il varco nella fratta e lungo il sentiero del bosco. Quindi essi vivevano come lui desiderava che vivessero. Ma ogni giorno qualcuno mancava all’appello. Sparito! Questi conigli divennero strani, sotto molti riguardi e diversi dagli altri conigli. Sapevano benissimo cosa capitava a tanti loro compagni. Ma facevano finta, anche con se stessi, che tutto andava nel migliore dei modi, perchè il cibo era ottimo, perché erano protetti e non avevano nulla da temere, tranne una cosa. E la Cosa colpiva qua e là, a casaccio, ma soltanto qualcuno alla volta. Essi dimenticarono le maniere dei conigli selvatici. Dimenticarono El-ahrairà perchè… che bisogno avevano dei suoi stratagemmi, della sua astuzia, dal momento che abitavano nella terra del nemico, e gli pagavano un tributo?

La Collina dei Conigli - Richard Adams
La Collina dei Conigli – Richard Adams

Escogitarono altre forme artistiche, che pigliassero il posto delle vecchie novelle. Impararono a cantare come uccelli, a formare figure sul muro. E benché tutto ciò non servisse proprio a niente, li aiutava a passare il tempo, li esaltava, dava loro l’illusione di esser grandi, magnifici, il fior fiore della Coniglità, più bravi delle gazze. Non avevano un Gran Coniglio – e a che gli serviva? – poiché un Coniglio Capo dev’essere l’El-ahrairà di una colonia, e scamparla dai pericoli dalla morte. E lì c’era soltanto un pericolo mortale. Ma quale Gran Coniglio poteva porvi riparo? Invece, Frits inviava loro strani cantanti, poeti, bellissimi e malati come galle di quercia, come bacche velenose. E poiché non potevano sopportare la verità, questi cantori, questi vati, che altrove avrebbero diffuso la saggezza, lì, oppressi dal terribile segreto di quella conigliera,vomitavano invece follia – una follia eloquente – predicando dignità e rassegnazione… insomma, tutto ciò che potesse far credere che in fondo i conigli l’amavano, quel laccio di lucente fildiferro. Però tutti obbedivano a una norma severa. Oh, severissima. Nessuno mai doveva chiedere ai compagni dove fosse questo o quel coniglio. Chiunque domandasse “dov’è” – tranne che in un poema o una canzone – andava fatto tacere. Se pronunciare la parola “dov’è” era proibito, proibitissimo – intollerabile era parlare di fildiferro, di laccio. Allora ti saltavano addosso, ti ammazzavano.

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La Collina dei Conigli – Richard Adams

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Bloody Ivy

 

 

 

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