il Cyber World di William Gibson

William Gibson
William Gibson
William Gibson
William Gibson

The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel…

Cyberpunk (Cyberpunk. Cyber, inteso secondo l’ottica di Norberr Wiener, il padre della cibernetica; punk, inteso come un ribelle antisociale che porta avanti una controcultura QUI su IBS Norbert Wiener – Introduzione alla cibernetica. L’uso umano degli esseri umani)  è un termine inventato dal critico, nonché direttore della Isaac Asimov Science fiction Magazine Gardner Dozois a proposito dei romanzi di Willam Gibson

(fra l’altro, c’è anche un’altra versione sul conio del termine cyberpunk, ossia di farlo risalire ad un articolo apparso sul Washington Post verso la fine del 1984. A sua volta questo articolo riprendeva il titolo di un racconto di Bruce Bethke).   professore di Tecnologia dei Media al Massachusetts Institute of Tecnology (il meglio noto MIT) e fecondo romanziere di storie cyber dove carne e circuiti s’integrano. “Neuromancer” (uscito nel 1984 “Neuromante”, in Italia nel 1991, Editrice Nord) è il suo romanzo più famoso nel suo incipit è riuscito a rinchiudere la visione del mondo dei suoi personaggi, riflesso di loro stessi: The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel

(Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto). Questa frase è famosissima, e la ragione è che mostra lo sconfinamento tra il mondo naturale e il mondo tecnico, tra organico ed artificiale, tra reale e virtuale. Neuromante è un noir metropolitano e il paesaggio esteriore riflette il mondo interiore dei personaggi nonché ciò che si trova nel cyberspace. Gibson è l’esponente di una generazione cresciuta con la progressiva sofisticazione della grafica computerizzata e nei suoi romanzi, dimostra quanto sia sfuggevole la demarcazione fra reale e virtuale. Neuromante è un termine semanticamente intrecciato da negromante e neuroni. La magia del negromante consiste, infatti, nell’interfacciare direttamente il proprio sistema nervoso con il sistema elettronico. Anche la certezza di ciò che è umano diventa flebile. Gli argomenti caratteristici del filone cyberpunk sono le metafore dell’interfaccia corporea, il cyborg e dell’interfaccia topologica (la realtà virtuale) fra umano e macchina. Il termine cyborg pare abbia la paternità di due medici, Nathan Kline e Manfred Clynes, in un convegno promosso dall’aeronautica militare (USAF) in una scuola di guerra nel Tesax, nel lontano 1960.
QUI su IBS William Gibson – Neuromante 

Bruce Bethke
Bruce Bethke – Cyberpunk

Ogni tecnica è una “tecnica del corpo”. Essa raffigura ed amplifica la struttura metafisica della nostra carne. M. Merleau-Ponty 

Nelle storie di Gibson l’homo sapiens, sapiens s’è metamorforizzato in homo sapiens – tecnologicum o per dirla in gergo nel “cyborg”. Non è un’evoluzione tout court ma sui generis perché cyborg non ci si nasce: ci si costruisce. Inizia un rapporto organico con la tecnologia. William Gibson scrive dell’osmosi tra i sistemi nervosi cognitivi degli utenti e i sistemi di elaborazione della rete telematica, fra psiche umana e logica dei computer. Descrive cioè l’integrazione fra corpo, mente e la tecnologia come protesi che amplifica le facoltà dei primi due. “Il protagonista dei romanzi cyberpunk è un eroe solcatore di realtà neurali, fatte cioè di parti organiche legate al sistema nervoso umano e inorganiche proprie della tecnologia informatica; all’universo della fantascienza tradizionale si contrappone dunque uno spazio altro che è emanazione della mente umana attraverso i mezzi della tecnologia, che le consentono di vincere le barriere temporali e di essere simultaneamente in più luoghi, nodo di una rete di contatti e scambi di saper, e quelli dell’allucinazione che le permetto no di percepire realtà prescindendo dai suoi limiti fisiologici” (Piergiorgio Pardo, “Il Cyberpunk”,2001). Nel cyberspazio si digita se stessi. Ossia come l’artificiale entra nell’umano, la vita umana entra nel cyberspazio (la tecnologia come prolungamento delle attività mentali), bisogna ridefinire il tradizionale rapporto tra res cogitas e res extensa. Gibson è colui che ha coniato il termine cyberspace. Cyberspace è uno spazio, non un luogo, fatto di informazione in formato digitale e gli strumenti per la gestione di quest’informazione sono essi stessi programmi e istruzioni per computer. Gibson in Neuromante descrive il cyberspazio con queste ormai celebri frasi: “Nel testo originale: “A consensual hallucination experienced daily by billions of legitimate operators, in every nation, by children being taught mathematical concepts… A graphical representation of data abstracted from the banks of every computer in the human system. Unthinkable complexity. Lines of light ranged in the non-space of the mind, clusters and constellations of data. Like city lights, recending” (Un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini cui vengono insegnati i concetti matematici… una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano.Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano). Seppur l’insigne professore non sia un hacker, leggendo i suoi romanzi non si fa difficoltà a capire per chi parteggi. Gli eroi appaiono quasi sempre come i ribelli in lotta contro i monopoli delle multinazionali. In “Johnny Mnemonic” (1981 il romanzo, da cui è stato liberamente tratto il film di fantascienza “Johnny Mnemonico” nel 1995, regia di Robert Longo con Keanu Reeves) ,ribelli sono i Lo-Tek, Low Tecnology, che si oppongono all’ipertecnologizzazione della Yakuza, una potenza multinazionale in odore di mafia giapponese. In “Burning Chrome” (1986), l’hacker viene definito un cowboy del cyberspace. Un hacker indipendente, e sempre refrattario ad ogni legame con le compagnie che anzi colpisce appena può. In questo romanzo gli hackers sono coloro che accedono al cyberspazio con un collegamento neurale fra se stessi e il computer, aggirando le difese degli ICE, i dispositivi informatici che proteggono le banche dati delle grandi compagnie. Johnny Mnemonic introduce un personaggio che poi tornerà in Neuromante e Monnalisa Overdrive, titolo italiano Monnalisa cyberpunk, una donna cyborg, con gli occhiali impiantati nelle orbite e le lame taglienti retrattili come artigli che escono da sotto le unghie.

Un cow-boy… uno scassinatore, un ladro che perlustrava il sistema nervoso elettronico dell’umanità, razziava dati e crediti nell’affollata matrice, lo spazio monocromatico dove le uniche stelle sono costituite da concentrazioni di dati, e in alto bruciano le galassie delle multinazionali e delle fredde braccia a spirale dei sistemi militali“.  (W. Gibson – Burning Chrome) 

William Gibson - Burning Chrome
William Gibson – Burning Chrome

Nel mondo di “Neuromante”, Case è il protagonista hacker in una società dove innovazione tecnologica e le multinazionali hanno reso più greve il divario fra la ricchezza e la povertà creata in continuazione dal meccanismo degli affari illegali. Gli uomini con gli innesti della biotecnologia sono dei cyborg. Case lo è, ma nel senso che digita se stesso nel computer collegandosi con gli elettrodi. Non ne esistono quasi più di corpi naturali, organi e tessuti si riparano e ricostruiscono secondo le proprie necessità. Anche le personalità dei morti possono essere riprodotte e immagazzinate in un software. Neuromante, un’intelligenza artificiale con dei complessi e potentissimi software si presenta così: “Neuromante… Il sentiero che porta alla terra dei morti… Neuro dai nervi, i sentieri dorati, e negromante. Io evoco i morti”. Nel finale, enigmatico, Case, vagando di nuovo per il cyberspazio, incontra se stesso. In “Count Zero” (1986), tradotto in Giù nel Cyberspazio”,si ritrova l’ambiente sociale, i luoghi e qualche personaggio di Neuromante. Il titolo originale, “Count Zero” trattiene in se l’ambiguità semantica della parola “count”, come “conte” e “conto”. Il personaggio principale. Count Zero, è un hacker dilettante che si ritrova a dover scoprire chi sta attentando alla sua vita nelle profondità del cyberspazio. Qui Gibson, nell’intreccio riesce bene a spiegare, del suo personaggio, la filosofia di vita ribelle, amara e romantica. Anche in Monnalisa cyberpunk si incontrano personaggi dallo stile hacker e, in “Virtual Light” (1994), Luce Virtuale sebbene la protagonista sia una ragazza che porta in giro con la bicicletta per S.Francisco -dopo averli rubati- un paio di occhiali che permettono di vedere la città vera, cioè la realtà effettuale al di sotto di quella artificiale creata dalle reti telematiche, saranno gli hackers della “Repubblica del desiderio ad avere il ruolo decisivo nella storia. Anche qui illustra l’abissale divario fra ricchi e poveri, fra la città opulenta e la “città dello scarto”, degli homeless insediati, costruendosi capanne con cartone, tela e ogni materiale di recupero sotto un pilone, non più utilizzabile del ponte della città. Uno dei pochi romanzi dove non appaiono gli hackers, ma dove comunque tutta l’atmosfera cyberpunk resta, è “Idoru” (1996), che chissà perché in italiano diventa Aidoru,che narra di un cantante umano invaghito di una idoru, cioè un software sofisticato che in rete o in TV appare con l’immagine virtuale di donna, una cantante simulacro di musica popolare giapponese. Al posto dell’hacker in questo romanzo appare un mago, una specie di astrologo dei linguaggi informatici, capace di vedere i punti nodali nella rete nascosti agli altri e interpretarli; capace di cogliere le singolarità matematiche delle intelligenze artificiali, le configurazioni dei codici informatici che si vanno a formare quando sono imminenti grandi cambiamenti. Alla Gumi, una società in combutta con la mafia russa, spetta la parte del cattivo. Alla fine si arriva al matrimonio fra il cantante in carne ed ossa e la cantante virtuale anche se lei è soltanto un’estensione di una potente intelligenza artificiale. Gibson getta un ponte fra l’uomo carnale e gli esseri artificiali. Profila l’idea che siano possibili altre forme di umanità in supporti fisici diversi dal corpo umano. Ciò che può sembrare una fantasia insatanassata di un inquietante scrittore cyborg sono in realtà gli studi di cui ora si occupa il MIT, diventato uno dei più importanti centri di ricerca sull’applicazione dei software agli esseri umani. I ricercatori sono convinti che, entro i prossimi cinquant’anni, i cyborg saranno una realtà. Per ora popolano soltanto i romanzi cyberpunk, dove l’uomo ibrido sembra essere una integrazione fra l’uomo e il suo ambiente tecnologico. Il metallo (termine in gergo cibernetico per riferirsi agli impianti cibernetici) è migliore della carne e alla fine, nei cyborg le differenze fra carne e metallo si perdono. Non c’è più l’evoluzione umana ma la costruzione, che è un’evoluzione ma artificiale. Il corpo è il bersaglio preferito della cultura cyberpunk; inchioda, ingombra, bisogna nutrire, curare, mantenere… Cyborg, miscuglio inglese fra “cyber” e “organism”, cibernetica e organismo. Con l’uomo cyborg, intreccio di carne e tecnologia, fusione di intelligenza naturale e artificiale, si sposta anche il confine vita- morte, la morte entra nella vita e la vita entra nella morte. L’artificiale sconfina nel naturale e il naturale deborda nell’artificiale. Che i cyborg avranno successo è motivato dal desiderio umano di aumentare le proprie facoltà, con dei piccolissimi chip introdotti nei corpi; chip più utili e meno ingombranti dei telefoni cellulari. I corpi modificati da innesti cibernetici e congegni microelettronici, i cyborg, diventano sinonimo di libertà, il modo si poter sublimare la debolezza organica.
QUI su IBS tutti i romanzi di William Gibson

William Gibson - Count Zero
William Gibson – Count Zero

Chi sono?

Da dove vengo?

Sono Antonin Artuad

e che io lo dica

come so dirlo

immediatamente

vedrete il mio corpo attuale

andare in frantumi

e ricomporsi

sotto diecimila aspetti

notori

un corpo nuovo

dove non potrete

dimenticarmi

mai più.

Antonin Artaud ( “Euvres complétes, XIII, 118. Citato da Caronia in « Archeologie del virtuale »)  

La comunicazione si fa nuova carne, la cultura si fa corpo, il corpo si fa un vestito da indossare, una protesi artificiale, una tuta per la realtà virtuale, un’interfaccia grafica, un qualcosa su cui sperimentare.

Il metodo deve essere purissima carne e non condimento simbolico, visioni reali & visioni reali come si vedono di quando in quando. Prigioni e visioni presentate con rare descrizioni corrispondenze esatte a quelle di Alcatraz e Rosa. Un pranzo nudo è naturale per noi, noi mangiamo sandwiches di realtà ma le allegorie sono tali lattughe. Non nascondete la follia“. Allen Ginsberg – Poesia dedicata ai testi di Burroughs, e in particolare al romanzo “il Pasto nudo”, poi diventato film con Cronenberg. Burronghs, come Cronenberg, sostenevano che i nuovi media esigessero “nuova carne”, un corpo nuovo, un nuovo tipo di spettatore che può nascere solo con la soppressione del vecchio spettatore, quello svezzato e cresciuto nell’illusione che le immagini siano una riproduzione della realtà.

Trascendendo i limiti del corpo umano, si prova una sorta di divinizzazione. La tecnologia viene vista come la via per diventare da uomo a super-uomo, o dal punto di vista mentale apprendendo dai nuovi mondi del cyberspazio o da quello materiale, passando da uomo naturale a uomo fuso con la macchina. In Destroying Angel di Russo si può leggere: “Ali di penne lucenti si sollevarono allargandosi dietro di lui. Non portava vestiti e per quanto poteva vedere Sookie non ne aveva bisogno. Tutte e due le gambe erano di metallo, fino alla vita, e non c’era niente tra di loro. Asessuato. Il corpo era un incrocio di metallo e carne. –Io sono l’Angelo Distruttore, – disse. Le ali si fletterono. – Questo è il futuro… Il futuro dell’Uomo. La fusione del metallo in carne, della carne in metallo. L’organico con l’inorganico. L’uomo con la Macchina.-“
QUI su IBS  Richard Paul Russo – Destroying Angel
In Neuromante, Case, l’eroe hacker, scoperto paga una pena alla quale avrebbe preferito la morte. Gli viene danneggiato il sistema nervoso in modo che non possa più entrare nel paradiso senza corpo: il cyberspazio. L’eroe decaduto è condannato a lasciare il luogo in cui gli spiriti sono liberi e reintegrare il suo corpo. Finché non gli si offre un’altra possibilità. Noi, non siamo il nostro corpo. Mentre la stampa e la radio parlano, il teatro e i film mostrano, il cyberspazio assegna un corpo in un mondo nel quale il pubblico può agire senza interferenze, non solo nel senso che gli utenti possono immaginare di sperimentare una realtà interessante, ma in modo che questa realtà posso essere direttamente sperimentata. Offre nuove possibilità mentali. Anche intendendo cyberspazio come un medium che deriva dagli altri più vecchi media, è un medium che li migliora. La realtà virtuale raggiunge quello che i media precedenti avevano solo promesso: la tecnologia scompare, lasciando lo spettatore solo con la realtà che si suppone sia dentro e al di là della rappresentazione.

L’universo cyborg è l’ispirazione prima della cyber-art. Per spiegare di cosa tratti prendo ad esempio un’artista del filone: Sterlac. Noto performer australiano, Sterlac, sottopone la “vecchia carne” a tutta una serie di innesti tecnologici. Tecnologia che non castra l’umano ma ne amplifica la sua azione corporea, fino ad arrivare alla costruzione di un organismo nuovo grazie alla tecnologia, capace di allargare l’area dell’esperienza e mostrare possibilità inimmaginabili.

Stelarc - 3 June 2014 - Curtin University - Alumni Lecture Series 2014, Zombies, Cyborgs & Chimeras: Alternate anatomical architectures presented by Stelarc, Distinguished Research Fellow and Director of the Alternate Anatomies Lab, School of Design and Art (SODA), Curtin University.
Stelarc – 3 June 2014 – Curtin University – Alumni Lecture Series 2014, Zombies, Cyborgs & Chimeras: Alternate anatomical architectures presented by Stelarc, Distinguished Research Fellow and Director of the Alternate Anatomies Lab, School of Design and Art (SODA), Curtin University.

Sterlac paragona la tecnologia al crogiolo dell’alchimista. Le sue preferite creazioni artistiche sono uomini-robot, cyborg, macchine viventi e metamorfosi chirurgiche, e l’intento risiede nel spingere il pubblico ad interrogarsi su quale sarà l’impatto sul corpo e sull’identità delle nuove tecnologie. Sterlac interpreta il corpo come fosse un vestito, che spesso si può cambiare. Originale è la sua “stomach sculture”. Nel 1993 arriva ad ingoiare una micro camera che riprende il processo di ingestione; giunta nello stomaco attiva un meccanismo che emette luci e suoni ripresi e mostrati al pubblico. L’arte assume il corpo proprio o altrui come luogo su cui o attraverso cui imprimere dei segni. Del 1994 è lo Stimbod o stimolatore muscolare multiplo, dove tramite mouse o touch screen del computer vengono inviate scariche elettriche di medio voltaggio su alcune zone del corpo del performer i cui muscoli cominciano a muoversi in modo involontario. I cavi sulla pelle raffigurano un secondo sistema nervoso artificiale, e la pelle come interfaccia di comunicazione, come schermo. Il corpo è un oggetto di creazione scelta e sempre più reversibile. Sterlac sostiene che possiamo svuotare il corpo umano e sostituire gli organi inutili con tecnologie nuove, poiché invece di mandare tecnologie verso altri pianeti è preferibile farle atterrare sul nostro corpo.

Sai qual è il tuo guaio? Tu sei il classico stronzo che vuol leggere prima il manuale. Qualunque cosa la gente costruisca, qualsiasi tipo di tecnologia, deve avere qualche scopo specifico. Serve a far qualcosa che qualcuno ha già fatto. Ma se si tratta di una nuova tecnologia, aprirà degli spazi a cui nessuno aveva mai pensato prima. Tu invece leggi il manuale e non ti sogni neanche di cambiare una virgola. E ti senti sconvolto quando qualcuno la usa per fare qualcosa a cui non avevi mai pensato“. William Gibson 

ste

ivy

mio pezzo, parecchio datato ma ancora presente su Hacker Kulture dvara.net 

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