Jon Johansen e il codice DeCSS

Jon Lech Johansen
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Il Digital Millennium Copyright Act – DMCA – legge dal 28 ottobre 1998, fa da protagonista nel prosieguo. “Digital” in quanto adatta la legge sui diritti d’autore degli Stati Uniti all’era di Internet, estendendo alle opere digitali i diritti d’autore delle opere analogiche. Il DMCA definisce reato lo scavalcare le protezioni del copyright; inoltre tutela il codice informatico ovvero riconosce che anche il software con annessi e connessi è degno di copyright. A guisa di chiosa aggiungo che il MDCA è stato disapprovato dall’American Library Association, poiché limita l’uso delle risorse delle biblioteche, e quindi dell’informazione, anche quella scientifica che si deve assoggettare alle leggi sul copyright. 

La prima causa orbita attorno ad un ragazzo norvegese Jon Johansen, autore del codice DeCSS, una utilità progettata nell’anno 1999 in grado di scavalcare il sistema di sicurezza Content Scrambling System (CSS) utilizzato per impedire che i DVD (Digital versatile disc) vengano copiati. I DVD sono compact-disc ma molto più capienti e veloci, contenenti anche video di qualità cinematografica che con un lettore apposito (DVD Video Player) collegato al televisore o al computer, offrono risoluzioni maggiori rispetto alle normali videocassette e suono multicanale simile a quello delle sale cinematografiche. Un menù interattivo sullo schermo consente all’utente di accedere a trailers, interviste, sequenze scartate in fase di montaggio. Insomma da leccarsi i baffi se confrontati con le vecchie video cassette. L’introduzione dei film in DVD, inoltre, implica il diffondersi dei televisori a schermo panoramico e, in generale un’ampliamento delle possibilità del consumo domestico di cinema.

Ogni DVD in commercio dispone di dispositivi anti-copia e appunto fra i sistemi anti-copia più diffusi e più aggirati c’è il CSS. Le case cinematografiche vogliono controllare le uscite dei film nei diversi Paesi perché le uscite nei cinema non sono contemporanee. Le case poi, vendono i diritti di distribuzione a diversi distributori stranieri e vorrebbero garantire un mercato esclusivo. Perciò i DVD includono codici che evitano la riproduzione di alcuni dischi in determinate regioni geografiche. Ad ogni lettore DVD è affidato un codice che rappresenta la regione nella quale viene venduto e non sarà capace di riprodurre i dischi che non sono codificati per la sua regione. In realtà i codici regionali sono completamente facoltativi per i produttori di dischi, ma quasi tutte le uscite di Hollywood sono visibili soltanto in una regione. I codici regionali sono una parte permanente del disco, non si sbloccheranno dopo un periodo si tempo. Per prevenire le copie pirata le case cinematografiche sono poi intervenute ad un livello più profondo. Il sistema CSS (Content Scrambling System) cripta i dati dei DVD affinché gli utenti non possano accedere ai contenuti del DVD senza una chiave di decifratura né copiarli su di un disco rigido o un altro supporto di memorizzazione. Qualsiasi apparecchio per riprodurre DVD quindi, contiene una chiave cifrata. Il problema dell’hacker norvegese era che gli utenti di Linux non potevano utilizzare un riproduttore DVD. Cosa che invece con il DeCSS riesce. L’effetto immediato che il DeCSS ha avuto è stato così di rendere possibile la visione dei DVD sui sistemi Linux; ma anche quello di permettere la creazione di riproduttori DVD senza le necessarie specifiche autorizzazioni.

Jon Johansens, ha ideato e anche messo in rete DeCSS, utilizzabile su Pc equipaggiati con sistema operativo Linux e in grado di permettere la copia su harddisk e la riproduzione illimitata di copie di DVD. L’accusa per Jon Johanses è di aver trafficato, sul suo lettore comperato legalmente apposta per scavalcare le protezioni tecnologiche del copyright e vedersi un DVD legalmente acquistato. Il grande accusatore è la Motion Picture Association of America, la MPAA, che presuppone il totale divieto di guardare i DVD a meno che i consumatori non acquistino un riproduttore autorizzato. Decisa a fermare il mercimonio di DVD contraffatti che le fa perdere miliardi di dollari. La MPAA è la lobby dei grandi produttori cinematografici di Hollywood e raccoglie tutte le principali case discografiche, come la Disney. la Time Warner, la Twentieth Century Fox, la Metro Gold Mayer, la Columbia Tristar, la Universal City e la Paramount. La lobby ha a capo Jack Valenti, uno degli uomini più potenti degli Stati Uniti che iniziò la sua carriera alla White House come aiutante dell’allora vice presidente Johnson. La difesa però provocatoriamente pizzica gli avvocati dell’MPAA. “Tu scrivi un programma e non riveli com’è composto perché vuoi conservare i tuoi vantaggi. Io però sono in gamba, scopro da solo il codice sorgente e lo miglioro”. Il DeCSS è stato scritto dal ragazzo norvegese in ventiquattro ore. Quindi, fin dalle origini della sua creazione il DeCSS non era un codice eccezionalmente sofisticato. Oltre a Jon Johansens, la MPAA nell’agosto del 2000 ha denunciato Emmanuel Goldstein, reo di aver pubblicato sul suo sito il codice sorgente di DeCSS, inventato da Johansens, all’interno di uno speciale dedicato alla questione DeCss – DVD.

Eric Corley ha scelto il suo nome di penna nel romanzo 1984 di George Orwell, dall’avversario mortale del Grande Fratello: Emmanuel Goldstein, l’apostata. Difatti anche questo Emmanuel Goldstein, guru degli hacker newyorkesi, è considerato a tutti gli effetti dalle corporation il capo dell’opposizione. Laurea in Letteratura inglese alla State University of Newyork di Stony Brook, nel 1984 ha fondato la rivista “2600 The Hacker Quarterly”. La politica di fronda della rivista è palese. 2600 ritiene che il potere tecnologico e la conoscenza, di qualunque genere, appartengono di diritto agli individui. Apparecchiature tecnologiche, leggi o sistemi di criptazione che vietano l’accesso e la libera circolazione della conoscenza sono provocazioni. Organizza, inoltre, incontri, seminari in varie Università, convegni compresa la grande conferenza mondiale di hackers che si tiene ogni tre anni a New York, denominata HOPE, acronimo che suona ‘speranza’ e fa da sigla per Hacker On Planet Earth. Dal suo sito, 2600, oltre ad avere a disposizione articoli e notizie aggiornate si può ascoltare la sua trasmissione radio chiamata “Off the hook”, letteralmente ‘fuori dal gancio’ ma che nello slang degli hackers significa ‘svignarsela’. In aiuto a Goldstein è intervenuta la Electronic Frontier Foundation, insistendo sul Primo Emendamento della Costituzione Americana, quello che garantisce a tutti la libertà di espressione. ‘2600’ è una rivista, come tale ha il diritto di pubblicare le notizie che vuole; e, l’esistenza di un programma simile è una notizia. “Se Hollywood riesce a mandarci in galera per proteggere i suoi interessi economici, domani potrebbe finire in tribunale anche il direttore del New York Times perché magari il suo giornale ha parlato di qualcosa che dispiace alle aziende automobilistiche o alle banche. Con questa causa gli studios hanno detto che quando compri un DVD prendi solo in affitto un film: puoi guardarlo alle condizioni decise da loro ma non possiedi l’oggetto e quindi non puoi azzardarti a comprendere come funziona. Hollywood come tutte le lobby di potere vuole tenerci nell’ignoranza perché così è più facile controllarci, manipolarci e fregarci.” Ribatte Goldstein, sostenendo che nella rete ci può essere la tentazione per alcuni di impersonare il Grande Fratello orwelliano; di acquisire cioè potere sufficiente che permetta di assumere decisioni senza controlli esterni. La maggior parte degli utenti in rete è affetta da abulia nei confronti delle varie decisioni da prendere nel mondo digitale. Quest’indolenza è effetto dell’ignoranza riguardo alla rete. Il totalitarismo telematico che può far gola a qualcuno si basa proprio sull’assenza di protesta consapevole da parte degli utenti costretti per disinformazione ad accettare apaticamente decisioni per loro prese da altri. Secondo Goldstein, compito degli hackers è di esercitare un controllo informatico, facendosi estremamente attenti a tutte le possibili incrinature della libertà dei semplici fruitori di Internet. L’informazione nel mondo digitale è il potere, ma è controllata da un numero ridotto di persone; difendere il sistema dal totalitarismo potenziale è l’abilità dell’hacker. A Goldstein è stato dapprima imposto di togliere il DeCSS da sito ‘2600’, poi levare anche i link con gli altri siti che contenevano il programma. La decurtazione non è stata grave, poiché ha potuto continuare a pubblicare l’indirizzo dei siti con il DeCSS ma senza associare il collegamento ipertestuale, il link. 

Hackers on Planet Earth - conferenza, 2008
Hackers on Planet Earth – conferenza, 2008

Questo perché la sentenza del tribunale d’appello ha dichiarato: la pubblicazione del codice sorgente del software per decriptare i film DVD è legale. La Corte ha sancito l’inviolabilità della libertà di parola evidenziando che il rispetto delle leggi non può far passare sottogamba la difesa del Primo Emendamento della Costituzione Americana sulla libera espressione. Così anche Jon Johanses è stato assolto, anche se la sua storia giudiziaria prosegue. Sapere, scrivere o raccontare quale sia il trucco per decriptare i DVD non può essere di per sé un atto illegale (una simile causa toccò nel 1997 al New York Times versione elettronica, per un reportage circo l’uso di strumenti elettronici per la raccolta di informazioni, alcuni non perfettamente legali forse, pubblicato con i link di riferimento ai siti della società incriminata. Il direttore del NYT si difese dicendo: “Noi abbiamo fiducia nei nostri lettori, i quali, quando li mandiamo in un sito, prendono una decisione intelligente ed informata di cosa vedere e cosa no”). 

Agli hackers, piace scambiarsi idee e trucchi atti a migliorare i software. Condividere informazioni e competenze sui codici sorgente è un’abitudine iniziata ai tempi del MIT e protrattasi fino a trasformarsi in una sorta di dovere morale. Comportamento esecrabile per chi rischia di veder andare in fumo i suoi diritti d’autore. Trattare questo argomento è come camminare sui carboni ardenti. Fatto sta che, non si comprende pienamente la ragion d’essere di un hacker senza la filosofia dell’open source.

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. Jon Johansen e il codice DeCSS 

ivy

mio vecchio pezzo, ma ancora presente su Hacker Kulture dvara.net

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