Dionigi Areopagita, Gerarchie Celesti, 1 parte

gerarchie celesti
Se tutto il mondo è sotto il segno del dominio, solo qualcosa che non appartenga a questo mondo può rompere la catena delle signorie.”
(Guy Lardreau e Christian Jambet – L’Ange)
 parte prima – parte seconda
Perché recensire e tentare di spiegare quel libretto piccino ma denso e famoso come Gerarchie Celesti di Dionigi Areopagita?
No, non ne consiglio la lettura per il tempo libero, perché non lo si può considerare un “libro di compagnia” da portare al parco o in borsetta per leggere durante la pausa pranzo, e anche come lettura serale dopo cena potrebbe risultare pesante fino ad influire sulla  digestione.
Perché poi io inserisco questo post nella categoria “demonologia” se è un trattato di angeologia?
Recensisco Dionigi e le Gerarchie Angeliche perché anche oggi in demonologia da queste nove gerarchie si parte; cioè ci sono demoni Virtù, Potestà, Dominazioni, Pricipati, Serafini… poiché da questo testo si è a larghe mani attinto.
E, chi è questo dal nome così strano?
Se Talete e i greci sono i fondatori della Filosofia, Galileo l’iniziatore del metodo scientifico, Ippocrate il primo medico, Wordsworth e Coleridge gli autori del manifesto del Romanticismo inglese, Seurat e Signac inventano il puntinismo, Saussure è il fondatore del strutturalismo, e non dimentichiamo Raffaele Esposito il pizzaiolo della pizza Margherita… Dionigi Areopagita è considerato il fondatore della teologia mistica, il primo elaboratore della teologia negativa e il massimo fra i primi espositori dell’angeologia cristiana. Anche se, quel che porta nel cristianesimo, lo prende dalla demonologia greca e dai testi della tradizione ebraica.

Areopagita significa giudice dell’Areopago ateniese, così si spiega il nome, Dionigi Areopagita era appunto un giurista e giudice ad Atene. Lui stesso racconta di essere stato presente in Eliopoli, come spettatore dell’eclissi solare avvenuta alla morte di Cristo e poi di essere stato convertito da S.Paolo quando recatosi all’Areopago incontrò filosofi epicurei e stoici.
Ci restano molte sue opere, fra queste la Teologia Mistica, i Nomi Divini e il Corpus dionysiacum, una raccolta di scritti che comprende anche la Gerarchia Celeste. Da subito stimatissimo, Dionigi riscosse ammirazione da parte del patriarca monofisita Severo d’Antiochia (Sozopoli, 465 circa  – 8 febbraio   512), nell’Occidente medievale l’alta stima dei papi Gregorio Magno e Martino I, Del Venerabile Beda, di Scoto eriugena che per primo nell’858 lo tradusse in latino, di Ugo di San Vittore, di Roberto Grossatesta, dei mistici domenicani Taulero, Suso e Meister Eckhart, di San Tommaso e della Scolastica, dello stesso Dante (proprio per l’angeologia), dell’agostiniano fiammingo Jan van Ruysbroeck e più tardi del benedettino Ludovico di Blois, di S. Giovanni della Croce, ecc. La fama del Corpus dionysiacum poi, gli valse fra il IX e il XVII secolo, una quindicina di traduzioni latine e un gran numero di commenti.
Fino a quando si è scoperto, ed ora la cosa è certa e provata, che il Corpus, Gerarchia Celeste inclusa, applaudito ed osannato da tutti, non era stato scritto da lui, anche se la firma era quella.
dionigiPlagio? Fake? Firma falsa? Piuttosto pseudonimo.
In realtà quando è stato scritto e firmato, non c’era la mentalità del “Scandalo: la firma è  falsa”, anzi, se si era davvero preparati su quell’argomento, se si aveva studiato sulle opere di quel determinato maestro, quando si finiva un proprio lavoro, che si sapeva accurato e di un certo valore, lo si firmava con il suo nome, a mo’ di dedica e ringraziamento.
Così il vero autore di questo libriccino tanto famoso è rimasto anonimo, sicuramente un pensatore mistico del V sec. formato sull’esperienza greca dello spirito e dei daimon greci, conoscitore dei testi ebraici, conoscenze che poi ha ricollegato ad una successiva conoscenza del Cristianesimo e che ora ricordiamo sotto il nome di Pseudo Dionigi Areopagita. Pseudo, cioè falso, taroccata la firma ma il valore dell’opera resta intatto.
L’originale era scritto in greco e quindi per comprenderlo è meglio non dimenticarsi di leggere le note del traduttore. Nella mia edizione per es, si è scelto di non tradurre il termine Loghia, in altre tradotto con Detti o Oracoli e non si è tradotto con Spirito il termine Nous bensì con Intelligenza. Per molti possono sembrare piccolezze ma io sulle traduzioni sono maniacale.
Pseudo Dionigi Areopagita non è il primo, cristiano (perché se ne parla in altre tradizioni e religioni), a trattare di gerarchie angeliche; San Paolo ne nominava 5, per i Padri generalmente erano 7 i cori angelici,  per Pseudo Dionigi 9 cori in 3 gerarchie con diverse funzioni riguardo a Dio, gli altri angeli e gli uomini. Piacque così tanto il suo Corpus dionysiacum che da allora, fino ad oggi, in angelologia e demonologia, vi si fa riferimento.  
Nel testo si delineano le gerarchie delle Intelligenze celesti ma, è lui stesso a ricordarlo, sono “simboli immaginativi” a cui pensare per nostra elevazione e non per “vincolarci passionalmente all’ordinaria bassezza delle immagini“. Insomma, queste Intelligenze sono “figure di esseri senza figura e forme di esseri senza forma” e non bisogna credere abbiano piedi, mani, ali e facce. Però, poiché è difficile per noi considerare l’immateriale, su intelligenze che non esistono alla maniera degli esseri, Pseudo Dionigi ci facilita facendoci meditare partendo da immagini, ci dà delle rappresentazioni perché da queste si cerchi di arrivare alle realtà intelligibili.
Semplificando all’osso: gli angeli non sono alati, non indossano abiti bianchissimi e non sono bei ragazzi come nelle loro rappresentazioni.
Arcangelo Michele con Giovanna d’Arco, quadro di Eugene Thirion
Arcangelo Michele con Giovanna d’Arco, quadro di Eugene Thirion

La gerarchia celeste stessa è un’immagine da focalizzare ma poi si deve guardare all’intero discorso. In un certo qual modo gerarchia richiama la nozione di ordine; è il tessuto strutturale, è l’esplicitazione delle relazioni che legano la struttura.
E’ un insegnamento: la società umana è gerarchica proprio come quella angelica, e per chi è nella gerarchia “la perfezione consiste nell’elevarsi, secondo le proprie forze, alla imitazione del Divino e, come cosa più divina di tutte, nel diventare collaboratore di Dio“. Quel che vuol dire, sempre riducendo all’osso è che ad ognuno è dato di imitare Dio secondo la propria condizione, per amicizia reciproca (il concetto di amicizia è molto più centrale ed importante di quanto si possa sospettare).
La gerarchia angelica è raccontata per spiegare che se qualcosa di unitario è costituito di parti, occorre anzitutto che le parti convengano tra di loro; è così per tutto il mondo materiale, per l’uomo (alle elementari mi insegnavano il discorso di Menenio Agrippa quando spiegava l’ordinamento sociale romano paragonandolo agli organi del corpo umano che collaborano, adattandosi reciprocamente fra di loro), è così per le parti dell’universo e per le realtà non visibili, secondo una comunione universale che non dissolve le diversità, così il superiore è nell’inferiore per partecipazione e l’inferiore è nel superiore per eminenza o eccellenza. Omnia in omnibus.
E, osando pronunciarmi con un’idea che non si è mai sentita prima, in riferimento a questo scritto di Pseudo Dionigi, alla fin fine tutto è un enorme mandala o come invece ha scritto lui “Perciò tutti gli esseri partecipano alla Provvidenza che scaturisce dalla sovressenziale Divinità, che di tutto è causa“.

Ecco le gerarchie per Pseudo Dionigi, uso fra virgolette le sue stesse parole, cioè di autore del V secolo più le mie abborracciate spiegazioni.
Primo ordine (o coro) sono le Intelligenze contemplatrici.

Serafini (dall’ebraico coloro che bruciano, coloro che riscaldano) sono i più vicini al Principio divino, hanno “la capacità di render simili a se stessi i subordinati, elevandoli energicamente, facendoli ribollire ed infiammare fino ad un calore uguale al loro, il potere catartico simile alla folgore e all’olocausto, la natura luminosa e risplendente che mai si occulta e che è inestinguibile, fugatrice di ogni tetra oscurità“.
Cherubini (sempre dall’ebraico pienezza di conoscenza, effusione di saggezza), spiegando con i termini che usa Pseudo Dionigi Areopagita, il loro potere è quello di conoscere i misteri e contemplare la dignità del Principio divino nella sua potenza originaria. Hanno il dono della saggezza e lo comunicano “a quelli del secondo ordine con un’effusione della saggezza ricevuta“.
Troni (cioè che siedono in modo saldo e ben fondato, su troni come giudici) “trascendono in modo puro ogni vile inclinazione, che si elevano verso la vetta in modo ultraterreno, che fermamente si ritraggono da ogni bassezza” “accolgono ciò che discende dal Principio divino con una calma tutta immateriale“, del tutto impassibili, stoici praticamente.

Serafino in una rappresentazione medievale
Serafino in una rappresentazione medievale

Ogni nome di questi cori Intelligenze indica sommariamente il loro carattere, perché ogni angelo (e ogni demone) ha la sua psicologia, il proprio modo di essere (la propria forma, ma in senso filosofico).  La funzione gerarchica delle Intelligenze celesti consiste nell’accogliere da chi ha di più, per elevarsi, e trasmettere a chi ha di meno, per elevarlo (tutto consensualmente, per amicizia, e reciproche volontà).
Pseudo Dionigi Areopagita ricorda più volte nel trattato che comunque queste Intelligenze non sono suscettibili di rappresentazioni materiali e noi ce le immaginiamo completamente diverse da quello che sono perché sfuggono alla nostra comprensione.

Nella demonologia si procede su questa falsa riga, e un demone superiore può forzare e costringere (qui per inimicizia) uno inferiore. Naturalmente anche per i demoni, queste sono solo immagini, e comunque Pseudo Dionigi Areopagita nel suo famoso Gerarchie celesti non fa alcun accenno ai demoni. 


SECONDA PARTE QUI

QUI il testo su Ibs Dionigi l’Areopagita – Gerarchie angeliche

nota: sono una blogger della domenica, e il tempo a disposizione è quel che è. La prossima settimana spero di completare la recensione e spiegazione. Anche se ho attinto dal testo originale usando i suoi termini e frasi virgolettate per far parlare l’autore, le spiegazioni sono farina del mio sacco, se sono astruse, la colpa è tutta mia.
d’altronde prima di anche solo accennare alle gerarchie infernali, da quelle celesti bisognava iniziare…

Bloody Ivy 

 

 

12 Commenti

  1. Mmm… veramente interessante. Tempo fa (mooolto tempo fa) mi ero interessato di angeli, spiriti e demoni ma basandomi soprattutto sui testi di Pietro d’Abano e Agrippa -non Menenio, l’altro 😉
    Aspetto il seguito (e nel frattempo andrò a curiosare nella sezione di demonologia del blog…)

    • beh ho appena iniziato i post, ne scrivo uno a settimana e anche su altri argomenti, vedremo come andrà e quanto ci metterò. Uhm in realtà i testi di Agrippa per tradizione popolare andrebbero solo passati di consegna, dall’anziano al giovane apprendista designato… un po’ come facevano i benandanti. E’ un argomento vastissimo, immenso vediamo come riuscirò a portarlo avanti. grazie ciao

  2. Ciao bello il tuo blog…. Grazie per essere diventata follower di Fashionizeblog e complimenti per la Storia etimologica del carnevale…. Io sapevo la versione di “carrus navalis” il nome con cui i romani chiamavano un carro a forma di nave sul quale trasportavano Iside come simbolo di fertilitá nel periodo pre-primaverile e anche li seguiva il digiuno, per assicurarsi il favore della dea.

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  1. Pseudo Dionigi - II Parte ⋆ niente panico

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