Fenomenologia Criminale, il Rapporto Con l’Età

arancia_meccanica

Nell’esaminare la criminalità per tassi di età si nota per prima cosa, che il tasso di delinquenza dei minorenni è in numero superiore in rapporto alla popolazione generale. Il 42% dei reati di strada è commesso dai giovani tra 10 e 15 anni.

Le statistiche giudiziarie relative alle condanne dei minorenni però non rispecchiano il loro reale contributo criminoso perché per la particolare legislazione minorile e per il trattamento di favore riservato ai più giovani imputati i reati da essi commessi non portano ad una sentenza di condanna e con elevata frequenza vengono applicate misure rieducative alternative e sono concessi il perdono giudiziario e misure. In realtà la delinquenza dei minorenni è ben più alta e in aumento. Tanto che, dai gravi delitti compiuti da bambini delle scuole elementari, la letteratura anglosassone ha addirittura coniato il termine di baby killer.

In Italia buona parte della delinquenza dei ragazzini è rappresentata da furti compiuti da bambini di clan di zingari nonché dal più preoccupante fenomeno del coinvolgimento degli infra quattordicenni nella criminalità organizzata di tipo mafioso. Ragazzini vengono spesso impiegati nellospaccio degli stupefacenti. Il tutto per sfruttare la loro imputabilità se fermati dalle forze dell’ordine.

Dal punto di vista numerico il più elevato contributo alla criminalità è dato dagli adulti di età compresa tra i 18 e i 65 anni (anche perché più numerosi). Il massimo della delittuosità si registra nella fascia di età tra 18/30; tra i 30/40 c’è un leggero declino della criminalità e fra i 40/65 si ha esigua criminalità.

Se la partecipazione dei giovani alle attività illecite si ha per immaturità della personalità, inesperienza di vita, minore accortezza nello sfuggire all’identificazione, e per fattori psicologici e sociali inerenti all’età, di contro, l’allontanamento in età avanzata, può essere attribuito per il conseguimento della maturità psicologica, le esperienze acquisite, la consapevolezza delle conseguenze negative nonché la deterrenza penale.

La criminalità dei più giovani come altre forme di devianza tende statisticamente a ridursi con il sopraggiungere dell’età matura.
L’età costituisce anche un fattore selettivo in funzione del tipo di criminee in rapporto alla maggiore e minore identificabilità ed elaborazione del delitto.

Mentre i giovani incorrono in delitti “semplici”, del tipo guida senza patente, scippi, aggressioni da strada, rapine, furto auto e moto; quelli delle classi di età matura sono delitti più elaborati, falso in monete, contrabbando organizzato, truffe elaborate, frodi nel commercio, omicidio, atti osceni. Se la violenza carnale è tipica della fascia 18/30, pedofilia ed esibizionismo lo sono della fascia 40/65.

bronxIl maggior contributo dei giovani ai delitti che emerge dalle statistiche è anche la conseguenza del tipo di attività illegali scelte fra quelle maggiormente identificabili, mentre gli adulti indirizzano la loro criminosità verso settori meno esposti, verso attività meno rischiose e meno identificabili. I tipi di criminalità a basso rischio di identificazione come la criminalità del mondo economico, quella dei colletti bianchi, e nei vertici della criminalità organizzata sono ovviamente preclusi ai più giovani.
Nel caso della criminalità organizzata di tipo mafioso e di tipo comune ai più giovani sono riservate attività più rischiose e scoperte.

La criminalità dei vecchi è molto bassa, sia in numero assoluto che per la minor consistenza numerica delle classi anziane (4% sul totale della criminalità). I vecchi delinquono molto meno dei più giovani, però caratteristica della delinquenza senile è che poco meno del 50% di essa è compiuta da delinquenti che si affacciano per la prima volta al delitto. In genere con reati di violenza verbale e fisica per fattori specifici: scadimento da freni inibitori per l’insorgere di demenze, fenomeni degenerativi mentali, emarginazione, perdita dei precedenti ruoli. Frequenti i reati di natura sessuale (esibizionismo, pedofilie, toccamenti lascivi).

Inoltre esiste una correlazione positiva fra persistenza della condotta criminosa e l’età in cui è stato commesso il primo reato. I recidivi spesso iniziano molto presto la loro carriera criminale. Possono esistere gravi anomalie della personalità che fanno propendere alla criminalità e che si manifestano fin dalla gioventù, condizioni ambientali sfavorevoli che possono conservarsi tali nel tempo. Presenza di famiglie problematiche, carenze educativi ed economiche. Influenze negative della precoce istituzionalizzazione in comunità correzionali possono provocare un astio verso la società. La stigmatizzazione per l’aver trascorso gli anni della giovinezza in istituti correzionali può provocare una squalificazione nei rapporti interpersonali e favorire il persistere della delinquenza. Anche se non esiste un vero legame deterministico in tutto ciò.

Bloody Ivy

7 Commenti

  1. Molto interessante. Nel caso dei minori zingari o giovani leve della mafia, che sono la maggioranza tra i minori si dovrebbe considerare la certezza matematica della impossibilità del recupero e reintegrazione. non c’entra col post ma è ciò che mi è venuto in mente.

    • panzane!
      è difficile il recupero educativo perché fuori nel mondo li si etichetta proprio in questo modo.
      il principio base in criminologia e psicologia criminale è che, educando l’individuo si migliora la società, non stigmatizzandolo a priori.

      • Io credo sia prioritaria la colpa (quindi la punizione) rispetto ai motivi che l’hanno indotta, allo scopo di tutelare la società. A questo dovrebbe servire la giustizia.

        • NO!
          A parte la grave mancanza alla dignità della persona che si fa dando ad un minore dell’irrecuperabile. La GIUSTIZIA NON é COSi. L’ergastolo dura 30 anni e non si getta la chiave per un motivo.
          Perché la giustizia è fondata sulla costituzione e quella segue ed applica. E la costituzione riconosce la dignità di un individuo e la tutela; esplicitamente nel diritto alla vita, nel diritto alla libertA, nel diritto alla salute. La giustizia accorda una pena giusta e non sproporzionata (non marca a vita un ragazzetto zingaro) e si propone di rieducare il punito secondo i principi della costituzione. No, perché sennò ti confOndi con le segrete del Castello di If del conte di montecristo o al “sorvegliare e punire” di foucault dove non rieduchi ma annienti

          • che poi il sistema sia corrotto… che si puniscano innocenti e i furbi colpevoli la facciano franca appunto perché furbi e capaci di muoversi fra i cavilli del diritto… che gli avvocati abbiano ispirato il film “l’AVVocato del diavolo” Sì, che non esistano i giusti processi se non sulla carta… tutto quel che si vuole. Ma le persone non vanno stigmatizzate, soprattutto poi se minori, vanno educate. La GiUSTIZIA si propone di rieducare E NON FACENDO IL LAVAGGIO DEL cervello O A SUo piacimento, ma secondo i principi deLLa costituzione. (devo sistemarmi la tastiera, le maiuscole sembrano avere una vita propria).

  2. Riguardo la recidività nei giovani delinquenti è sempre importante tener conto che l’inserimento in istituti correzionali spesso tende a metterli a contatto con un ambiente tutt’altro che formativo, mettendo a contatto adolescenti difficili con altri adolescenti difficili e isolandoli invece dall’influenza positiva che potrebbe esercitare la società sana.
    Quando un giovane (non necessariamente minorenne) entra in un istituto correzionale spesso perde di vista le possibilità di un recupero completo del suo status (complice lo stigma sociale imposto a chi ha precedenti penali) e si rassegna a dover vivere di espedienti. L’importanza di un percorso di reintegrazione in società valido ed efficace è il modo migliore per evitare la reiterazione o aggravamento dei reati commessi. Ottimo articolo.

    • Ottimo il tuo commento. Sono solo post dalla lunghezza limitata E QUESTI commenti li completano.
      Però mi ribello alla frase “la certezza matematica della impossibilità del recupero e reintegrazione” soprattutto se destinata ad un minore.
      Tutti siamo stati messi in punizione da piccoli, dai genitori PER AVER ROTTO QUALCOSA; DALLA MAESTRA PER NON aver fatto i compiti. Ma le punizioni avevano una durata, poi finivano, l’inTENTO ERA INSEGNARCI QUALCOSA:
      che è quello che si propone la giustizia, non farti sparire per sempre dal mondo, ma il reinserimento in società:
      durissiMO; ANCHE PER LO STIGMA SOCIALE APPUNTO:
      (ho la tastiera che dà di matto, mi spiace)

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