Internet Addiction Disorder (IAD)

IAD

La storia della dipendenza dal sistema dei media è cosa vecchia. I rapporti di dipendenza, infatti, sono stati studiati a lungo per spiegare gli effetti dell’esposizione ai messaggi dei media sulle opinioni e il comportamento individuale e della massa. La chiave per spiegare gli effetti dei media sulle opinioni e i comportamenti degli individui sta nei modi in cui le persone usano le risorse dei media per raggiungere i loro scopi personali.

Il processo psicologico della dipendenza, inizia con un individuo che esamina il medium per decidere attivamente che cosa vuole ascoltare, vedere o leggere; oppure con un contatto casuale con il contenuto del medium. Nel corso dell’esposizione per alcuni individui possono attivarsi dipendenze che li motiveranno a protrarre l’esposizione, per altri invece non si attiva assolutamente niente. Il grado di dipendenza non è sempre lo stesso e le variazioni d’intensità delle dipendenze individuali dai media vengono calcolate in base alla funzione delle differenze 1  )degli scopi personali, 2) dell’ambiente personale e sociale, 3)delle aspettative circa l’utilità potenziale del contenuto mediale in questione e 4) della facilità d’accesso a quel contenuto. Le variazioni degli scopi individuali sono spesso il riflesso delle variazioni dell’ambiente personale (DeFleur Melvin, Ball Rokeach Sandra, “Teorie delle comunicazioni di massa”, Il Mulino).

La teoria della dipendenza si basa sull’assunto che il mondo sociale è un insieme di fragili interpretazioni soggettive della realtà; quando l’ambiente sociale viene sentito come particolarmente ambiguo, cioè minaccioso le persone tendono a sviluppare con i media delle relazioni di dipendenza sempre più importanti. Ossia quel particolare contenuto del medium diventa un veicolo di comprensione sul mondo e acquisisce un certo potere di influenza sui nostri pensieri, sentimenti e azioni. Essendo l’interpretazione della realtà soggettiva, anche la relazione di dipendenza e il suo grado varia da individuo ad individuo. Semplificando, il potere dei media, nella teoria della dipendenza, viene paragonato al potere dei genitori sui figli o a quello degli insegnanti sugli studenti, in breve al potere dei controllori della conoscenza.

Se il medium è Internet, la dipendenza prende il nome di Internet Addiction Disorder (IAD); nome coniato dal Dott. Ivan Goldberg, nel 1995. Addiction è il termine inglese per tradurre dipendenza, quando non si tratta di sostanza chimica (che in quel caso è tradotta con dependance). La IAD viene collocata tra i disturbi del controllo degli impulsi e comprende diverse forme di dipendenza dalla rete. Le fasi della patologia sono essenzialmente due: fase tossicofilica (incremento delle ore di collegamento, con perdita di ore di sonno, controlli ripetuti di e-mail, siti preferiti, blog, chat, gruppi di discussione, fantasie ricorrenti su Internet quando si è off line che generano un malessere generale), fase tossicomania (collegamenti talmente prolungati da compromettere la propria vita socio-affettiva e lavorativa). Il tipo di personalità predisposto a sviluppare tale disturbo è caratterizzato da tratti ossessivo-compulsivi, inibito, con un vissuto di solitudine, e Internet rappresenta per lui un modo di sfuggire alla sua realtà. La dinamica di questa dipendenza quindi, ricorda quella che si verifica nella dipendenza da sostanze.  

Niente si vende bene come il sesso. Cosa c’entra il mercato a luci rosse con la IAD? Molto più di quanto c’entrano i cavoli a merenda, poiché di questo assioma si fa forza un lucroso mercato che della Rete sa sfruttare appieno tutte le possibilità telematiche e le debolezze degli utenti. Pornografia deriva da due parole greche: porné, ossia meretrice e –grafia, quindi descrizione, rappresentazione, racconto o altro con oscenità. ‘Osceno’ è ciò che offende il senso medio del pudore, la moralità pubblica e il buon costume. Personalizzerei con l’aggiuntina tesa a giugulare la pornografia – stando porné per meretrice – all’ambito più maschile che femminile, anche se pare le donne voyeriste in Rete non siano una rarità. In termini di legge l’articolo 221 della nostra Costituzione garantisce la totale libertà di manifestazione del pensiero da un lato e altresì dall’altro vieta tutti gli spettacoli e le manifestazioni contrarie al buon costume che possano offendere il senso del pudore. Codesto però, oltre ad essere un sentimento soggettivo, varia a seconda dei periodi e delle epoche. Per pornografia, qui di seguito si intenderà il mercato telematico a luci rosse. Vorrei quindi, fare un chiaro distinguo fra il termine erotismo che deriva dal greco eros, amore, e indica sì l’eccitazione sessuale in tutti gli ambiti ma non ha nulla a che fare con porné, cioè con il mercato, con la vendita di sesso.

Internet è saturata di pornografia. Il sesso ha trovato nella Rete una sede in cui potersi esprimere liberamente, senza essere sottoposto ad alcun genere di restrizione. Siti hard-core, newsgroups sul tema sesso e chat-rooms private, sono numerose e a portata di clic. Il motivo primo dell’esistenza della pornografia in Internet è che crea profitto. In questo particolare caso di e-commerce il guadagno si ottiene tenendo collegati gli utenti ai server a pagamento dei siti. Tali siti si trovano digitando le parole chiave (porno, sesso, pornografia, e tutti i pepati eccetera legati a questi ambiti semantici) nei motori di ricerca, oppure semplicemente cliccando sui numerosi banners, che frequentemente si incontrano navigando per altri motivi, dai quali fanno capolino ladies ignude. Ma ci sono anche le spam, e queste arrivano via e-mail, – seppur non si abbia mai lasciato in uno di quei siti il proprio indirizzo di posta elettronica – per suggerire nuove pagine web. In Rete, insomma, vale il detto che se l’utente non va al pornografico è il pornografico ad andare da lui. Ovviamente tutti questi siti, e queste mail che arrivano con immagini esplicite, sono vietati ai minorenni. Ovviamente se non si è preventivamente installato sul computer un software di protezione chiunque vi può accedere, e le spam erotiche arrivano in ogni caso. E di nuovo, ovviamente, le immagini scaricabili gratuitamente che a volte si propongono, non sono che un’esca per attirare il navigatore all’interno di siti a pagamento.

La pornografia on line è diversa dalla tradizionale: è interattiva! L’utente, davanti al monitor del computer, può scegliere quello che vuole dal menù. Il soggetto è attivo, va lui in cerca fra le varie pagine web e clicca. Qui scatta il pericolo della IAD. In questo modo l’individuo senza accorgersene effettua un condizionamento operante su se stesso, e in soggetti di indole psichica particolarmente debole il decorso può essere simile a quello delle droghe, dell’alcool e del gioco d’azzardo, diventando una dipendenza. Si arriva cioè a preferire il sito hard ad una normale vita sessuale. Secondo la Società Italiana di Psicopatologia, a proposito di Cybersexual addiction, i dipendenti dal cybersex utilizzano internet alla ricerca di materiale sessuale per un numero di ore superiore alle 11 a settimana, sono uomini di cultura medio-alta, diplomati e laureati, principalmente fra i 30 e 40 anni, e soli, fidanzati o sposati non fa molta differenza.

L’industria relativa alla produzione e distribuzione del materiale pornografico, s’ingegna a creare il bisogno secondario di sesso digitale che poggi sul bisogno primario di avere rapporti sessuali con il partner. Il bisogno sessuale secondario fa leva sul semplice, riservato e veloce modo di usufruire del mercato erotico in Rete. L’utente fruisce del materiale collegandosi al server del sito erotico, e se non è un sito gratuito gli viene richiesta la carta di credito. In parole povere, si paga l’accesso ai siti pornografici per soddisfare perlomeno il bisogno sessuale secondario, vicario del primario; ma così facendo il bisogno primario permane e si intensifica; lo sfogo però si ritroverà in quello secondario che aumenterà di più il primario, e così via. Alcune altre considerazioni sui meccanismi psicologici usati come leva da questi siti. Condizionamento operante: è il condizionamento che spinge l’utente a cliccare su offerte sempre più prave e si distingue dal condizionamento pavloviano classico dove l’azione dell’individuo è una risposta ad un determinato stimolo. Il fisiologo russo (nonché premio Nobel) Ivan Petrovic Pavlov, agli inizi del Novecento comincia a fare esperimenti sui cani e ottiene risposte costanti e condizionate (i cani producono saliva) a stimoli neurali (il lampeggiare di una luce, precedentemente associato all’offerta di cibo). Qualche decennio dopo, il comportamentista americano Burrhus Frederik Skinner studia l’effetto che sull’apprendimento possono avere rinforzi positivi (premi) o negativi (punizioni), e formula la teoria del condizionamento operante. Nel condizionamento operante, l’azione è un’operazione che l’individuo compie sull’ambiente in vista di uno scopo. Malauguratamente il condizionamento operante agisce sulle reazioni comportamentali mediante il sistema nervoso centrale a cui sono da ricondurre le risposte volontarie e le dipendenze. Lo scegliere e il cliccare fungono da ottime vie per operare il condizionamento operante su se stessi. Con i contenuti proposti in Rete, l’utente è incentivato a restare nel sito proprio da com’è configurato il mezzo. Nei siti hard il materiale pornografico è presentato in escalation per agganciare l’utente e farlo rimanere connesso al server. Spesso dopo i primi clic di selezione è il sito ad annullare le classiche barriere di definizione quali la barra degli strumenti, i supporti per la navigazione, i tasti di ritorno, i siti porno usano anche la pratica invasiva dell’apertura di decine di finestre pop-up che impediscono fisicamente all’utente di abbandonare il sito bloccandolo per diversi secondi.

Si definisce “apprendimento” un processo psichico che consente una modificazione durevole del comportamento per mezzo dell’esperienza. (…)

Si è soliti distinguere due tipi di apprendimento: l’apprendimento associativo e l’apprendimento cognitivo.

Il primo, detto anche semplice, o meccanico, è fondato sulla relazione stimolo-risposta che mette capo alla formazione di abitudini (…)

L’apprendimento cognitivo, detto anche complesso, coinvolge funzioni psichiche superiori come la percezione, l’intelligenza e in generale i processi cognitivi propri dell’uomo e limitatamente estendibili ai mammiferi superiori.

Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia

La speranza di chi col sito porno mercanteggia, sta nella neanche tanto remota possibilità che la frequentazione continuata renda continuativo anche lo stimolo sessuale e si inneschi un meccanismo trascinante alla IAD. Lo stimolo, verrà poi livellato per effetto di adattamento all’ambiente e così tenderà a richiedere hard sempre più intenso perché a parità di stimolo e di reazione il soggetto rimarrà sempre più insoddisfatto. Per superare lo stress da inappagamento l’individuo cercherà di aumentare lo stimolo, spostando la soglia verso zone sempre più estranee ad un’esperienza sessuale comune e aumentando la frequenza dei collegamenti. La navigazione verso siti sempre più perversi, rischia di scantonare dai limiti della legalità. Per riuscire a provare una forte dose di eccitazione spesso si visitano siti di violenza, stupro, di pratiche di rapporto fatali (snuff movies), oppure siti di pedofilia.

I fattori che possono trasformare il condizionamento operante in una dipendenza IAD sono principalmente: la quantità, il tempo, la natura. Il comportamento sessuale compulsivo come dipendenza, può essere sintomo di profondi problemi di relazione col prossimo vissuti pesantemente; ma, il comportamento sessuale compulsivo si può generare anche in seguito ad abusi e traumi ricevuti, mischiando così il bisogno di affetto e con lo stimolo sessuale; si soddisfa uno non riuscendo a soddisfare l’altro. Alcuni bloccano la loro sofferenza emotiva utilizzando il piacere sessuale, e con il passare del tempo per via dell’assuefazione devono trovare forme di comportamento sempre più rischiose per cercare che alleviare la loro sofferenza; in poche parole, quando il comportamento sessuale persegue lo scopo di cancellare il dolore, molto alto è il rischio della dipendenza. La dipendenza in generale, scaturisce quando si usa la Rete (siti pornografici, di gioco d’azzardo; ma c’è anche lo shopping compulsivo, la dipendenza da chat, la “information overloading addiction” quando le informazioni non bastano mai, tipica dei giocatori in Borsa e dei manager…) come una scappatoia per allentare le emozioni negative causate da vari problemi e tensioni di molteplici nature. Sempre generalizzando, l’eccitazione non appagata o soddisfatta solo telematicamente si trasforma in stati di angoscia che alterano la personalità del soggetto (in psicologia questo comportamento è chiamato “Law of diminishing returns”, per cui a parità di stimolo la reazione diminuisce ma anche l’inverso, cioè meno soddisfacimento procura una più forte ossessione).

Pervertiti? Per far chiarezza sui termini, in psicologia per perversione si intende un’incapacità totale o parziale di fronte alla funzione sessuale normale, in pratica qualcosa che ostacola la vita sessuale. Ha il carattere di una vera e propria malattia. Infatti, in realtà, gli elementi che caratterizzano le diverse specie di perversione, sono presenti in misura lieve e come elementi subordinati, a volte diversivi, anche nella attività normale; mentre, nella dipendenza, il comportamento sessuale è parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non si possono più controllare. Invece di intendere una relazione sessuale come una fonte di piacere, il dipendente sessuale ha imparato a relazionarsi al sesso per confortarsi dal dolore, prendersi cura di sé, rilassarsi dallo stress. Sempre la psicologia (freudiana) insegna che qualsiasi forma di dipendenza trascina verso la depressione, poiché la dipendenza toglie un bisogno fondamentale per tutti gli individui quale è la libertà; la libertà di esprimere se stessi, che sta alla base di tutte le attività creative ed è per noi fonte di sommo piacere e tocca sana contro la depressione. La personalità dipendente non potendosi controllare, seppur cercando continuamente di mascherare ciò, perde la sua spontaneità, e il “sé” langue quando sono chiusi i canali della propria espressione. Detto così ogni dipendenza risulta come una prigione interiore. E poiché le dipendenze sono spesso inconsce o razionalizzate, la persona è più strettamente imprigionata da esse di quanto non lo sarebbe se si trattasse di forze esteriori. E’ il vecchio adagio popolare, infatti, ripete che, quando una persona deve proiettare l’immagine di “essere qualcuno” ciò significa sempre che dentro di sé non si sente “nessuno”. La dipendenza porta infine a non riuscire più a controllare la propria realtà. Il sesso, checché se ne dica, riguarda tutte le sfere della persona, e se si tralascia ad una sfera soltanto, può far sorgere conflitti motivazionali. E’ vero che si provano spesso bisogni che sono in conflitto fra loro, per esempio gli impulsi sessuali e la morale, e che il dramma di ciò può portare all’angoscia e alla depressione. Però i bisogni non vanno eliminati, soltanto gestiti, mediati. In modo che non trasformino la persona in dipendente succube, ma che siano un ottimo mezzo per realizzarla.

Pre-teen sex. Qualche accenno sulla cyber-pedofilia. In letteratura la pedofilia è in genere interpretata come la risposta ad una serie di frustrazioni nello stabilire rapporti sessuali con adulti. Non potendo permettersi un rapporto simmetrico con i suoi pari, il pedofilo tenderebbe a compensare in rapporti asimmetrici riservandosi la posizione up.

In realtà, i cyberpedofili non trovano poi in Internet un ambiente così fecondo per conoscere bambini o scambiare materiale hard, poiché la Rete permette troppo facilmente di rintracciare chi la usa per scopi illeciti. E, le foto ambigue di minori sono illegali. Anche se Internet riesce a mettere in connessione i pedofili di tutto il mondo, il terreno di “coltura” della pedofilia rimane rappresentato dalla famiglia ristretta o allargata e da alcune categorie sociali e professionali facilitate nel contatto con i minori (parenti, educatori, preti, istruttori sportivi…) L’unico rischio di incontro tu-per-tu in Rete sono le chat che consentono conversazioni on-line in tempo reale tra due o più persone, celanti la propria identità dietro nickname.

Gli organi di Polizia (Polizia Postale) monitorizzano costantemente siti Internet, Chat, News Group, E-mail in cui si sospetti, avvenga scambio di materiale illecito. Una difficoltà è costituita dal fatto che spesso i siti Internet che divulgano tale materiale, sono attestati presso Provider collocati all’estero, con tutto quello che ne consegue in termini di competenza territoriale. Per monitorare tutte le comunicazioni comprese mail e le Chat su canali segreti, la Polizia usa l’intercettazione telematica. Le indagini telematiche consentono di risalire al computer da cui parte la connessione ad Internet ma non svelano con certezza chi sia la persona fisica, l’utilizzatore finale. Talvolta accade che intercettando le Chat vi sia l’indicazione delle reali generalità celata dal Nickname, proprio da parte del soggetto agente. Le indagini sono integrate dalle intercettazioni delle conversazioni effettuate telefonicamente per l’esito più sicuro che si ricava da esse. Una volta intercettati i flussi telematici e le conversazioni effettuate telefonicamente si ha un quadro chiaro della situazione.

La Polizia in alcuni casi, provvede a creare un sito civetta. Il sito civetta viene munito di maschere di deterrenza con cui si avvertono i navigatori, prima che possano entrarci, sul fatto che, il contenuto del sito è vietato dalla legge in quanto a contenuto pedopornografico. La predisposizione delle maschere di deterrenza ha la funzione di evitare che colui che effettua il contatto possa fondatamente affermare di essere incappato per puro caso in un sito pedopornografico. Una volta ottenuti una serie di contatti con il sito, si procede, alla identificazione, mediante l’acquisizione dell’IP Address presso il provider del personal computer utilizzato per la connessione e quindi dell’utenza chiamante. La verifica dell’effettiva acquisizione da Internet del materiale pedopornografico avviene mediante la perquisizione ed il sequestro dei computer e del materiale elettronico. In realtà dietro a questo mercato non c’è il singolo a tirare i fili, ma tutta una lobby pedofilo-culturale, delle macro-organizzazioni e vi fanno parte menti colte e raffinatissime.

Altro mercato, che ha a che fare con il sesso è quello dei server delle chat erotiche, ossia una forma di comunicazione che prevede la presenza contemporanea d’interlocutori collegati in rete. Gli utenti si scambiano messaggi sotto forma testuale scritta. Tutte le chat in generale permettono una comunicazione rapida, sintetica e con scambi frequenti. Sono utili, per le amicizie ma anche in campo lavorativo, perché permettono comunicazione simultanea, trasferimento di file e documenti in comune, sono associate alle web cam e quindi è possibile avere l’immagine di chi sta all’altro computer.

Tornando all’IAD e ai mercati, le chat alle quali, per partecipare bisogna collegarsi ai server dei siti pornografici sono, certamente a tema e non si scantona cambiando discorso con l’interlocutore, che paga e si aspetta quella determinata mercanzia. Non si comunica in genere con altri utenti ma con qualche operatrice del sito. Quindi in gioco è totalmente fittizio. La comunicazione in queste chat è dominata dalla sensazione, spesso illusoria, di essere capiti e di capire, di condividere le emozioni proprie ed altrui. L’illusorietà si rende evidente nel momento in cui si decide di abbandonare l’ambiente virtuale per quello reale. Se le chat sono un ottimo sistema per comunicare con gli amici e parenti lontani, e le web cam, un sistema per vederli anche se distano km o stanno in altri continenti, le nuove conoscenze tramite chat spesso non superano la prova della realtà. La modalità di conoscenza on line cioè, sembra fornire anche la falsa impressione di poter conoscere in brevissimo tempo una persona, annullando la quantità di tempo necessaria per la conoscenza reciproca.

In realtà esistono anche chat erotiche o che diventano tali, gratuite. In queste la comunicazione è più sincera, anche se, nel caso non ci sia web cam, non si sa con chi si sta interagendo perché l’identità, anche quella sessuale è celata dal nickname. Chi vuole può barare! E’ il nickname che in psicologia rappresenta il simulacro verso il quale si orienta la percezione e l’attenzione erotica; in altre parole ciò che attira e con il quale l’immaginario sogna è il nome seducente. Il poter inviare e ricevere istantaneamente i testi scritti dall’altro consente di coinvolgere due partecipanti in una situazione erotica interattiva. Il testo che si digita è vivo poiché provoca una reazione nell’altro che risponde. Si dialoga con un soggetto che è attivo, consenziente e risponde agli stimoli in modo immediato.

Ultima nota da inserire fra i balocchi vietati ai minori. Probabilmente la più pericolosa fra tutte le opzioni vietate ai minori: il gioco d’azzardo. Anche qui, la differenza tra l’abitudine sociale o il passatempo gratificante è data dalla frequenza e dalla durata della connessione ai casinò on line. I casinò on line permettono di giocare da casa, dall’ufficio, dai bar e da qualunque posto e con qualunque aggeggio si possa collegare in Rete. Internet facilita l’accesso al gioco d’azzardo e ne amplifica l’ebbrezza. Attira per il piacere che si prova, il senso di soddisfazione della vincita; il problema è che non sempre si vince. Le perdite al giocatore dipendente non tolgono la voglia di continuare, anzi fanno sentire la vincita più vicina. Dopo dieci uscite sul rosso ritiene molto probabile l’uscita del nero e sul nero punta forte ;questo falso ragionamento del giocatore d’azzardo è conosciuto che “fallacia di Montecarlo”. La nosografia psichiatrica internazionale chiama questi problemi “Disturbi del controllo degli impulsi” mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità “Disturbi delle abitudini e degli impulsi”, indipendentemente da come si chiami, è chiaro però che il problema più grosso per i giocatori d’azzardo abituali, è sempre quello economico.

Compagnie che finora vantavano Casinò reali ora offrono blackjack, roulette e tutti gli altri giochi da brivido attraverso la Rete in modo che siano disponibili dal computer di casa; l’esperienza è un poco simile allo stare seduti davanti agli attuali video poker da bar. Su un tavolo verde virtuale vengono date le carte e per esempio un giocatore di blackjack può usare il mouse per cliccare sui tasti del sito per regolare le sue mosse e su altri bottoni per scegliere le scommesse, investendo a suo piacere il denaro, grazie ad altri ancora si ricevono le vincite. Tutto in solitudine e senza la gran ressa degli altri ospiti del Casinò come invece accade in quelli “reali”.

Certo legalmente la via del gioco d’azzardo on line non è ancora spianata. Facendo un esempio, la compagnia MGM, che ha già sei Casinò reali in Nevada sta realizzando una base per un Casinò virtuale, sull’Isola di Man nel mar irlandese. On line offrirà il gioco dei dadi, della roulette, del video poker, keno, e tante slot machines; le puntate inizieranno da pochi pennies fino ad un maximum di $4,000 alla roulette. Assicura, la MGM, che non accetterà scommesse dai residenti degli Stati Uniti, dove è illegale offrire giochi d’azzardo on line. La Legge Federale infatti, proibisce, in accordo con il Dipartimento di Giustizia le offerte, scommesse, puntate sia ai Casinò che riguardanti avvenimenti sportivi, attraverso telefono e Internet. Non così per parecchi stati europei dove le scommesse on line sono lecite o ancora sconosciute sotto il profilo giuridico. La compagnia a tal proposito e per ulteriori motivi di sicurezza userà nuovi software per restringere le scommesse a chi è di età maggiore ai 18 anni.

Poker addictI venti contrari soffiano, e le diatribe si accendono. Sui Casinò della Rete per gli scommettitori è troppo facile perdere denaro rapidamente, e la povertà può essere prossima quanto il click del mouse. Il vizio del gioco, si sa, è difficile da superare e può portare una persona sul lastrico. Inoltre si punta il dito agli esorbitanti incassi dei casinò che potrebbero venir usati per riciclaggio di denaro forse anche da terroristi. Inoltre si parla di troppe questioni tecniche ancora non risolte; per esempio su come verificare in modo soddisfacente l’età e la reale locazione dei giocatori. A bistrattare così quest’industria non è una forte norma morale che intravede i pericoli di un gioco dove molto si perde e poco si vince, ma le banche. Un numero crescente di banche americane si sta rifiutando di permettere che le loro Master Card e Visa Credit Cards siano usate per scommesse in giochi d’azzardo on line. Oltre ad assistere alla materializzazione veloce del conto di un cliente giocatore, le banche guardano con circospezione e assai poca simpatia il giocatore che la sera in preda alla febbre del gioco fa puntate, scommesse e perde e più tardi si pente e nega le scommesse impugnando magari proprio le leggi degli Stati Uniti che possono rendere inapplicabili i debiti dei giochi d’azzardo. Correntemente sono circa 2.000 i siti on line di Casinò. Gli operatori sono in genere situati oltre oceano, nelle isole dei Caraibi o in Costa Rica, dove le leggi per questo tipo di industria sono più favorevoli. In realtà, nonostante le leggi rendano illegale fare puntate d’azzardo ai residenti negli Stati Uniti, il 60 per cento delle scommesse arriva dall’America e circa il 20 per cento dall’Europa. La MGM, presa ad esempio come casinò virtuale tipo, per superate gli ostacoli della navigazione ha come pilastro del sistema una tecnologia intesa a permettere affari “chiari” scoprendo dove i loro clienti in Internet siano fisicamente situati. In realtà nemmeno questo sistema è infallibile. Per esempio, qualcuno posizionato negli Stati Uniti potrebbe connettersi con un Internet access provider in Inghilterra e poi apparire al Casinò come se fosse connesso da quel punto. Oltre a verificare che la gente sia dove dice di essere, c’è poi il problema della reale identità di una persona e dell’età. Se non si è registrati in nessun database disponibile al pubblico, bisognerà spedire un fax con la copia della patente di guida o di altri documenti che verifichino l’identità. Ma qui siamo ancora un po’ nell’ambito “Fatta la legge trovato l’inganno”. Il tiro alla fune fra Casinò on line e banche americane continua…

mio vecchio pezzo, ma ancora presente su Hacker Kulture dvara.net
ivy

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