Intelligenza delle Persone vs Bufale e Post Verità

post truthLo si sa che i personaggi come me stile Dinamite Bla dovrebbero starsene rintanati sul cucuzzolo del misantropo e non scendere a valle se non in casi di necessità ma questa settimana ho rifatto l’errore di andare a controllare (non si sa mai, anno nuovo vita nuova) se l’umanità anche solo come proposito fosse un po’ cambiata.
Traducendo la metafora, sono andata a leggermi i commenti lasciati dagli utenti social sotto gli articoli di pagine fb, di quotidiani e pagine personali di professionisti e… OMG!!!
Per la verità anche sul blog NIENTE PANICO ogni tanto arriva qualche delirante, l’ultimo criticava un illustre personaggio per aver adoperato nei suoi testi un termine a suo dire sbagliato; non aveva studiato la materia a cui il personaggio aveva dedicato gli studi di tutta la vita, perché non serve aver studiato quella inutile cosa lì, per saperne di più di lui e poi, si era informato online.
Rispondo con la spiegazione del perché il termine usato (in realtà una traduzione dal testo in greco antico  e quindi con una valenza ed interpretazione da inserire in quella mentalità nonché contesto storico) sia oltremodo corretto e… no, insiste, sbaglia il personaggio famoso da secoli e secoli e ha ragione lui anche se in quel campo non sa un H e inoltre aggiunge che ognuno è libero di esprimere la propria opinione (e no, sparare cavolate sul mio blog come se si fosse su FB, proprio no) senza essere costretto a sorbirsi (già, proprio sorbirsi) il mio dissenso.
Etichettato come “spam” e via per sempre (d’altronde il tasto “disperdi nello spazio profondo” non c’è) .
Ma sui social… sui social!!!
Pagine di medici competenti che ricevono centinaia di commenti da “non medici qualunque” ma che si reputano studiatissimi per essersi informati online (e non da riviste mediche autorevoli cmq, su siti acchiappa click); commenti di quelli che avevano giurato guerra senza fine a chi avesse osato cambiare una sola virgola della nostra costituzione e  che ora insultano chi cerca di far valere un diritto tutelato dalla stessa e poi i condivisori di bufale che se avvertiti da altri commentatori,  rispondono con (faccio copia & incolla di cose trovate in giro) “non è successo ma potrebbe capitare“, “non è importante che sia vero, è importante il messaggio“,  “nel dubbio condivido“, “non capisco che differenza può fare se il fatto è successo in una diversa nazione di quella riportata dall’articolo e che sia notizia di qualche anno fa, comunque è accaduta“, “ce qualche problema se condivido quel c**o che mi pare?” (era scritto “ce” e comunque ha ragione, nella sua bacheca può condividere quel che vuole al limite dispiace che altri la prendano per notizia vera e condividano da lui a loro volta), e la frase che meglio riassume la mentalità dell’uomo dell’era post verità “ogni notizia scomoda è una bufala e chi ti dice che non siano invece vere?“.
Lo so, ho il dente avvelenato su questi argomenti, e su come la gente non sia in grado ma neanche interessata a far funzionare le sue “celluline grigie” ho già scritto qua (pensare stanca) , anche sui webeti (qui), e pure sugli odiatori nella rete (quo 😉 ).
Il 2017 è iniziato con ottimi articoli sulla post verità e sull’analfabetismo di ritorno, scritti anche in onore del grande Tullio De Mauro (per molti studenti sinonimo di dizionario 🙂 ). Che la gente cominci ad aver voglia di uscire da questo “bufalaio” di inganni e bugie?
Basta ripetermi, lamentarsi non serve. E questo sarà il mio primo e l’ultimo post sull’argomento bufale nel 2017, stavolta scritto con l’intento di “battere il ferro finché è caldo”. Uscire da questo mare magnum di frottole, da questa post verità che giustifica corrotti e mistificatori, si può. Meglio farlo in fretta però, prima che adottino una censura stile Big Brother orwelliano a nostra tutela.
Cosa si può fare? Io propongo: cominciare a desiderare di essere più intelligenti! E non sto per fare la predichetta, parlo per me perché la cosa non mi dispiacerebbe ma magari convinco anche qualcun altro.
Intendo essere più intelligenti sul serio, non come i buzzurri sicuri di esserlo, più dei medici perché loro leggono i siti (bufale) acchiappa click con le nuove ma nascoste cure contro il cancro, più dei criminologi perché hanno seguito la trasmissione televisiva relativa all’attentato, più dei giuristi perché ad ogni referendum si vanno a vedere un paio di video su You-Tube dove spiegano brevemente e bene e ovviamente potrei continuare in tutti i campi.
E allora, l’intelligenza cos’è? E’ una cosa seria da inseguire con impegno e applicazione nel capire.

L’intelligenza è un fiore, un blaue Blume, la quintessenza della capacità intuitiva di comprendere la realtà (detto alla maniera romantica di Novalis). L’intelletto va ben curato, annaffiato regolarmente, gli va dato ciò che è degno per lui, cioè la verità principalmente. Insomma, ci sono delle regole da seguire. Regole che ormai ci sembrano ovvie, sono i consigli della maestra alle elementari ma… sono davvero ancora utili!

Per imparare c’è bisogno di sapere i tempi, i modi, la qualità e la quantità appropriata nella giusta misura, questo vale per tutto, uso dell’intelligenza compresa.
In soldoni, tempi, non si diventa abili ballerini studiando danza per un anno; modi, non si è scrittori copiando da altri un po’ qua e un po’ là; qualità, non si diventa intellettuali a leggere solo romanzetti stile Harry Potter (mi permetto, perché a me manca solo l’ultimo della saga anche se presto rimedierò); quantità, non si diventa magre mangiando pochissimo, casomai anoressiche.

Si chiama giusta misura e deve essere la ragione a guidarla (è un concetto di Aristotele, poi ripreso da Tommaso, quindi se arriva il cugino di quello finito nello spam e mi scrive che è sbagliato e che lui avrebbe fatto di meglio, lo sta dicendo a loro; so che a scrivere commenti così fa sentite dei gran fighi ma, no, no, no… dal di fuori dà più l’idea di un comportamento maniacale euforico probabilmente bipolare).
Una volta si diceva che per diventare più intelligenti bisognava studiare. Oggi quando conta solo apparire più intelligenti degli altri, e si prendono 4 lauree, 3 master e 2 scuole di specializzazione per “sentirsi very cool” ma studiando dalle dispense (c’è anche il “mercato nero” delle dispense), sufficienti per passare gli esami (perché andare a leggersi manuali che poi, lavoro assurdo, quelli, per saperli spiegare, bisogna anche comprenderli?!?), è meglio dirla diversamente.
Per migliorare l’intelligenza bisogna istruirsi applicandosi diligentemente all’argomento di cui si vuole approfondire la conoscenza vale per gli studi come gli hobby e anche per gli svaghi, leggendo Harry Potter, ma evitando letture da siti con informazioni false.
Ma che ve ne fate di informazioni false, manipolate, di disinformazione?
Mettersi imprudentemente a credere a notizie, sensazionistiche, spesso illazioni, soprattutto se trovate su siti dove non si è neanche letto il disclaimer, è un tradire la propria intelligenza, farle un grave torto che poi è come dire fare un torto verso se stessi.

Curiamo la salute, il bell’aspetto, lo smalto alle unghie, la forma fisica, possibile che l’intelligenza trasandata non dia fastidio?

Se non si controllano le bufale, condividendole pensando che ci penserà qualcun altro a verificarle, vuol dire che, ben che vada, sarà quel qualcun altro a migliorare in intelligenza mentre voi, per scelta, resterete… come dire, intellettualmente inattivi. O  forse qualcuno passerà innocentemente a leggervi e mal che vada inizierà a credere a quello che ha trovato sulla vostra bacheca, probabilmente per la fiducia che ha in voi. Almeno scrivete nello status “ho trovato questa notizia ma non l’ho verificata”. A dirla tutta poi, un profilo fb pieno di bufale, articoli che disprezzano persone o intere categorie, illazioni, falsità, oltre a non essere mai bello, dà l’idea che anche l’utente a cui appartiene la bacheca e condivide simili robacce non lo sia.

E come si fa a capire se una notizia è vera o falsa? So che di questi tempi sembra strano ma, con l’uso dell’intelligenza, la cui utilità non è solo fregare il prossimo in ogni modo per guadagnarci su (dai numerosi click dei siti bufalari a cose peggiori) ma  serve anche per distinguere la notizia vera dal falso.
Non si può credere a qualsiasi cosa trovata su qualunque sito; se appartenete alla specie  Homo Sapiens Sapiens (me compresa, sapiens due volte per sottolinearlo meglio) non siete dispensati da comprendere in quel che credete. Bisogna arrivare a capire in che cosa si sta credendo, bisogna detto altrimenti, pensarci su (che poi è un allenamento per l’intelligenza che desideriamo migliorare, no?), e magari andare a vedere qual è la fonte da cui è partita. Smascherarle non è sempre facile ma nemmeno di una difficoltà ciclopica. E non credo che a nessuno piaccia cascarci.
A smettere con le bufale e con la post verità a cominciare a pensare prima di crederci ciecamente prima di condividere, ci si guadagna in intelligenza che, nella vita serve anche fuori dal web.

Gli unici a rimetterci sarebbero quelli che, pur sapendo essere bufale, condividono apposta la notizia sperando che tu ci creda cominciando così a disprezzare le persone, il partito, la religione, la categoria di lavoratori come loro già fanno. Convinti che il fine (che tu inizi a pensarla come loro) giustifichi i mezzi (anche i più biechi e infami).
Nonché ci perderebbero i tanti gestori dei siti che pubblicano o inventano bufale; il loro intento è guadagnare sulla vostra fesseria. Non pensano a voi come persone sapiens sapiens ma come gli scemi del villaggio globale facili da abbindolare in ogni modo.
Fuori dal web poi è la corruzione a tutti i livelli quella a prosperare sulle falsità sempre più accettate se non valorizzate della post verità.
Insomma gente, se le facessimo lavorare per fare più attenzione a cosa è vero e cosa è falso, le nostre celluline grigie?

 

ps: l’ho fatto troppo lungo anche stavolta, vero? Uff
grazie per la lettura Bloody Ivy

27 Commenti

  1. A volte basterebbe un veloce controllo che non si fa, per evitare di dire che un tal senatore, che nella realtà non esiste, abbia proposto tale legge contro il popolo. Io ho smesso di entrare in Facebook perché mi sono stufato delle idiozie scritte. La verità non esiste come concetto filosofico, cambia a seconda di dove la guardi, mentre la falsità si. Quello che sembra bene a me può sembrare male a te, ma quello che non esiste non dovrebbe esistere per me e per te. A meno che non dia un atto di fede. Dovremmo smetterla di far assomigliare le cose a come vorremmo che fossero perché ci porta lontano dalla realtà e anche ricercare compulsivamente scuse che ci confermino nell’errore. Ma non so perché l’umanità è più propensa a credere cose improbabili piuttosto che una comunissima e banale osservazione della realtà

    • Beh, insomma… La verità esiste e il Principio di verità è così forte e chiaro che in ogni istituzione, materia, ordinamento, scienza. Persino art 2 della Carta Costituzionale non lo cita espressamente non perché non gli interessi ma perché su questo valore si fonda.
      Non voglio discorrere sul relativismo ma rispondere solo a quanto scritto nel post.
      Però già che ci sono lascio un saluto in memoriam ad un grande critico del relativismo che, lui definiva dogmatico, Zygmunt Bauman.

      Bufale, disinformazione, e manipolazione vanno contro il principio di verità, il principio di correttezza, e la buona fede.
      “Per me è corretto e non mi importa se non lo è per gli altri” soggettivismo style, lo si può dire finché non c’è un rapporto con un altro.
      Ma se si scrive su un sito o blog e si hanno lettori, il rapporto c’è, più esattamente un rapporto di reciprocità (io scrivo, tu leggi). Il rapporto di reciprocità significa che ciascuna delle parti ha il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali. Questo è chiamato “dovere di comportarsi secondo buona fede”.
      Se nel disclaimer si è scritto di non essere un sito registrato al tribunale o addirittura di essere un sito satirico magari non si incappa in beghe legali ma una persona che sapendolo apposta pubblica disinformazione perché sa che cmq è creduta dai lettori, è una persona scorretta che si approfitta dei lettori facendo credere loro vero quello che vero non è.
      Lo fanno in tanti… sì lo sappiamo… ci si guadagna bene… ma resta che sia un’azione scorretta e la mia speranza nel post è che gli internauti comincino a capirlo.
      Riguardo all’andare in cerca solo di conferme, è vero il principio di verificazione è molto limitato. Ma alla comunissima e banale osservazione della realtà che ho davanti agli occhi preferisco il principio di falsificazione. Mi piacciono le indagini 😉

      • La storia del mondo è piena di gente che ha spacciato la propria come verità e la stessa visione del mondo può essere differente a seconda dell’occhio che la guarda. Anche il rosso se visto con gli occhi di un cane non sarebbe tale. Quel che voglio dire io è che non è tanto la verità il problema quanto la menzogna. Quello che denunci tu riguardo a siti, blog che disinformano per ottenere un vantaggio, pecuniario, politico o altro è disdicevole, assolutamente disdicevole. Ogni cosa può venir vista in un’altra maniera rispetto a come la vediamo noi, per questo esiste la maggioranza a cui affibbiare la responsabilità di una scelta. Ma il costruire artatamente fatti o situazioni con lo scopo di fare proseliti io lo trovo aberrante, come mi pare sia per te. Insomma, ti do ragione 🙂 il mio riflettere era piuttosto su cose mie, ho cambiato opinione su molte cose negli ultimi anni, cose che mi parevano vere e buone fino a che non le ho sperimentate, ecco. Un saluto

  2. Disinformation is widespread and also the common denominator in extremism. Knowing this, everyone should take to task hearing all sides of the argument that have verifiable facts to investigate. Interesting read here and I agree that we alone are responsible when dealing with information and misinformation.

  3. Il tuo discorso non fa una piega, ma ammetterai che di questi tempi sia sempre più difficile avere un parametro su cui poggiare per capire se una notizia sia vera o meno. Il tuo discorso tratta il tema del punto di vista della rete; io aggiungerei la parte cartacea: pare che in questo periodo storico i giornali (e i telegiornali) godano di sempre minore fiducia presso l’opinione pubblica, la quale, come hai notato, si informa su Internet; e se è vero che lì non ha garanzie al di fuori della propria intelligenza, lo stesso si può dire dei giornali e della televisione, i quali hanno un editore da accontentare, anche a costo di scrivere e trasmettere altrettante falsità. La soluzione invocata dal nostro ente antitrust è, a quanto pare, chiedere all’Unione Europea di costituire un organismo di controllo indipendente, cioè il Ministero della Verità di Orwell (e anche qui mi ricollego a un passaggio del tuo bell’articolo): a parte il fatto che un simile controllo sul web dev’essere ben difficile da realizzare, quanto è alta la probabilità che dietro al nobile slogan della lotta alla disinformazione non si comincino invece a oscurare le opinioni sgradite? Del resto, anche la Banca Centrale è “imdipendente”, il che significa solo che non dipende dai singoli governi e cioè finisce per controllarli lei (ecco una frase che verrebbe immediatamente cancellata per procura). Ultimo dubbio, espresso non da me ma da un professore di economia, così come le precedenti frasi da me scritte: sarà prudente istituire una super censura in un momento storico in cui, dopo trent’anni di politiche controproducenti, sia altissima la probabilità che in tutti gli Stati europei arrivino al governo le Destre alle prossime elezioni?

    • del mio post son già pentita… non mi capacito di avere dei momenti in cui ritengo possibile che l’umanità possa ancora migliorare…
      Uh se non scrivi quello che il giornale o meglio il direttore vuole, te ne vai e basta, in genere di pieghi e dici “io devo pur mangiare”. Con me, per farmi rinsavire appunto diceva “ricordati che hai una figlia”, io l’ho interpretata come “ricordati che ti ho in pugno” ma… io sono una di quelle che qualche secolo fa sarebbe finita sul rogo e semplicemente non ho accettato. Però non ho niente in contrario… Il Manifesto o Il Giornale hanno la loro linea di pensiero ben marcata ed è giusto sia così. Serve l’intelligenza di rendersi conto che non sono imparziali.
      Per cercare online altre visioni e altri punti di vista però intanto devi già essere preparato sull’argomento sennò non sai distinguere le perle di saggezza dalle fesserie. Questo significa che dobbiamo investire tempo e fatica preparandoci prima sulle materie che ci interessano.
      Per ora io sul mio sito se ho dichiarato di non essere una testata giornalistica posso scrivere quel cavolo che mi pare.
      Se racconto che ogni notte mi incontro con i marziani lo posso fare. Gli altri condividono credendoci e su fb diventa persino virale? Beh, fessi loro. Ed è vero… bisogna spiegare alla gente come vanno letti i disclaimer.
      Mettiamo anche che io per davvero ogni notte abbia incontri ravvicinati del 3 tipo con marziani. Leggendomi, uno studioso di razze aliene mi crederà e con cognizione di causa perché il mio racconto coincide con quanto ha studiato lui (sono davvero alti così, si vedono quelle luci, parlano così e questa cosa sugli alieni la conosciamo in pochissimi). Questa persona già preparata è in grado di distinguere le fesserie sui marziani dalle notizie che vanno prese in considerazione.
      (esempio infelice, non credo ai marziani).
      Non dico niente sulla censura, non la riesco ipotizzare, direttive europee? ma andrebbero a scavalcare la nostra costituzione.
      Dico che non risolverebbe niente secondo me. Piuttosto che censurare gli altri sarebbe meglio che ognuno di noi migliorasse in intelligenza e cultura.
      Faccio un esempio. Se sul mio blog in un articolo dico che Pinco Pallino è un cretino Pallino può già far togliere l’articolo dal mio blog (cioè censurarmi), denunciarmi e pure pretendere un risarcimento per l’immagine danneggiata.
      Se però io in un articolo scrivo “Pinko Pallino ha un comportamento da bimbominkia” e magari spiego in lungo e in largo perché per me è un comportamento che solo i bimbominkia fanno, nessuno può farmi niente, né farmi togliere l’articolo né denunciarmi.
      Non è un’offesa alla persona, sto definendo un comportamento (che può fare chiunque da bimbominkia) .
      Insomma secondo me ci sarà più gente informata sui questi trucchetti legali e stop.
      salam pax il blogger a baghdad che i media leggevano per sapere qualcosa di non filtrato dalla censura sulla guerra aveva il blog su wordpress 🙂
      nell’ultimo paragrafo di questo post parlo di lui http://bloodyivy.it/breve-storia-dei-blog/
      ciao

      • Condivido in pieno. L’ultima parte è un argomento che dimostra quanto sia prima di tutto stupido invocare la censura sulla rete, oltre che pericoloso. Naturalmente la preparazione culturale impedirebbe al problema anche solo di porsi, ma coloro che chiedono il controllo delle presunte notizie false sono gli stessi che tagliano i fondi alla scuola e temo non abbiano mai avuto remore a calpestare la Costituzione: l’articolo III imporrebbe la piena occupazione, ma mi pare che finora si abbia lavorato per produrre il contrario; sorvoliamo poi sulle “missioni di pace” in deroga all’articolo XI…

  4. Se vogliamo affrontare il tema bufale, non possiamo limitarci alla rete; più di una volta, seguendo un cosiddetto talkshow, su varie reti, ho avuto la sensazione che si cercasse di spararle grosse per avere ascolto.
    Del resto è la strategia del blog più seguito in Italia: più le affermazioni sono dure, più numerose sono le visualizzazioni e maggiori gli introiti … purtroppo.

    Concordo sul fatto che le false notizie in rete si riescono ad individuare con intelligenza ed attenzione; ma non è il solo ambito in cui si presentano.
    Come lo scatenarsi di politici e mezzi di informazione di massa contro le bufale in rete, non è altro, secondo me, che l’ennesimo tentativo di imbavagliarci, dal momento che il dissenso è e sarà trattato da bufala.

    Buona serata 🙂

    • eh… una volta nel giornalismo c’era la regola delle tre S, sangue, sesso e soldi
      ho smesso di guardare la tv quando sono arrivati gli anni dell’ infotainment. Informazione per far spettacolo. Sto male nel leggere i commenti sui social figurati se non andrei in depressione guardando qualche programma tv.
      E’ l’ennesimo tentativo di farci creduloni, stupidotti, manipolabili. La psicologia delle folle di Gustave Le Bon era il famoso libro letto (e adoperato) da Mussolini, Lenin, Stalin, Hitler. E eravamo appena agli inizi come studi sulle folle… figuriamoci ora cosa leggono ad hoc per noi 😉
      ciao

    • io voglio desiderare che l’umanità migliori non desiderare che una pioggia di meteoriti ci faccia ricominciare da zero come è stato per i dinosauri (che poi ne son sopravvissuti proprio pochini 😉 )… accidenti 🙁

  5. Il 2017, ho sentito alla radio, sarà proprio l’anno della lotta alle bufale (non le mozzarelle :P). Speriamo bene!
    Comunque di medici che si sono presi la laurea su wikipedia ne ho uno anche in famiglia… Ho tre amici che studiano medicina e si parlava a capodanno del fatto che visto che stavo prendendo il paracetamolo dovevo stare attenta all’alcol perché (vabbe spiegazioni scientifiche, se vuoi poi te le dico).
    Torno a casa e il mio sedicente medico dice che loro stavano dicendo un mucchio di stronzate perché ha letto su wikipedia che non è vero… E vabbe. L’hai letto su wikipedia (non solo fb, ti porto nuove cose!)

    • io ho conosciuto molto bene persone a cui, una volta decedute, hanno dedicato la pagina Wikipedia e…. un panegirico che non finiva più.
      Leggevo e dicevo “ma dove?”, “ma quando?”, “ma quando mai!”, “ma figuriamoci!”.
      Insomma, vatti a fidare della fonte wikipedia…

      • Puoi scrivere quel che ti pare, io una volta ho fatto delle modifiche stupide per vedere quanto tempo ci mettevano a modificare (2 giorni, ma era un articolo su una popolazione del cavolo che nessuno sa).
        Hanno modificato perfino la voce di Pokemon Go! Feci la foto!

  6. Condivido e aggiungo che prima di criticare l’operato di qualcuno, bisogna provare, bisogna sporcarsi le mani.E’ facile criticare, bisogna fare i calli,(cose di questi giorni) abbassarsi a spalare la neve, a prendere un mezzo e guidare in montagna, in mezzo al bianco…bisogna aiutare ad “avvitare” i punteggi, a martellare chiodi per costruire una casetta, capire quanto tempo si sta, quanto tempo/testa ci vuole per guidare uno spalaneve, o una nave in mezzo al mare…scusa dello sfogo ma è l’ora di dare una svolta a questa “apatia” per le cose, per le persone.

    • uhm beh questa cosa delle bufale mi fa incavolare anche per loro considerati più facilmente abbindolabili mentre invece meriterebbero il massimo rispetto e neanche la stretta di mano durante le presentazioni ma proprio l’inchino come fanno i giapponesi

  7. Molto interessante ed esaustivo, grazie. Penso che dobbiamo renderci conto di vivere in un momento storico in cui la verità ha, per molte persone, perso valore oppure, per dirla con parole già note da anni, ma solo ora applicate su larga scala, la gente vuole leggere quello che le piace, che le dà ragione, in cui si riconosce, non importa se vero o no. Vedremo come ne usciremo. Il problema più profondo, e scusate la spocchia, è l’ignoranza dilagante e l’incapacità di mettere in discussione le proprie idee da parte di troppi.

    • io ho notato che chi non riesce a mettere in discussione le proprie idee è perché non l’ha fatto prima, cioè si è preso una convinzione che gli stava bene ma non si è mai chiesto il perché, come mai e le conseguenze delle sue convinzioni. Non si è cercato e costruito un’idea pensandoci ma se l’è, come dire… comperata pronta al supermercato.
      quando ti convinci che la verità non sia un valore in genere è perché ti conviene (a raccontare quel che ti pare sentendoti pure la coscienza a posto)
      mala tempora currunt…
      grazie, ciao

Grazie del commento, torna a trovarmi presto :)