Suicidi e Depressione, brevi accenni

Philip Edward Thomas (3 March 1878 – 9 April 1917) - Lo scrittore soffriva di crisi depressive acute con intenti suicidari
Philip Edward Thomas (3 March 1878 – 9 April 1917) - Lo scrittore soffriva di crisi depressive acute con intenti suicidari
Philip Edward Thomas (3 March 1878 – 9 April 1917) – Lo scrittore soffriva di crisi depressive acute con intenti suicidari

In base ai dato  dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si ha una morte per suicidio ogni 40 secondi e un tentativo ogni tre; ciò significa che muoiono più persone a causa del suicidio che per le guerre. Sempre secondo l’OMS il suicidio è tra le prime cause di morte nella fascia di età 15 – 34 anni, in tutte le nazione, anche se maggiormente nei paesi europei.

Se Durkheim aveva osservato il suicidio dal punto di vista sociologico, oggi i punti di vista sono principalmente quelli della psicologia, della psichiatria e delle neuroscienze che possono aiutare a capire meglio ma non spiegare il gesto. Per quanto dove ci sia un suicidio ci sia quasi sempre un disagio psichico, una malattia delle psiche, le motivazioni restano una complessa interazione di fattori biologici, genetici, psicologici, culturali, ambientali e naturalmente intimamente soggettivi.
Le motivazioni del suicidio sono incredibilmente varie, spesso appaiono assurde perché in realtà sono la goccia che ha fatto traboccare il vaso riempitosi in silenzio. I motivi ultimi che spingono qualcuno a togliersi la vita cioè, appartengono al mondo interiore, misterioso, ambiguo e imperscrutabile della persona. Per questo non è il caso di fermarsi su una visione deterministica del suicidio, che interpreta l’atto come il solo risultato di un disturbo psichiatrico o come un prodotto di forze sociali e culturali che sono oltre il controllo dell’individuo.

Di un forte rapporto fra suicidio  e malattia se ne è sempre parlato. Già Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C. era convinto che le sofferenze fisiche, diventate insopportabili, potessero spingere al suicidio: “Le malattie che provocano i dolori più intollerabili sono i calcoli alla vescica conseguenti alla stranguria, subito dopo vengono le malattie dello stomaco, e in terzo luogo quelle che comportano dolori alla testa; queste sono infatti quasi le sole malattie che spingono al suicidio” (Plinio il Vecchio, Storia naturale).

Il dolore cronico infatti, fu un importante fattore di aumento del rischio di suicidio fino a quando, alla medicina terapeutica rivolta solo alla guarigione non è stata affiancata quella palliativa che mira a ridurre i dolori e il disagio psicofisico del malato.
Gli ammalati di Aids, di sclerosi multipla, del morbo di Huntington, i sottoposti a dialisi, di lesioni del midollo spinale, di cancro corrono maggiori rischi di togliersi la vita del resto della popolazione. Schizofrenia, disturbi di personalità, abuso di farmaci, droga o alcol aumentano la probabilità di uccidersi fino a 20 volte in più della media riscontrata nella popolazione generale.
Ma, fra i disturbi psichiatrici più a rischio di suicidio, il più pericoloso è la depressione grave. In altre parole, nel momento del suicidio può esserci in atto un Episodio Depressivo Maggiore EDM.
La diagnosi di un EDM richiede la presenza di almeno cinque di nove sintomi presenti contemporaneamente  per un periodo superiore a due settimane: umore depresso per tutto il giorno, perdita di interesse per quasi tutte le attività e apatia, significativa perdita o aumento di peso, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio per tutta la giornata, fatica e mancanza di energia, sentimenti di autosvalutazione patologica, diminuita capacità di pensare o concentrarsi, pensieri ricorrenti di morte con propositi suicidiari. E i sintomi non devono essere dovuti da una sostanza, droga, medicamento o condizione medica generale (per es ipotiroidismo).
Depressione maggiore, intensa come sofferenza psichica, uno stato cupo, anzi disperato. E’ la mancanza di speranza la caratteristica che accompagna questa depressione profonda. Il permanere costante di stati di angoscia intensi, ansia traumatica per perdita di sicurezze, disistima di sé, alla fin fine diventa intollerabile.
La mancanza di speranza è il sintomo principe collegato al suicidio.

Hope now, not health nor cheerfulness,
Since they can come and go again,
As often one brief hour witnesses,
Just hope has gone forever.
Edward Thomas – When First I Came Here

(Adesso è la speranza, non la salute né l’allegria: quelle infatti possono ancora andare e venire, come spesso testimonia un momento fugace; è proprio la speranza che se n’è andata per sempre)

Freud parlava dell’Io e dell’Es e del fatto che intenzionalità suicidaria a volte, è l’espressione dell’abbandono dell’Io da parte di un Super Io che da amoroso e protettivo si trasforma in severo se non spietato.
Il Super Io delle persone vulnerabili può cioè diventare così severo ed ipercritico, fino a trasformarsi in un persecutore che tende a punire. Simili pazienti sono propensi a giudicarsi crudelmente.
Oppure si comincia a pensare al suicidio come una soluzione per sfuggire da condizioni sfiguranti per perdita di dignità o da situazioni di dolore. Moltissime ricerche mostrano un significativo addensarsi di eventi stressanti proprio prima dell’insorgenza di episodi maniacali e schizofrenici. Questi eventi possono essere rovesci di fortuna, lutti, divorzi, malattie, il subire ingiustizie, l’imprigionamento, il licenziamento e in fondo gli stessi disastri e le stesse delusioni che caratterizzano un po’ la vita di tutti, solo che qualcuno reagisce uccidendosi.

Ci si è chiesti spesso se esistano specifici geni che rendano maggiormente vulnerabili al suicidio, cioè una sorta di ereditarietà, oppure se la predisposizione genetica sia piuttosto per le condizioni psichiatriche più frequentemente associate al suicidio (depressione, sindrome maniaco depressiva, schizofrenia, e i disturbi dell’umore).

Questo perché negli studi su malati psichiatrici, coloro che si tolgono la vita hanno la probabilità di avere una storia familiare di suicidio almeno due o tre volte superiore rispetto a individui che non commettono gesti simili, ma di ciò non si è trovato nessun riscontro. Infatti, se è vero che una causa potrebbe essere un fattore genetico predisponente è altrettanto vero che condizioni traumatizzanti possono indurre, a fronte di determinati stimoli, la secrezione di sostanze e neurotrasmettitori. Nonostante sia certa l’alterazione biochimica cerebrale nei soggetti depressi, e infatti i farmaci antidepressivi influenzano i neurotrasmettitori come serotonina, noradrenalina e dopamina, non si può dire che questa ne sia una causa, piuttosto che una conseguenza.

Bloody Ivy

INDICE di altri post sul suicidio e la loro BIBLIOGRAFIA

 

19 Commenti

  1. Secondo i miei studi universitari la causa principale è la mancanza di serotonina al livello centrale, tutto il resto sono delle conseguenze. Poi perché ci sia una diminuzione di serotonina questo è ancora oggetto di studio. bel post!

    • grazie! i neurotrasmettitori sono un argomento interessantissimo. La domanda che poi ci si fa è: “ma quanto siamo noi (è il nostro carattere, personalità, natura personale) e quanto i neurotrasmettitori, gli ormoni ecc.?

      • Da uno studio americano, è stato visto che i figli di depressi sono a loro volta depressi,i figli di alcolizzati, sono anche loro alcolizzati eccetera, si parla di familiarità, ma non è proprio così perché noi ci facciamo condizionare dagli esempi di chi ci alleva. L’argomento è lungo e delicato e da quale parte lo si vede lo si può leggere con una chiave diversa.
        Comunque hai ragione quella parte lì è stata anche per me la parte più bella del mio percorso universitario!

        • sì, l’argomento è molto ampio e sconfina, infatti non ho capito che esame puoi aver dato, neuropsichiatria, neuroetica o psicologia cognitiva..: Hai detto bene, l’esempio è importante. Se intorno a te, gli altri, appena stanno male rIcorrono agli antidepressivi, quello verrà in mente a te di fare quando soffrIrai, mentalmente, moralmente o psicologicamente; se invece chi “ci alleva” ci insegna un cammino introspettivo, doloroso ma che guarisce rendendoci più forti, seguiremo loro. Sono molto preoccupata per quello che succederà con l’eutanasia legale. Ognuno è libero di far di se stesso quel che vuole, e su questo non ci piove sopra. Ma che esempi avremo e quanto ne saremo influenzati? Ci consiglieranno o persuaderanno?
          grazie dei commenti interessanti che mi hai lasciato

          • Grazie a te che scrivi questi post interessanti e che mi rimandano ad un passato che un po’ mi manca.
            Ho studiato la chimica dei farmaci, la loro struttura, la sintesi, la degradazione e l’integrazione con i recettori del nostro corpo. è stato un esame veramente affascinante, forse perché il prof era molto bravo e spiegava con chiarezza. però mi piace capire le cose e appena posso continuo a studiare!

            • Interessante davvero!
              Non si può mai smettere di studiare, persino se hai scelto papirologia, archeologia o lettere antiche, avrai continuamente cose nuove da imparare, figuriamoci nel tuo campo di studi dove ci sono novità ogni giorno. 🙂 ciao

  2. Per quanto riguada la serotonina, da lettore ignorante, ne “il manicomio chimico” di Piero Cipriano si sfaterebbe questo mito.

    • sono ignorante anche io su farmaci ed effetti, ma mi rendo conto che una cosa è dover curare con terapie farmacologiche chi ha una diagnosi di schizofrenia, altro è ricorrere per mesi o anni agli antidepressivi, anche se la propria vita è andata a scatafascio, per sentirsi meglio. Poi ho letto degli articoli allarmanti su uso degli antidepressivi (benzodiazepine) e l’aumento della percentuale di rischio di ammalarsi più in là negli anni di demenze senili e Alzheimer. Gli articoli venivano da fonti sicurissime ma non sono in grado di interpretarne la portata, ci vorrebbe l’altra commentatrice di questo post che ha studi universitari al riguardo.

  3. Bravissima! La citazione su Plinio è stato motivo personale di disputa in un contesto parzialmente diverso però, che mi hai ricordato ….
    Da approfondire, secondo me è proprio il legame depressione/parto / omicidio suicidio, sempre più frequente … e come in questo caso specifico il fattore esogeno, (in primis l’isolamento che inevitabilmente affronta una madre moderna e la mancanza di supporto di quella che era la grande famiglia di prima) insieme a quello genetico e fisico (squilibri ormonali) porta ad un cocktail micidiale !!!!
    Un bacio

    • grazie! eh… sul suicidio è tutto quanto da approfondire, i miei post sono solo bricioline, sperando che interessino e portino ad approfondire l’argomento. La nostra società è diventata un postaccio con gente corrotta ed egoista, indifferente e inaffidabile; purtroppo se non sei abbastanza forte la depressione è il minimo che ti può capitare. smack!!

  4. L’articolo è certamente importante e non è una banalità sulla quale scherzare. Mi preme puntualizzare subito che le benzodiazepine non sono gli antidepressivi. Le prime curano o almeno attenuano l’ansia grave e gli attacchi di panico, gli antidepressivi hanno tutt’altri ingredienti. Purtroppo le due malattie vanno di pari passo e chi soffre di attacchi di panico, quasi sempre ha anche la depressione. Alla base ci può essere senz’altro mancanza di serotonina, ma la depressione viene scatenata ed alimentata da eventi gravi più disparati che il soggetto non è in grado di affrontare perchè molto fragile. Può essere stata la famiglia e l’osservare che i genitori o i nonni ne erano affetti e per es. piangevano spesso, può essere stato un episodio cruento che gliel’ha scatenata. Fatto sta che chi ce l’ha, spesso e non volentieri è costretto a prendere i medicinali e a fare i colloqui per ann ise desidera condurre una vita quasi normale. Si trasmette di sicuro con il DNA’ una condanna a vita, con periodi alterni, ma per la mia esperienza posso affermare che non si guarisce mai. Personalmente soffro più di ansia ma prendo anche pastiglia per la depressione, e se la smetto mi sento morire! Pensate che svolgo una vita piena di impegni prfessionali, ho vinto molte fobie ( vedi aereo) e non sto mai inattiva. Quando sono sul divano è perchè un adp mi mangia viva! Ma lo fronteggio, prendo la mia mezza pastiglia e vado avanti. Ho diminuito molto i dosaggi negli anni ed ho imparato a fronteggiarli, ma non credo più a chi dice che si guarisce per sempre. Non è assolutamente vero: si può stare bene per lunghi periodi di tempo, ma poi al primo grave evento la nostra mente ci ricade. Ed il cervello anche con la più buona volontà non lo inganni mai. Non crediate ai coach, ai motivatori, a quei santoni che a suon di milioni dicono che si guarisce anche senza le medicine! Non è vero! Disponibile ad altre delucidazioni se possono alleviare i dolori insopportabili che ansia e depressione provocano. La voglia del suicidio? A parole sì, spesso, ma chi ne parla in gemere non lo fa mai. A fatti veri me ne sto ancora un pò su questa terra, almeno sino a quando i miei figli avranno bisogno di me!

    • guarda, intanto grazie per l’importante commento anche se differisco su alcuni punti, seppur non in toto.
      Sul male non si scherza a cuor leggero mai, sia fisico, sia psichico, siano solo pensieri ossessivi. Mai. Chi lo fa però in genere è perché ci è passato lui stesso e quindi non è un prendere in giro gli altri, ma un ironizzare sulla sua vita.
      Non so nulla di chimica farmaceutica; Leggo articoli da fonti buone ma non ho la capacità di valutare; quindi per buon senso, se un medico redige quella ricetta, avrà avuto le sue buone e studiate motivazioni.Sicuramente non bastano, perché la mente non è un braccio ferito a cui fai la medicazione e passa; ma i nostri pensieri e le nostre riflessioni sono in grado di liberarci come di imprigionarci di più. E la psiche non ce la cura lo psicoterapeuta o psicologo o chi per loro, loro possono darci le direttive ma siamo noi a dover collaborare attivamente ed entrare nel nostro mondo interiore per rimetterlo in sesto.
      Ho conoscenti (loro magari mi definirebbero anche amica ma è una parola grossa che io non uso) che di punto in bianco si sono trasformati in life couch, senza studi adeguati né di psicologia, filosofia, psichiatria… solo qualche corso sulla comunicazione (o meglio persuasione). Nei loro salatissimi corsi e convegni sulla felicità cercano di convincerti della positività della tua vita facendo leva su cose così superficiali che sembra trattino con imbecilli e non con persone. Personalmente li aspetto al varco, perché in questa vita ci aspettano tante sofferenze e, se sanno solo insegnare a scansarle, per essere felici a tutti i costi, quando dovranno fronteggiarle non sapranno come fare. Vediamo se sorrideranno sereni e positivi.
      Quello a cui non ti do ragione è l’ereditarietà della depressione. Può esserci predisposizione ma non c’è nemmeno una prova che lo sia.
      Inoltre non ho capito cosa intendi per “non si guarisce”. Che nella vita si riesca a raggiungere la felicità e il benessere assoluti è un pregiudizio sociale.
      Le fobie sono sintomi personali di altri problemii: La tua paura di volare era in realtà qualcosa di altro. E’ quello che va affrontato sennò si manifesterà con un altro disagio psichico, fobia, ossessione. Per questo si ricade. E’ come combattere contro l’idra, le si taglia la testa ma poco dopo questa ricresce. Bisogna colpire al cuore. Bisogna prima capire dov’è.
      Mi sembri molto avanti ed esperta di queste cose se, senti arrivarti un attacco di panico e sei pronta a gestirtelo; direi “a sangue freddo”. Non è mica da tutti eh… Però ad affrontare queste cose si soffre sempre. Sofferenza non è una brutta parola, l’etimologia è portare su di sé, sopportare. Chi porta su di sé pesi soffre ma anche ci si fortifica. Non è un marchio disonorevole, è una medaglia al valore che solo chi ci è passato riconosce. Poi tu a quanto pare soffri e ti fortifichi perché i tuoi figli hanno bisogno di te. Da questa frase si capisce quanto ne hai fatta di strada.
      La felicità? A parer mio esiste ma, per percepirla in modo pieno (anche se non completo perché convive sempre con dolori, preoccupazioni) bisogna essere sensibili (sensibili per davvero, non spacciarsi per persona sensibile come in molti fanno), si soffre di più ma anche si gioisce di più:
      Infine, il mio intento con questa serie di post è analizzare il suicidio in tutte le sue forme, ma sono solo post, devono essere di una certa lunghezza e “leggerezza”, anche se cerco siano attendibili e seri, quindi mi scuso se lascio fuori tante cose.
      Ancora grazie del commento. Tu forse ti vedrai come una persona che non uscirtà mai completamente dalla depressione ma a leggerti, dal di fuori, dai l’impressione di una combattente forte e temprata, che sa bene per chi deve impegnarsi a guarire ed è intenzionata farlo per loro.
      ma non solo per loro, sei un esempio per tutti 😉 ciao

      • Io ti ringrazio e le tue parole mi sono di sprone x andare avanti con onore e fatica anche se a volte sarebbe più facile mangiarsi due scatole di tavor continuerò a fronteggiarli, i primi anni circa 25 anni fa con il primo asp andai al ps. Mi dissero”signora ma è Solo un attacco di panico! Non si muore mica! Ora come ne spunta *(quasi mai da anni) uno ci sputo sopra e vado a camminare! Sono qui se hai voglia di chiacchierare con me! Puoi venire anche nel mio salotto! Un bacio.

  5. Ciao, ho letto l’articolo e lo trovo davvero interessante. In verità, l’intero blog è molto particolare e ben argomentato. Passerò a leggerti ancora.
    Buona giornata
    MRita

  6. Conosci il testo dell’ultimo biglietto di Pavese?
    “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono! Va bene? Non fate pettegolezzi.”. Quanto “suicidio” c’è in quel Va bene? Quant’è umano quel testo?

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