Buona Pasqua 2017 (e una divagazione)

Auguri di Buona Pasqua ai blogger che passano di qua e a quelli che mi hanno già lasciato gli auguri altrove.
Che carini! Grazie!!!

Il resto del post è per chi (e spero in pochissimi) non ha proprio niente di meglio da fare e leggere in questa domenica di Pasqua.
E’ la risposta che vorrei dare alla domanda che mi fanno un po’ tutti quanti oggi e che per gentilezza mi tengo dentro, perché, per es., non è che puoi rispondere così alla gossippara del IV piano che, infilatasi nell’ascensore, vuole anche sapere cosa prepari per pranzo (ragù alla romagnola secondo la ricetta dei miei zii comunque)

Ma tu credi? Hai fede?” oggi non hanno fatto che chiedermelo per sapere se avrei gradito ricevere gli auguri di Buona Pasqua o meno (di regalarmi un uovo, al cioccolato fondente, non è passato per la mente a nessuno e sì che il cioccolato fondente rafforza la sensazione che siano auguri sinceri).
Rispondere con “sì”, “no” per me è limitativo. Non puoi schivartela con paroline vaghe tipo  “in un certo senso…”, “dipende”, “comme ci comme ça” o “no comment”. E a dire la semplice verità, pensano sia una battuta, che li stai prendendo in giro. Che mondo! Un “Buona Pasqua!” fra i denti e via.
Il fatto è che le etichette mi lasciano perplessa e “credenti o non credenti” è etichettare; capisco che, in generale, la tassonomia sia pratica nel quotidiano, la uso anche io come tutti per semplificarmi le cose in questo folle e caotico mondo, ma solo per quel motivo e momentaneamente.
Questo non vuol dire che non servano etichette giacché siamo tutti uguali, anzi, ma che a parte la natura umana che ci accomuna per il resto siamo individui, ognuno con impronte digitali, dna, il suo peculiare carattere, la propria psicologia, il suo vissuto, i suoi pensieri, le sue speranze, paure, punti deboli eccetera, ognuno diverso dall’altro, dal nostro inizio in poi. Tante etichette diverse per ciascuno.
A mio modo di vedere, anche se la nostra natura è umana per tutti, ogni individuo è talmente diverso dall’altro, unico,  tanto da essere una specie a parte (e no, non ho studiato biologia, è solo un modo di dire).
Così mi pare accada anche per le credenze e la fede. Ognuno ha le sue credenze,  la sua fede, compresi i suoi concetti su Dio e ha usato la ragione per farseli, voglio dire, la facoltà della concettualizzazione è proprio la ragione.
Chiunque crede in qualcosa, è naturalmente stimolato a riflettere, a comprendere quello in cui sta credendo.
Dio in quanto Essere sussistente, Atto Puro (ok, lo so, questo è Aristotele, il Filosofo, attualissimo), come fa ad essere compreso e da tutti in maniera uguale?
Anche a non accettarlo come concetto, le motivazioni sono in base all’intelligenza, al vissuto, persino all’inconscio di ognuno e sono dannatamente profonde e personali.
Insomma se uno non capisce quello in cui crede, neanche ci pensa e non ci ragiona su, è pronto a credere anche in qualsiasi panzana stile bufale di FB.
Il problema è che, credendo a qualsiasi panzana mica crede. Crede di credere, niente di più.
Le proprie credenze, non bisogna darle per scontatema sentirsi stimolati nel sapersele spiegare, se uno non capisce quello che crede ma ci vuole credere lo stesso, senza rifletterci, è ad alto rischio di panzane.
Lo so che molti  in buona fede si ritengono dispensati dal comprendere quello in cui credono perché basta la fede (e qui appena scrivo un post su un tema un po’ più serio arriva il commentatore alla Torquemada a ricordare che i filosofi son morti tutti e solo Cristo vive… ah, e anche un Buona Pasqua all’inventore del filtro anti spam 😉 ) ma io dico che se la fede non è pensata non è fede (per onestà, fides si non cogitetur, nulla est non è una genialata mia).
Siccome, sul serio, non mi frega assolutamente niente di sapere delle vostre credenze, convinta che il mondo sia ricco e bello perché le credenze son tante e varie; e non mi frega di raccontarvi le mie perché oltre che per gli auguri, questo post mi serviva per sfogarmi un po’… Chiudo con il sempre valido “conosci te stesso”, che poi è l’autocomprensione concettuale, il fermarsi di tanto in tanto a riflettere a quel che si crede.
La riflessione, intesa proprio come la fisica insegna, luce che rimbalza sullo specchio, concettualmente è capire una cosa attraverso un’altra, di rimbalzo, appunto. “Che cosa credi, credendo a questo? Cosa implica?
Capite anche voi che potevo andare a rispondere così al “Lei crede?” della signora del IV piano però….
passate bene questa giornata Bloody Ivy

36 Commenti

  1. Però non vedo come l’augurio di “Buona Pasqua” , possa essere vincolato e la fatto che più che chi lo pronunzia, ma chi lo riceve, debba vere fede o meno?

    Come non comprendo perché, ammesso che chi lo porge stia parlando della Pasqua Cristiana ( o di “altre pasque” fideistiche), questo augurio dovrebbe creare problemi in chi lo riceve?
    Non è mica una iattura!

    Quanto a Fede e ragione, Fede e comprensione, non è che chi dice di aver “fede”, sia un decerebrato, ho non si senta spinto (ma direi anche sia chiamato) ad approfondire, a far convivere “fede e ragione”.

    Infine, vero è che siamo tutti diversissimi gli uni dagli altri, ma esiste ed esistono “fedi comuni” cioè che hanno un preciso fondamento comune, che può estendersi anche ad una prassi e così deve essere, diversamente non avremmo Comunità, ma tanti singoli individualismi in eterno conflitto per difesa o per conflitto dei “singoli credo”.

    “Comunità”, poi non è termine da intendersi in senso esclusivamente religioso… esistono infatti, e tutti ne siamo coinvolti, Comunità civili che hanno appunto, valori comuni che accomunano.

    Spero che queto mio commento passi la moderazione, a differenza di questo: http://bloodyivy.it/sfida-accettata-contro-il-cancro/#comment-4409 in moderazione dal 3 Aprile …forse perché di “stampo troppo religioso” (o fideistico)?
    Forse la cosa disturba come se un credente augura Buona Pasqua ad un non-credente o “credente a modo suo”?

    • Chiariamoci… questa è la seconda volta che lo si fa notare e mi si chiede la ragione per cui quel commento non è apparso.
      Non posso io forse decidere nel mio blog quali commenti far apparire e quali nascondere senza dover rendere conto?

      Se l’ho fatto è perché non mi piaceva e pensavo fosse meglio glissarci sopra. Ma visto che si insiste…

      Non ho ritenuto un commento da rendere visibile né da rispondere perché:

      – Perché diceva cose come la Pasqua è alle soglie ed è il momento buono per convertirsi rivolto alla sottoscritta. E senza conoscermi eh!?!

      – Perché diceva cose come “chi non ci è passato non può capire”.
      Ma chi è che non ci è passato? Vicino al reparto mammografia dove parlavo con la O.S.S. c’è la dialisi per esempio, è pieno di gente che un giorno sì e un giorno no per il resto della loro vita è lì; dopo un po’ si è a rischio di diabete e comincia la cancrena. Prima ti tagliano un piede poi l’altro, poi la gamba e così via.
      Ci sono anche giovani, sotto i 30, che si sarebbero potuti salvare con un trapianto del rene ma, magari da ragazzi fumavano.
      Ovviamente i familiari dei dializzati soffrono con loro. Perché questa gente non potrebbe capire cosa stanno passando i malati o i familiari del reparto accanto? E di tutti i reparti? E di tutti gli ospedali? E di chi ha malati a casa?
      Non posso credere che tutte le commentatrici del post non abbiano mai incontrato la malattia nella vita, personalmente o nei familiari.

      – Perchè raccontava di fatti privati e personali (e non vanno scritti sotto un blog di cui non se ne conosce l’autore) ma come fossero pesanti accidenti. Solo perché si crescono i figli da soli?
      I centri antiviolenza sono pieni di donne che fuggono dal coniuge violento. Ci sono famiglie senza casa, lavoro, con figli drogati, donne che piangono dalla paura perché con quel poco che guadagnano rischiano che i loro figli vadano dati in affidamento, figli con il genitore demente che a loro volta hanno figli a cui badare e non riescono a gestire la situazione, figli rimasti soli perché il compagno della madre ha commesso un omicidio suicidio…
      e mi vengono in mente solo i casi di cui ho esperienza diretta.

      non sono tenuta a raccontare il perché non rendo visibili i commenti sul mio blog e non lo farò più.

  2. Davvero così tanti ti pongono quella che reputo la più imbarazzante delle domande? Per fortuna a me da molto tempo non lo chiede nessuno…
    Sono cresciuto in una famiglia di comunisti mangiabambini – ogni tanto mi mordicchiavano – e quindi ho avuto un’educazione religiosa “anti-oppiacea” (perché le religioni sono l’oppio dei popoli!) ma all’epoca usare la parolaccia con la “a” non si poteva mica dire. Ricordo perfettamente che alle elementari i miei compagni di classe bestemmiavano tranquillamente ma se dicevi “ateo” ti guardavano come se avessi appena commesso la più immonda delle perversioni. In tempi recenti invece ho conosciuto atei credenti e religiosi senza fede, e davvero concordo con te: è tutto molto sfumato e assolutamente personale. Io stesso ho attraversato crisi che hanno messo in dubbio e alla prova tutto ciò che ero, e ne sono orgoglioso perché hanno reso non “di facciata” il mio pensiero.
    Finisco con una parabola Pasquale. Anni fa mi vidi al primo appuntamento con una ragazza e lei mi chiese se fossi credente: già alla prima uscita? Non si aspetta almeno alla terza? Io mi lanciai in un discorso arzigogolato ma sincero su come non amassi definirmi con una negazione e rifiutassi l’alfa privativo imposto a chi non credeva nel sistema di valori imposto dalla società e bla bla bla. Alla fine mi chiede se la voglio accompagnare alla messa cantata in latino della sua chiesa! Sto partendo col piede sbagliato ma accetto, perché era una ragazza molto intelligente e affascinante… ma dopo un’ora di messa in latino, al terzo “Crucifigite” cedo: devo proprio andare a lavoro. (Il che era vero!) Non è finita bene con quella ragazza…
    Tutto questo per dire… buona Pasqua! ^_^
    P.S. il fondente è l’unico vero grande culto dell’universo 😛

    • ho riso di gusto perché mi son vista la scena compresi i canti in latino 🙂
      quella domanda, me l’hanno rivolta solo ieri… perché a parte la vicina del IV piano che si sente in diritto di sapere tutti i fatti miei “eh io abito qua dal 19xx (non mi ricordo l’anno ma sarà una cosa “da quando è finita la guerra”) e devo sapere chi abita qui” e sale nell’ascensore con mia figlia schiacciando lei il 6 invece che il 4 così da restare con lei due piani in più ed interrogarla meglio, passato il periodo pasquale passa anche la domanda.
      Il fatto è che è difficile inquadrarmi, e si è creato un certo alone di mistero attorno alla mia persona.
      La verità nuda e cruda è che non racconto la mia giornata con tanto di valangate di selfie sui social, appena mi accorgo di essere finita in un gruppo mi tolgo a parte dei pochi che mi interessa seguire ma senza intervenire, non racconto che chat e canali uso per comunicare se non a mia figlia o con chi devo restare in contatto in quel periodo per lavoro e… basta questo tipo di vita normale di una che si fa i cavoli sui per farti diventare sospetta 🙂
      buona pasquetta

      • Verissimo, è un male del nostro tempo: la sovraesposizione. Per carità, a chi piace vivere in continua condivisione della propria giornata lo faccia, ma l’incredibile arriva quando chi non lo fa si ritrova sospettato: cosa avrà da nascondere?
        Visto che usi uno pseudonimo, capiteranno anche a te veri episodi di discriminazione: ho perso amicizie e collaborazioni solo perché non mi piace spiattellare il mio nome, la mia foto, il mio indirizzo e perché non invito dal vivo gente estranea appena conosciuta on line. Risulto io lo strano! Tanti mi hanno scritto, senza presentarsi, chiedendomi chi sono “realmente” (manco fossi Diabolik!), dove abito e via dicendo: siccome non ero social come loro vorrebbero, scatta il sospetto…
        La discrezione e l’educazione basilare sono ormai antiche arti dimenticate, quindi hai tutta la mia solidarietà. E ricambio la buona Pasquetta ^_^

        • a me hanno dato di quella con la coda di paglia e della codarda che si nasconde dietro uno pseudonimo. In realtà è possibilissimo che più avanti scriva articoli denuncia e li posterò con il nome vero, apposta, per dimostrare che non scherzo e sono cosciente delle responsabilità… ma adesso, con recensioni a libri, ricette di cucina o post personali che caspita di coda di paglia, solo perché firmo Bloody Ivy, dovrei avere? Mi piace il mio pseudonimo, è la mia brand identity 🙂
          Io ho perso amici perché non mi sono scaricata le applicazioni che mi chiedevano per restare “sempre” (mi vengono i brividi anche a scriverlo) in contatto con loro, perché non rispondevo immediatamente ai messsaggi o neanche li leggevo se non a fine giornata. E, non so neanche come commentarla questa cosa, tutti Grandi Fratelli controllori diventiamo… 🙁

          • Quel tipo di amici è sempre meglio perderli! All’epoca della nascita di Skype ci sono caduto anch’io e ho vissuto un periodo stressante: c’era gente che controllava il mio “stato” e poi me ne rendeva conto («Perché eri on line a quell’ora?») e in ogni momento dovevo stare attento allo stato che mostrava quel software satanico. No, non fa proprio per me la socialità spinta e cotinuata 😀
            Il bello delle mail o dei messaggi è proprio che non c’è bisogno di intromettersi nella vita degli altri: uno li lascia lì, e quando hanno tempo e voglia li leggono, e se vogliono rispondono. Massima libertà per tutti. Invece piace di più l’invasione pressante, con ovviamente nulla da dire. Quanto odio quando ti arriva un messaggio tipo «Che fai?» La tentazione è di rispondere: «I ca**acci miei!» 😀
            Per la questione del nome temo che sia l’egomania a confondere la mente di molti: danno molto peso al loro nome e non capiscono chi la pensa diversamente. Oltre perché mi piace, uso uno pseudonimo anche perché quando racconto cose oggettive sono quelle a contare, non chi le dice. Invece sembra che la realtà cambi a seconda di chi la racconta: se la racconta un tizio di cognome “Etruscus” sicuramente vale meno 😛
            Pazienza: ci rimettono loro!

            • Esatto, concordo, yep… e per darci un tocco shakespeariano “quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?” io sarei bloody e ivy in tutti gli altri modi possibili. ciao lucius 🙂

  3. Ho altro da fare, ma ti leggo sempre molto volentieri. I tuoi post sono sempre aperti brutta l’umanità ed inclusivi, ovvero non discriminano niente e nessuno, e queste caratteristiche sono molto rare. Onorato di averti conosciuta. Ciao.

  4. La penso come te, ognuno ha il suo modo di credere o non credere in determinate cose…..ma infine penso che un augurio di una Pasqua serena non possa dar fastidio a nessuno 😉

  5. Post ricco di spunti, e a Pasqua va benone così. Tocchi un problema fondamentale, ossia quella della spiegazione della Fede da parte della Ragione tramite la riflessione e la comprensione…
    E’ un paradosso non da poco, forse irrisolvibile poiché stiamo parlando di due grandezze incommensurabili (la tendenza unificatrice di Aristotele ogni tanto gli ha giocato dei brutti scherzi, quasi quanto la “presbiopia” per Platone, ma qui divagheremmo sul serio…). Non è della Fede la comprensione, la Fede vuole solo credere (la Ragione dovrebbe ragionare, ma non è sempre sempre così). Mescolare i due ambiti a cosa può portare? Ad una Fede che si ritiene razionalmente necessaria, e quindi ineliminabile e anzi ineludibile? Ciao, Torquemada davvero. O dall’altro lato (e quante volte è successo e succede ancora!) ad una Ragione che richiede di essere compresa come atto di fede, o che si ritiene omnipervasiva e dunque accetta solo ciò che spiega?
    OK, io che sono kantiano provo a gettare un ponte tra queste due isole e lo chiamo Morale (ma ho i miei bei problemi, da bravo kantiano, il ponte traballa che è un piacere…). Però il problema non si risolve, al massimo le due isole si parlano nel mezzo e non si fanno la guerra, che già è tanto.
    Come che sia, ancora una volta grandi spunti da questo tuo post! Grazie, e buon Passaggio!

    • ecco… kantiano, grazie del commento, è un piacere leggerti :). Sai che mi hai dato nuove idee? in realtà è un po’ che ci penso, mi viene in mente e poi mi va via… l’importanza del mistero per la ragione, la bellezza e la possibilità che può dare il mistero (e sì, anche il mistero della fede).
      Tommaso ti direbbe che la ragione è al servizio della fede, che serve per spiegare la fede (nel senso di togliere le pieghe per mostrare cosa c’era di nascosto sotto). Ma Tommaso aveva già le sacre scritture pronte. Ci penseremo… 😉
      buona pasquetta

  6. Eccomi con buona Pasquetta, visto il ritardo. Non aggiungo altri commenti, già è stato detto molto, per me ognuno può pensarla come crede, purchè rispetti le idee di tutti. Non è così scontato purtroppo. Grazie della riflessione mai banale, ci vuole ogni tanto un salto di qualità 🙂

  7. “Chiudo con il sempre valido “conosci te stesso”, che poi è l’autocomprensione concettuale, il fermarsi di tanto in tanto a riflettere a quel che si crede.
    La riflessione, intesa proprio come la fisica insegna, luce che rimbalza sullo specchio, concettualmente è capire una cosa attraverso un’altra, di rimbalzo, appunto. “Che cosa credi, credendo a questo? Cosa implica?“

    Nell’era del relativismo ad oltranza ( e magari a volte miope o egoista), e contemporaneamente degli integralismi che spuntano fuori da tutte le parti,mi rinfranca incontrare una riflessione come la tua, pacata e profonda senza essere pesante, magari anche un po’ scanzonata ma seria di fondo; il punto di vista di una persona aperta e che non scrive se non di argomenti che conosce per aver letto e pensato molto.

    Il finale mi ha colpito molto, sono frasi sintetiche e pregnanti: tutti dovremmo riflettere nel senso che dici tu,

    Arrivo tardi per gli auguri di Pasqua, comunque Buona Primavera, senza troppe tempeste e troppa bora – si spera!

    • grazie marina, troppi complimenti. scusami per il ritardo nel rispondere. O sono sempre di corsa o, al primo momento libero, dopo tante “corse” sono così sfinita che sarei pronta solo per fare la bella addormentata e dormire per 100 anni.
      Qui abbiamo avuto qualche giornata di bora sì (che trovo frizzantemente divertente) e un calo nelle temperature che… le gatte si son rifugiate nell’armadio dove tengo le coperte per scaldarsi.
      la primavera dura fino a giugno, quindi una meravigliosa primavera anche a te 🙂

      • Grazie ! Oggi c’era anche qui a Venezia un vento frizzantino, pare che domani sarà ancora più fresco, e si sta bene perché l’aria dopo la pioggia è più pulita e non c’è la solita umidità.

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)