Gli Hacker di Altair 8800

Altair 8800
Altair 8800
Altair 8800
Altair 8800

Nel gennaio 1975 negli Stati Uniti nasce Altair 8800, il primo personal computer americano e l’informatica esce dalle università ed entra molto timidamente nelle case dei cittadini. E’ attorno Altar 8800 che cominciò a gravitare la seconda generazione degli hackers; gli esperti di tutti i segreti dell’hardware, di ogni singolo circuito. Passione e necessità insieme visto che, Altari veniva venduto solo in kit di montaggio: come i puzzles! A marzo del 1975 si aprirono le riunioni dell’Homebrew Computer Club, il club hacker della Silicon Valley californiana.

Dal gruppo emergeva una pleiade di hackers: Steve Wozniak, Steve Jobs, Paul Allen e William Henry Gates III, per gli amici Bill. Steve Wozniak, conosciuto per avere una segreteria telefonica che raccontava ogni giorno una barzelletta diversa, e Steve Jobs, che per guadagnare qualcosa extra andava in estate a raccogliere mele in Oregon, costruivano le blue-boxes di Cap’n Crunch. Vendendole agli studenti dell’Università di Berkeley felicissimi di poter chiamare gratis i genitori e fidanzate/i, racimolarono un bel gruzzoletto. Per investirlo decisero di restare soci e fondarono la riverita “Apple”.

William Henry Gates III e il suo amico nonché compagno di studi a Harvard, Paul Allen, proposero l’acquisto del loro linguaggio Basic per  alla società che vendeva il personal computer e che fece fare loro un affare davvero fortunato. Presto però, a causa del prezzo ritenuto troppo “salato”, gli hackers dell’Homebrew Computer Club iniziarono a fare delle copie del codice Basic e le distribuirono gratuitamente. Questo fece schiumare di rabbia Bill Gates che, arringò contro le copie non autorizzate del programma che gli impedivano di ottenere i diritti d’autore. Scrisse una lettera aperta al Club per dissociarsi da esso e rivendicando il diritto di esigere compensi pecuniari dal frutto del suo genio informatico. Sostenne inoltre che la diffusione dei programmi avrebbe scoraggiato i programmatori rendendo meno remunerativa la realizzazione dei loro prodotti. Insomma, già a quei tempi, per il suo spirito imprenditoriale e la sua etica finanziaria, avrebbe potuto vincere il premio “Paperon de’ Paperoni”.

Steve Wozniak
Steve Wozniak

La lettera aperta di Bill Gates del 1975 conteneva già tutti i prodromi dei tempi che di lì a poco sarebbero arrivati. In breve, i personal computer diventarono un affare e, chi ci lavorava sopra, dal produttore di hardware allo scrittore di software, ci volle guadagnare quanto più possibile. La società diventava ogni giorno più epicurea, cioè godereccia e le tentazioni dei soldi e del successo diventarono spesso più forti dei propositi dell’etica hacker. Clima adatto perché prolifichino quelli della terza generazione! Questa atmosfera nel 1982 aprì le porte del successo al film di John Badham, “War games” – Giochi di guerra-, che mostrava l’avvincente storia di un hacker adolescente che scatena involontariamente un rischio di guerra totale. Quell’anno il modem fu il regalo preferito da tutti i ragazzi americani! War games ebbe due strascichi: il primo fu che la figura dell’hacker giunse ad incarnare quella dell’irresponsabile ragazzino disinteressato ai danni che con il suo baloccarsi al computer può provocare; il secondo, che un’orda scatenata di barbari mocciosi, repressi e pieni di complessi, effettivamente s’immedesimò e cercò di emulare il protagonista del film. Entro la fine del 1982, l’amministrazione militare per motivi di sicurezza adoperò l’escamotage di dividere ARPAnet in due tronconi: uno esclusivamente militare che prese il nome di MILNET, e l’altro civile, per la libera ricerca, con il nome di ARPA Internet. Infatti, la National Scienze Foundation pensionò ARPAnet, sostituendola con la nuova rete veloce, Internet sperimentale e dandone l’accesso gratuito ai consorzi di università. Dall’inizio degli anni Ottanta gli utenti di Internet passarono da qualche migliaio a circa un milione, per arrivare sino a 50 milioni intorno al 1995.

Nel frattempo, nei laboratori del CERN a Ginevra, due studiosi a detta di tutti visionari – Tim Berners e Robert Cailliau – avevano cominciato a fantasticare di un mondo dove fosse possibile usare Internet per localizzare e trasmettere documenti di ogni tipo, con immagini, colori, musica, animazioni visive, e non solo posta o dati. “Esagerati!” dicevano con grande spocchia i loro colleghi. Nel 1990, la nascita del World Wide Web fu la smoking-gun che nessuna grande impresa può essere compiuta da uomini soltanto razionali e logici. Il CERN di Ginevra è un laboratorio, anzi una vera e propria fucina di idee scientifiche, dove gli studiosi seguono la regola aurea di mettersi a disposizione della comunità mondiale dei fisici delle particelle elementari. Creato nel 1952, il Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare, rappresentava dodici nazioni europee. Nel 1999 il numero degli Stati membri del CERN era salito a venti. Oggigiorno esiste una forma di associazione al CERN per Paesi non europei (Israele, Giappone, Russia, Turchia e Stati Uniti). Pur mantenendo la sigla CERN dal 1991 è stato in realtà ribattezzato “Laboratorio Europeo per la Fisica delle Particelle”. Affinché il Web diventasse il successo che tutti noi conosciamo, mancavano ancora due elementi che si trovarono subito, non appena quest’invenzione migrò negli Stati Uniti. Il primo elemento era il “browser” o “navigatore”, che permetteva di accedere in maniera semplice ai documenti in Internet; il secondo lo svilupparono nel 1993 i dottorandi al National Center for Supercomputing Applications, NCSA, dell’Università dell’Illinois e si trattò di un’interfaccia grafica, il famoso Mosaic (Primo browser in grado di visualizzare elementi grafici in svariati formati. Viene distribuito gratuitamente dal National Center for Supercomputing Applications NCSA). che seguendo la cara vecchia etica hacker distribuirono gratuitamente a tutta la comunità di utenti della rete. A onor del vero, molto prima di Tim Berners-Lee e Robert Cailliau, addirittura nel 1945, un altro uomo, il direttore dell’Ufficio americano per la Ricerca e lo Sviluppo Scientifico, , aveva sognato molte cose allora impensabili e che oggi diamo invece per scontate. Famoso è il suo articolo “As We May Think” (Come potremmo pensarepubblicato sulla rivista “Atlantic Monthly”. Professore al MIT dal 1919 al 1932, durante la guerra ricoprì la carica di presidente dal Comitato Nazionale per la Ricerca sulla Difesa oltre a quella di direttore dell’Ufficio per la Ricerca e lo Sviluppo scientifici, e divenne così un elemento chiave nel progetto alleato per la bomba atomica. A guerra ultimata, il presidente Roosevelt chiese a Bush di suggerire quali applicazioni militari potevano servire in tempo di pace. Fu in risposta alla richiesta di Roosevelt che Bush scrisse l’articolo sopraccitato “As We May Think”, proponendo il “Memex”, un congegno da utilizzare per archiviare, cercare e modificare informazioni in modo rapido e semplice. Il Memex ipotizzato da Bush è molto simile all’odierno personal computer. Esponendo il Memex, Bush descrisse anche l’ipertesto, benché ancora nessuno lo avesse battezzato con quel nome. “La mente umana opera per associazioni. Dopo aver colto un argomento, salta istantaneamente al successivo per associazione d’idee, seguendo un’intricata ragnatela di percorsi sostenuta dalle cellule del cervello (…) La selezione per associazione invece che l’indicizzazione, potrebbe essere meccanizzata”. Vannevar Bush morì nel 1974 e quindi non assistette alla nascita del World Wide Web. 

Se prima Internet veniva usata attraverso l’obscurum per obscurius di complicati comandi dei quali si doveva conoscere l’esatta sintassi, con le interfacce grafiche, gli utenti si ritrovarono in una sarabanda icastica di colori, suoni, icone, tendine con i menù dei programmi fra i quali scegliere cliccandoci sopra, simboli standard facili da ricordare. Internet, che per anni era rimasta un arcano strumento esoterico per pochi iniziati, con l’interfaccia grafica diventò di colpo essoterico, cioè utilizzabile anche da non esperti e da veri e propri imbranati. La maggior parte dei collegamenti temporanei alla rete cominciò ad essere quella degli utenti domestici, che entravano in Internet in pantofole dalle loro abitazioni private. Inoltre, Java, un linguaggio di programmazione sviluppato da Sun Microsystems verso la metà degli anni Novanta, rese possibile la trasmissione non soltanto di testi e materiali multimediali, ma anche di veri e propri programmi fra due computer collegati in rete.

Bruce Sterling
Bruce Sterling – The hacker crackdow

I capricci dell’immaginazione che scoprono il possibile nella virtualizzazione, lo preparano come prossima creazione di realtà. Ogni essere umano persone degne o meno, di tutti i generi e specie. A voler sussumere ciò nel web, possiamo dire che gli utenti della rete sono altruisti, onorevoli, dalla mente particolarmente sveglia e libera, truffatori, infrolliti, bugiardi, onesti, traditori e che qualcuno raglia. Aumentando quindi in modo esponenziale gli utenti d’Internet, in ugual modo aumentano coloro che in rete commettono crimini informatici. E’ a questo punto che i mass media cominciarono a far scialo nel raccontare un guazzabuglio di episodi su frodi digitali, su virus sempre più letali, sul laidume dei siti pornografici sconfinanti nella pedofilia, sui furti telematici dei numeri delle carte di credito, sul terrorismo informatico. Nel gran dedalo di notizie riguardanti ogni sorta di atto illegale, la colpa era sempre degli hackers. “Come mai?” Perché equiparare l’hacker al criminale? “Hacker” era un termine che colpiva maggiormente l’immaginazione del pubblico. C’erano forse altri motivi per creare un’opinione pubblica incapace di distinguere l’uno dall’altro, che richiedesse per la propria tutela o almeno accettasse passivamente leggi più severe di controllo di Internet? La questione, io direi, non è di lana caprina! In generale può valere questa regola: un controllo più severo e tirannico lo si riesce a giustificare quando tutti, preoccupati e scontenti, chiedono in cambio di un po’ della loro libertà individuale miglioramenti economici, giuridici, morali. Così, grazie a molta disinformazione, si diffuse una pandemia di allarme sociale che portò a richiedere morte ignominiosa per tutti gli hackers.

ivy

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