Da Libro a Film – Rispondo ad un Tag

book-to-movieGrazie alla carissima Belial mi cimento nel rispondere al Tag “da libro a film” 🙂

Unica regola:
stilare la classifica dei 5 libri che si vorrebbe vedere trasposti in film.

Mettiamo un punto fermo: me ne intendo molto più di libri che di film. Mi divertono le produzioni dell’Asylum ma non vado più in là con le case cinematografiche. Può darsi che proponga film in realtà già esistenti e magari con qualche Oscar vinto senza che io me ne sia mai accorta. Se è così, segnalatemeli e li guarderò volentieri.

UNO vorrei… Una serie TV con Auguste Dupin di Edgar Allan Poe.
poe_lowLa cosa importante è sapere cosa osservare!” è il motto di Auguste Dupin che riesce a vedere e prestare attenzione a certi particolari che sono davanti a tutti ma che gli altri regolarmente ignorano; semplicemente perché le nostre aspettative alterano la capacità di osservazione.

Hanno fatto le serie TV poliziesche tratte più o meno fedelmente dai libri di Agatha Christie  (il detective belga Hercule Poirot, Miss Marple ma anche La signora in giallo è la versione americana ispirata dai suoi libri), di Chesterton (Father Brown), di Conan Doyle (Sherlock Holmes per tutti i gusti e in tutti i modi, aderenti ai libri, con Holmes ragazzo, Watson in versione femminile, film, serie tv…) di Georges Simenon (Jules Maigret, commissario di polizia francese), ecc., eppure nessuno ha mai pensato ad una serie con Auguste Dupin, il protagonista dei racconti romantico/polizieschi di Edgar Allan Poe. Per romantico intendo movimento letterario in linea con il romanticismo oscuro di Edgard Allan Poe, nessuna melassa emotiva con tanti cuoricini. 😉
Questa la descrizione di Dupin fatta dal suo amico che, nei racconti resta anonimo e fa da io narratore: 

“Dato che le mie finanze erano in condizioni leggermente migliori delle sue, riuscii ad affittare e ad ammobiliare, in uno stile che rivelava la malinconia fantastica dei nostri due caratteri, una casa in rovina, bizzarra, inabitata da anni a causa di certe superstizioni di cui non ci preoccupammo, che cadeva a pezzi in un afratto desolato del faubourg St-Germain. La gente ci avrebbe presi per pazzi, anche se forse innocui, se avesse saputo che tipo di vita conducevamo. Vivevamo in totale isolamento, senza ricevere alcuna visita. Infatti non avevo rivelato il nostro indirizzo a nessuno dei miei vecchi amici e Dupin, ormai da anni, aveva smesso di vedere gente e girare per Parigi. Esistevamo soltanto noi due, vivevamo per noi stessi.
Una delle peculiarità del mio amico (come definirla se no?) era di amare la notte per amore della notte; e io mi abbandonai volentieri a questa stravaganza, così come a tutte le altre. L’oscura divinità non poteva essere sempre in nostra presenza, ma noi potevamo almeno fingere che ci fosse.
Non appena albeggiava sbarravamo tutte le pesanti imposte del nostro vecchio appartamento e accendevamo due candele che spandevano una luce debole e spettrale. Immersi in questo fatuo chiarore, ci lasciavamo conquistare dai sogni; leggevamo, scrivevamo, parlavamo fino a quando il pendolo non annunciava l’arrivo della vera Oscurità. Allora scendevamo in strada, a braccetto, proseguendo nella nostra conversazione, vagando fino a tarda notte cercando tra i chiaroscuri dell’affollata città quei numerosi stimoli mentali che la pacifica osservazione può fornire. In queste occasioni non potevo evitare di notare e apprezzare una certa abilità analitica in Dupin (anche se la sua ricca idealità avrebbe dovuto annunciarmela).
Sembrava provare piacere a metterla in pratica, se non a ostentarla, e non perdeva occasione di confessare il godimento che ne traeva.
Con un sorriso beffardo sulle labbra mi diceva che per lui molti uomini costituivano una porta spalancata sul cuore, e avvalorava questa affermazione con prove immediate, e delle più incredibili, sulla mia personalità. In quei momenti diventava freddo, distratto; i suoi occhi si gettavano nel vuoto e la sua voce solitamente calda, da tenore, si inaspriva; se non fosse stato per la fermezza che mostrava nel parlare e per la ricchezza delle argomentazioni la si sarebbe potuta scambiare per petulanza. In queste occasioni riflettevo spesso sull’antica idea dell’anima e del suo doppio: mi trastullavo nell’idea di un doppio Dupin, il creativo e l’analista.”

enfieldDUE The Enfield haunting è stata una mini serie che mi sono gustata come poche, si rifaceva a fatti realmente accaduti e diventati famosi come “il caso Enfield“, da cui è stato fatto anche un film, questo particolarmente e giustamente romanzato (voglio dire, se guardo un horror è perché qualche mostro che faccia “Boo!” lo voglio vedere). In internet si possono trovare storie, interviste, video al riguardo, in quantità da mettervi in imbarazzo se finora non ne avete mai sentito parlare (un es.). A dire la verità non so quanti e quali di questi documenti corrispondano al vero e quanti siano “gonfiati” per rendere più appetibile la visione, non mi sono preoccupata di approfondire, mi sono divertita a guardare le puntate e basta.
Però per chi fosse interessato, “il caso Enfield” è stato soprattutto esposto in un libro scritto da Guy Lyon Playfair su cui si è appoggiata la mini serie.

Quello che voglio dire è che i film horror tratti (più o meno liberamente) da una storia vera, nel senso di documentata con libri, atti, video reperibili anche da chi voglia informarsi più a fondo, interessano. E di materiale da adoperare ce n’è, eccome!
Sto pensando, per es., ad un altro caso molto conosciuto (da chi ha di questi inquietanti interessi ovviamente), “il caso di Madga” chiamato anche “il caso di possessione dell’infermiera M.”, stracitato in libri non solo di demonologia (come un po’ come il caso di Phineas Gage riportato in quasi tutti i testi di neuropsicologia, psicologia cognitiva, neurologia, in quelli di criminologia a proposito della psiche del criminale e chi più ne ha più ne metta).

E’ stato studiato da molte persone con diverse competenze e da diversi punti di vista; chi lo ha interpretato come scissione della personalità come ha fatto T. K. Oesterreich  in Die Besessenheit ma se ne occuparono anche J. Lhermitte, con Vrais et faux possédés, H. Thrston in Begleiterscheinungen, fino ad arrivare a P. Adolf Rodewyk S. J.  esorcista di Madga dal 1941, che tenne un diario accurato degli avvenimenti e dialoghi,  Dämonische Besessenheit, Tatsache und Deutungen ora pubblicato tradotto (qui il libro), a Paolo Calliari nel suo Trattato di Demonologia, a tanti altri, compresa la sottoscritta.
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the-conjuringIl caso di Magda, che aveva venduto più volte la sua anima al diavolo, come storia è davvero originale, soprattutto per… la psiche dei soggetti (demoni o personalità? era il perno degli studi e del dibattito) presenti, ben 8: Caino, Giuda, Erode, Barabba, Nerone, Abu Gosch, Belzebù, Lucifero.
Questi ritenevano che Dio avesse offeso il loro onore di angeli con (che cosa obbrobriosa!) l’incarnazione; continuavano a bramare la felicità ma se per averla avrebbero dovuto riconoscere l’Altissimo allora no, mai.
Non che si chiamassero davvero così, il nome era solo per far capire all’ottuso prete come fossero individui con caratteri, modi di fare e con ognuno il loro campo di specializzazione ben distinti fra loro.
Quando, durante gli esorcismi, prendevano le redini  di corpo, intelletto e volontà di Madga erano riconoscibili fra di loro per la voce, l’espressione del volto e altre caratteristiche diverse (per es Barabba, uno dei più volgari, nell’espressione, sempre malvagia, appariva strabico).
La caratteristica di Giuda erano i furti e i tradimenti che faceva compiere a Magda e la sua era una possessione morale; Abu Gosch come il predone del deserto terribilmente sanguinario (una sorta di Drakula) la spingeva ad infliggersi dei tagli   “Dalle persone nelle quali io entro deve scorrere sangue“, Caino, il fuggiasco, l’aveva trasformata in profuga costretta a trasferirsi appena qualcuno percepiva di come qualcosa non andasse in lei, Barabba, era il diavolo dell’iniquo giudizio dove l’innocente viene condannato e la vita di Magda era intrecciata con quella della Gestapo a cui spesso e volentieri denunciava persone innocenti. Siamo in pieno conflitto mondiale d’altronde, lei era infermiera di guerra e ai malati poteva scappare una frase a sproposito. Belzebù quello della guerra e della persecuzione, ecc. ecc.

esorcLucifero, la considerava come una sua proprietà assoluta dopo che lei gli aveva venduto l’anima; gli altri, erano costretti ad ubbidirgli e lo chiamavano “il Signore”; manteneva tutta la visione d’insieme del “caso Magda” e il suo margine d’azione (permessogli da Dio) era il poter scegliere se farla tormentare con disturbi, vessazioni, ossessioni, possessioni morali oppure fisiche, che erano quelle che più infastidivano gli stessi demoni, come annota nel libro Rodewyk  “siamo legati a questo corpo, siamo condizionati da questa determinata persona , che può essere un idiota…”, “la cosa più orribile è sentirmi unito ad un uomo, in un involucro, legato a pensieri che soltanto un essere umano è capace di avere. Questa è punizione…“.
La frase più ripetuta da Lucifero era:”Egli (Dio) ha voluto la lotta, e allora l’avrà“.

Non sono sicura che a vederla in tv possa far paura come storia, non succedono episodi tipo levitazione o la testa che ruota di 360 gradi attorno al collo come ne L’esorcista, neanche gli oggetti che si spostano da soli, insomma nulla di spettacolare.
Le trascrizioni dell’esorcista sono cose pronunciate da Magda stessa sebbene in stato di trance o di crisi durante gli esorcismi. Insomma, che fossero tratti di personalità distinte e malvagie (e che Magda non stesse fingendo) fu più che accertato ma l’interesse restò focalizzato sul fatto che queste potessero essere davvero demoni come si professavano o un “normale” disturbo dissociativo da personalità multipla.
Comunque nel diario di questo padre esorcista e in altri studi su questo caso io ci vedo tutti gli elementi per una serie tv coi fiocchi: tratto da storia vera e documentata dall’esorcista in persona più studi ipotizzanti personalità multiple (a fare da avvocato del diavolo), demoni, Gestapo, divise naziste… Beh, speriamo un giorno qualcuno ci pensi e la realizzi. 😉

neuromancerTRE da libro a film e vorrei diventasse il primo della serie, un po’ come Matrix… Neuromante, il primo libro della Trilogia dello Sprawl, di William Gibson (gli altri due sono Giù nel ciberspazio e Monna Lisa Cyberpunk) uscito nel 1984 ma in Italia solo nel 1991.
Si tratta del noto romanzo appartente al filone Cyberpunk (punk inteso come ribelle che porta avanti una controcultura, e cyber, dove carne e circuiti si integrano) iniziato con un racconto (qui) del 1983 di Bruce Bethke.
L’incipit è passato alla storia:

The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel.

Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.
E’ un noir metropolitano dove il paesaggio esteriore riflette il mondo interiore dei personaggi.
Neuromancer, neuromante, è un termine che semanticamente include negromante e neuroni.
Il neuromante interfaccia direttamente il proprio sistema nervoso con il sistema elettronico. Cyber non si nasce, ci si costruisce e Case, il protagonista, un hacker o, come si definiscono, un cowboy del cyberspace, si è sottoposto a chirurgia neurale per migliorare le sue capacità e operare nel cyberspazio (cyberspace, termine coniato dallo stesso Gibson: uno spazio ma non un luogo, fatto di informazione in formato digitale. ) in modo più efficace.

Gibson scrive dell’integrazione fra corpo, mente e tecnologia, come protesi che amplifica le facoltà dei primi due.
neuromancer-braid_com-hard645-400Case è stato “depotenziato” chirurgicamente per aver pestato, evidentemente, i piedi sbagliati. E’ una società dove l’innovazione tecnologica e le multinazionali hanno reso più grave il divario fra ricchezza e povertà, creata in continuazione dal meccanismo degli affari illegali e dalla corruzione.
Ormai non esistono quasi più corpi tutti naturali, organi e tessuti si ricostruiscono secondo le proprie necessità. Anche le personalità dei morti possono essere riprodotte e immagazzinate in un software. Neuromante è un’intelligenza artificiale  e si presenta così: “Neuromante… Il sentiero che porta alla terra dei morti… Neuro dai nervi, i sentieri dorati, e negromante. Io evoco i morti“.
Case intende recuperare le sue facoltà e i suoi impianti neurali per tornare “in sella” e ricominciare a lavorare ma, per gli impianti che gli servono occorrano molti soldi.
L’intelligenza artificiale di una grande corporazione, gli viene in soccorso, ripristinandone temporaneamente le capacità a patto che Case violi le difese della corporazione stessa e si impadronisca di una serie di informazioni riservate. Il finale è intrigante ed enigmatico ma, andate a leggervi il libro o aspettate il film.

Sì, sto esagerando come lunghezza del post.
Ora prometto che sintetizzo 🙂

QUATTRO – Beh dato che nel precedente post riporto le ultime parole dell’ultima lezione di Foucault, mi piacerebbe un film che sia un miscuglio fra la sua vita vivace, anticonformista e non scontata (insomma, non somiglierebbe per niente al film su Kant ) con la sua personalità certamente di spicco e gli insegnamenti, magari di un testo particolare (ma solo perché sennò avremmo un film che non finisce più). Magari Sorvegliare e punire, o Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello…

Michel Foucault
Michel Foucault

Si potrebbe montare attraverso finte interviste (finte perché essendo già morto ci sarebbe un attore ad interpretarlo) e spezzoni di un finto documentario, mezzo film che illustra quel che intendeva spiegare nel libro; è un format spesso usato. Ne uscirebbe un film, o almeno io lo immagino, stile Mon oncle d’Amerique, ormai del 1980 diretto da Alain Resnais dove Henry Laborit biologo e un pochino filosofo, spiega le sue teorie attraverso un film.

CINQUE – da libro a film o magari in un bel sceneggiato..
Arcipelago Gulag, il magnifico romanzo/saggio/inchiesta di Aleksandr Solženicyn dove espone in modo mirabile la situazione concreta nei Gulag.
Ovviamente ho letto i suoi libri tradotti, ma li trovo ugualmente eccezionali. QUI un breve brano  da Arcipelago Gulag pubblicato nel blog.

Le nomine vanno intese come sempre, non spingo nessuno a proseguire il “da libro a film Tag” ma è un consiglio per tutti gli altri blogger che potrebbero non conoscere questi blog.

ricette da coinquiline 

che danno al cinema?

Ivano f

cattura

its all grist to the mill

Grazie per la lettura Bloody Ivy

23 Commenti

  1. Arcipelago Gulag ce l’ho anche io, ma non l’ho ancora letto! >.> mi fa paura! (ho letto ultimamente Anna Karenina, ma ho deciso che leggerò un romanzo russo all’anno)
    Infatti ti stavo per chiedere se potevo mettere dei libri che sono diventati film, ma il cui film fa talmente cagare che non va bene come film (e insomma hai capito). MI piace un sacco come tag!! Mi metto subito all’opera 😀

    • ha ha ha ha anche a me sono venuti in mente dei film e serie televisive tratte da romanzi che… mamma mia che ciofeche!
      e… anche io ho un debole per i romanzieri russi, non so, mi sembrano più profondi 🙂
      allora… grazie per aver accettato il giochino e non vedo l’ora di leggerti 🙂

  2. Visto che te ne interessi parecchio: come fa la scienza a ricondurre la facoltà di esprimersi in più lingue prima sconosciute- non ho capito se è successo nel caso di Magda- alla scissione della personalità? Forse si ipotizza una “scorciatoia” che porta a uno sfruttamento della mente in percentuale maggiore rispetto alla norma?

    • Uh c’è un capitolo nel libro, autore Damasio “l’errore di Cartesio” che tratta di un caso simile di un tipo che dopo un trauma si risveglia… con la parlata straniera (anche se lui non lo era e non sapeva quella lingua) e nel libro c’è anche il caso di Phineas P. Gage, che è davvero come il prezzemolo, magari in un post ne farò la recensione… Intanto lo consiglio come lettura, è un classico.
      Comunque no, non parlavano lingue strane, ma parlavano molto, anche fuori dall’esorcismo… glielo chiesero come mai e, quello che parlava di più, paragonava se stesso al detenuto che si tiene il suo carceriere buono e parla con lui perché si annoia anche se, lo ucciderebbe volentieri se potesse. Il caso di Magda ha interessato perché nei casi di scissione della personalità l’una non sa nulla dell’altra mentre le 8 personalità si conoscevano benissimo fra di loro, riconoscevano una gerarchia e quello che raccontavano anche se da… chiamiamoli dei punti di vista alternativi… non entravano mai in contraddizione con quanto detto prima o dalle altre personalità. Insomma gli psicologi ci andavano a nozze con un caso simile 🙂

      • Ho l’impressione che sia un po’ troppo tecnico per me, ecco. Io sono proprio incuriosito dai casi delle “parlate straniere”, mi sembrano inspiegabili: la lingua è un fatto culturale, la devi imparare, mica la tieni nascosta da qualche parte… Non potresti suggerirmi come le spiega (se lo fa) Damasio? Eh? Eddài, in poche parole, un accenno, niente di troppo impegnativo 😉 (Sempre che non stia approfittando troppo del tuo tempo, non vorrei diventare molesto)
        Il caso di Magda è davvero interessante. A quanto pare in italiano potrei leggere solo il diario di padre Rodewyk, che non penso menzioni le teorie degli psicologi…

        • ma noooo damasio è una lettura da scoglio (nel senso che è un libro da portare al mare, e a trieste abbiamo gli scogli) niente cose tecniche ma solo un resoconto dei casi spiegati con un linguaggio comune. Cmq penso che se ti interessa qualcosa “fuori dai canoni” il libro di padre R ti piacerebbe di più. Il titolo è fuorviante (probabilmente non glielo ha dato lui) e non corrisponde al vero, perché tratta esclusivamente di un caso, quello di magda. Non fa riferimenti su quel che dice la chiesa, quel che dice la psicologia. E’ un resoconto freddo ed oggettivo della sua esperienza con magda, tipo il diario di bordo di un capitano; secondo me lo ha pensato per altri suoi colleghi. Carino, ma alla larga superstiziosi ed ipocondriaci! Sennò cominci a sospettarti qualche sintomo e cominci a parlarti davanti allo specchio.

          • Ah ok, allora me lo segno, grazie! Ma insomma non vuoi dirmi niente sulle parlate straniere, così finisce che nella mia ignoranza vado a “elaborare” teorie assurde, tipo che la conoscenza in qualche modo venga ereditata e finisca in uno “sgabuzzino” della mente, chiuso a chiave; qualcuno, per motivi tutti da scoprire, riuscirebbe ad aprire quella porta potendo così parlare lingue che non dovrebbe conoscere. (non sarebbe interessante poter conoscere tutte le lingue del nostro albero genealogico, senza doverle imparare? 🙂 ) Che razza di assurdità, no? 🙂
            Sì, pure il diario nudo e crudo mi interessa, e per fortuna non faccio parte di quelle due categorie, perciò arigrazie! 😉

            • allora… degli argomenti su cui scrivo i post sono competente. Per questo mi infastidisco per certi commenti (censurati) che mi arrivano, dove dei palesi palloni gonfiati mi danno della “limitata” e mi consigliano di andare a studiare. Per questo non ho intenzione di fare lo stesso e rispondere come loro. Non sono competente! E non mi piace parlare a vanvera 😉
              Spiegazioni scientifiche su persone che si mettono a parlare in lingue straniere a parte il caso citato da damasio, non mi vengono in mente… sicuramente anche cazzaniga avrà detto la sua, è materia sua ma ho due librettini suoi che credo siano i suoi più semplici, di quelli scritti for dummies e su quelli non c’era nulla. Di scientifico intendo, tralasciando la ipnosi regressiva o quanto di possa raccontare un esorcista che, per quanto sincero non è che può dartene una spiegazione scientifica.
              Non sono competente in queste cose perché neanche mi interessano. “Ma come! non ci sono tanti casi in demonologia?”, Sì ma quello a cui rivolgo la mia attenzione è il concetto di Male, in filosofia, demonologia e criminologia. E il concetto di male ha le più o meno stesse premesse del penale, prevede la comprensione e la volontà nel sceglierlo. Lo stesso delle lingue vale per la levitazione, il sangue che esce dai rubinetti, la testa che gira sul collo, lo sputare chiodi o tutte le altre cose che mi piace vedere nei film horror ma che non mi interessano come studio. Il concetto del Male invece molto. 🙂 ciau

    • Grazie del pensiero! se ce la faccio, volentieri. (è che… io mi son convinta che il tempo mi scorra più in fretta che agli altri, sennò non si spiega come durante la giornata riesca a fare poco o niente e comunque sempre di corsa)

  3. Anche a me piace tanto Edgar Allan Poe… In effetti c’è un film su di lui che mi sembra in italiano si intitola “il corvo” ed è un giallo in cui il romanziere indaga sulla morte misteriosa di alcune persone… Bello. Però i romanzi sono meglio.. Il mio racconto preferito è “la casa degli Usher “, un classico!

    • rispondo in ritardo, scusami. Grazie per la segnalazione, non lo sapevo proprio, ora vado in cerca, lo guarderò sicuramente.
      La casa degli Uscher è un capolavoro!

    • Solzenicyn scrive benissimo ma un film o uno sceneggiato per raccontare meglio i fatti accaduti, con tutti quei panorami innevati, sarebbe un lavoro che passerebbe alla storia. Idem per foucault.
      Se c’è qualche regista in cerca di idee sarebbe da consigliarlo in proposito 😉

  4. Complimenti di cuore cara Bloody. Mi stupisci sempre anche quando parli di libri da trasformare in film. Ti dirò ”Il caso di Magda” potrebbe non essere male, perché no? Bravissima. Isabella

    • grazie dei complimenti! Sì, son convinta che “il caso di Magda” e i gialli dark di Poe potrebbero diventare seguitissimi, famosissimi e perché no, anche premiatissimi. Certo, poi la differenza la fa il regista (ti immagini per es Tim Burton?) nonché la bravura degli attori… ciao Isabella 🙂

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