Brainframes – Derrick de Kerckhove

Derrick de Kerckhove
Brainframes - Derrick de Kerckhove
Brainframes – Derrick de Kerckhove

Internet è il mezzo di comunicazione più potente con il quale finora abbiamo mai avuto a che fare. Le sue capacità odierne e potenzialità future tengono viva la discussione su come le innovative tecniche di comunicazione possono istradare verso nuove formae mentis più consone alle tecnologie in uso. McLuhan insegnava che ogni novità tecnologica amplia le facoltà umane, trascendendo le limitazioni fisiche e portando ad un nuovo punto di vista sul mondo; ed è proprio per questo che l’uomo aspirando alla massima estensione del proprio corpo e della mente, se ne serve.

L’intermediazione tecnologica di oggigiorno, è capace di far comunicare istantaneamente fra loro cose fisicamente lontane e strutturalmente differenti, poiché in Internet tempo reale e spazio virtuale coincidono. L’istantaneità della comunicazione e dell’azione a distanza, anzi, è ciò che più caratterizza questo nuovo mezzo di comunicazione. La renitenza di alcuni verso le più moderne tecnologie telematiche può essere spiegata con quel certo livello di ostilità che in genere ogni novità suscita in chi era abituato agli artifizi tecnici precedenti; in realtà poi è facile abituarsi all’uso delle nuove tecnologie una volta adottate. Difatti ci sentiamo perfettamente a nostro agio con congegni che integrano ed accrescono le nostre facoltà e ovviamente tale abilità ad usarli fa da sprone alla ricerca e al mercato tecnologico per altre novità.

Il corpo virtuale del cyberspazio, più che invenzione della tecnologia, in fondo è un’amplificazione dell’aura di ogni corpo naturale. Basta accostare un rivelatore di corrente al nostro corpo per scoprire che esso si estende nello spazio un po’ più in là dei suoi confini visibili, e cioè oltre la pelle, con un campo d’impulsi elettrici che risente di ogni movimento e stato d’animo. Il potenziale informativo di questo campo elettrico oggi è un ambito di studio immenso, poiché si potrebbe avere la possibilità di continuità elettromagnetica tra l’essere umano e gli ambienti elettronicamente integrati. Il sogno dell’intelligenza artificiale delle macchine che dura da lunghi anni, oggi si apre alla strada della sensibilità elettronica della materia inorganica ai segnali biologici, e rappresenta il nuovo rapporto fra sistema nervoso e tecnologie informatiche.

Derrick de Kerckhove
Derrick de Kerckhove

Siamo continuamente creati e ricreati dalle nostre invenzioni e persino la nostra personalità – che si forma dall’influsso che l’ambiente con i suoi prolungamenti tecnologici esercita su di noi – è influenzata da esse; sostiene de Kerckhove (qui suo profilo Facebook). Ogni nuova tecnologia amplia a sua volta l’una o l’altra delle nostre facoltà e trascende le nostre limitazioni fisiche. La telematica amplifica la percezione della costante partecipazione/interconnessione del nostro corpo al cyberspazio, attraverso computer, cellulari, palmari eccetera. Questa percezione del nuovo genere di spazio trasforma la sensibilità della nostra presenza, perché sappiamo di essere potenzialmente raggiungibili e interattori, sempre. L’intorpidirsi della differenza fra facoltà naturali e quelle artificiali ha un feedback nella stessa cultura e letteratura. Il capostipite dei romanzi incentrati sul legame fra sistema nervoso e tecnologie informatiche è “Neuromante”, scritto da un docente di tecnologia dei Media al MIT, William Gibson. Neuromante è una potente I.A. e il protagonista umano è un abile hacker che pratica un uso non convenzionale delle nuove tecnologie per collegarsi al cyberspazio. Collegamento che porta tatto, vista e udito nella Realtà Virtuale, con un immersione totale della sua psiche, capace di drogare il sistema nervoso al punto che prova crisi di astinenza, quando torna nel mondo normale. Pure de Kerckhove, in sintonia con Gibson, parla di cervello umano come ecosistema biologico in costante dialogo con la tecnologia e con la cultura. La Realtà Virtuale appare la tecnologia più adatta nel campo neuro psicologico per lo studio delle capacità cognitive. Con software programmati per “il trasferimento e il tracciamento di stimoli multimediali e la correlazione tanto di stimoli e risposte celebrali/corporee quanto delle relative modificazioni in tempo reale di un ambiente virtuale che, nel corso del processo di navigazione e di monitoraggio fisiologico cerebrale, progressivamente si evolve in un paesaggio unico e irripetibile perché espressione dell’interazione specifica con un determinato soggetto.” (MariaLuisa Palombo, “VRMI –Virtual Reality for Mental Imaging” nel saggio Webness Time). 

Il Cyberspazio resta in ogni caso un territorio anomalo, da maneggiare con le pinze, e il caso di Napster illustra bene quanto le major siano disposte a fare per impedire la gratuità dello scambio, imponendo la logica del capitale che difende la proprietà privata anche in un mondo dove dall’inizio vigevano regole ben diverse; si apre l’intricata questione del copyright on line e non solo on line.

Definendo i cyborg organismi cibernetici, fusioni di organico e tecnologico (uno dei primi cyborg fu un normale topo bianco di laboratorio a cui era stata impiantata una pompa osmotica), Donna Haraway si interroga su chi siano i nostri simili/fratelli, in questo mondo di incroci ma ancora ossessionato dalla purezza della razza e dalle categorie sancite dall’autorità della natura. I cyborg – come nella letteratura lo sono stati i vampiri, incrociano le categorie e fanno paura perché possono contaminare le specie naturali. La letteratura sui vampiri era una letteratura sulla certezza della specie, sul confine netto della comunità, che ha diritto di difendersi dal mostro, vale a dire dall’ibrido. “OncoTopoè una mia parente stretta, o meglio, maschio o femmina che sia, è mia sorella e compagna”, conclude la Haraway a proposito del primo animale transgenico (un altro ibrido dei giorni nostri) brevettato al mondo. Perché “se non nel mio stesso corpo, sicuramente in quello delle mie amiche, un giorno sarò in grande debito con OncoTopo™” (Donna J. Haraway, Modest_witness@second_millennium.Femaleman_meets_oncomouse: Feminism and Technoscience QUI IL LIBRO). Il modello animale creato perché si ammali di cancro al seno, è un essere organico vivente, anche prodotto tecnologico, anche abitante del regno dei morti-viventi. Haraway prova a prendere il punto di vista del mostro. 

Donna Haraway
Donna Haraway

Con gli atti sulla Cybercrime International Conference tenutasi a Palermo nell’ottobre 2002, prende il via l’argomento Cybercrime, anche se il fuoco dell’attenzione poi è centrato sull’Information Warefare, ossia le azioni atte ad inquinare l’informazione attraverso l’ambiguo gioco tra la realtà e la sua rappresentazione. Il dominio dell’informazione è accostato dagli strateghi, alla possibilità di spargere la nebbia sul campo di guerra per disorientare il nemico. I media telematici, in altre parole, partendo dalla comprensione che la mappa non è il territorio, tentano di modificare le mappe, ossia gli schemi mentali di un gruppo sociale per trasformare le credenze in merito al territorio. Gli scopi di ciò possono essere per la maggior parte bellici (senza che nessuno ancora ammetta che stanno soffiando venti di guerra) ma pure politici, ideologici, commerciali. I sistemi d’informazione elettrici, quindi, studiati in quanto in grado di modificare i sentimenti, la sensibilità. Le tecniche della comunicazione persuasiva, in ogni caso, non sono certo una peculiarità della Rete, visto che parecchio tempo fa Aristotele insegnava che “si ottiene il massimo della presa quando si adottano le linee di ragionamento che l’interlocutore è più incline ad accettare e quando si fa appello alle motivazioni che gli stanno più a cuore, ma una volta si chiamavano “retorica”.

Ogni nuovo medium ha sempre per contenuto qualche altro medium antecedente, così il giornale on line non è il giornale cartaceo trasportato in Rete, ma un prodotto telematico nuovo che somma in sé più media e fa da spalla ed approfondimento a quello in edicola. Raggiungibile da qualsiasi punto del globo, spesso gratuitamente (perché le entrate delle edizioni telematiche risiedono nella pubblicità), è capace di aggiornare le notizie quasi in contemporanea con i dispacci d’agenzia e propone archivi costantemente disponibili, nonché rimandi a documenti extra. La linkopedia, offrendo ipertesti multimediali, è un diverso modo di porre la notizia tipico giornalismo on line. Il web-giornalismo, quindi, non è il fratello minore del cartaceo, ma anzi richiede da parte del giornalista maggiori capacità, responsabilità e attenzione su quello che scrive, poiché e-mail e forum lo mettono a stretto contatto coi lettori e molto spesso troverà e-mail di qualcuno molto più e meglio preparato sull’argomento dell’articolo da lui scritto e non lo potrà ignorare, ma dovrà comportarsi approfondendo il tema o scusandosi per le inesattezze scritte.

L’ultima novità giornalistica, il web-log, una specie di diario di bordo con effetti multimediali, ovviamente non può avere il corrispettivo stampato. Spesso i creatori dei blog sono già editorialisti di grandi testate che qui hanno la possibilità di esprimere la propria opinione al di fuori del circuito e del controllo dei media tradizionali, smorzando l’impressione della debolezza di penna dei giornalisti nei confronti del potere politico e delle pressioni economiche esercitate dagli inserzionisti.

L’idea dell’ipertesto risale all’articolo “As we may think” di Vannevar Bush, apparso nel 1945; e fu ripresa da Ted Nelson negli anni sessanta. Nelson, infatti, creò Xanadu, un programma che permetteva di richiamare sullo schermo brani di opere della letteratura mondiale, di stabilire collegamenti tra singoli brani e di inserire commenti propri ad ogni brano. Ciò fu battezzato “ipertesto”, in altre parole una serie di brani di testo tra cui sono definiti legami che consentono ai lettori differenti cammini e ruoli.

L’ipertesto assolve dall’obbligo della lettura sequenziale, consentendo al lettore di scegliere il percorso a seconda dei propri pensieri, interessi e attitudini. Può ricordare i libri-gioco per bambini dove dopo qualche pagina si aprono bivi che portano ad altre pagine a seconda di come si vuole far proseguire la storia; o come le divinazioni dei tarocchi che posizionati sul tavolo contengono molteplici trame e la struttura risulta aperta a svariate interpretazioni.

Se prima dell’invenzione della punteggiatura i manoscritti venivano stilati senza interruzioni di sorta tra una parola e l’altra, obbligando alla lettura che necessitava di un prima e di un poi, con il passato in una sistemazione a sinistra e il futuro a destra; in realtà già con il libro moderno si può adottare un modo di lettura alternativo, giacché la convivenza tra testo e libro non identifica tout court il testo con il libro. Il testo è altra cosa rispetto al libro. Infatti, dal momento che i libri attuali constano di un indice con elenco ad albero dei capitoli per definire la struttura gerarchica dello scritto e di un indice analitico che registra i nessi ed i collegamenti associativi di pensiero presenti nel testo, nulla vieta che con l’indice si possano scegliere i passaggi reputati più interessanti e collegarli ad altre parti del libro dove risiede altro materiale d’interesse anche se lontane nell’impaginazione del volume, o a testi trovati in altri libri. La lettura degli ipertesti è simile alla lettura di un quotidiano fatta di salti fra un articolo ed un altro, fra i titoli e i rimandi a pagine interne, ma le possibilità di salti sono aumentate in modo esponenziale, seguendo idee e non numeri di pagina.

Il futuro della scrittura è spiegato con il quadrato magico dei tarocchi ne “Il Castello dei destini incrociati”. Qui, Calvino usa le figure dei tarocchi disposte sul tavolo per creare le vicende dei personaggi. In rete, uno dei maggiori teorici dell’ipertestualità è G.P.Landow, utilizzatore a titolo di sperimentazione, di Intermedia, un software in grado di gestire scritture di gruppo aperte ad infinite variabili e a più livelli dove il lettore si può avvicinare secondo il suo grado d’interesse sull’argomento. Inoltre altri generi di testualità si trovano nei MUD giochi di ruolo a metà strada fra i video giochi e i racconti fantastici dove le regole cambiano a seconda di come si costruisce avanti la storia, scritta a più mani dagli stessi personaggi che scelgono di contribuire.
Landow George P – Il futuro della scrittura QUI IL LIBRO

Neuromante - William Gibson
Neuromante – William Gibson

Di base sono due le differenze rispetto al testo tradizionale: lo scambio interattivo fra scrittore e lettore, giacché ognuno accedendo all’opera può lasciare la sua traccia associando un suo textum a quelli di altri autori; la seconda, è la mobilità delle lessie o blocchi di parole e immagini che non determinato un inizio e una fine nel percorso da compiere ma propongono liberi rapporti fra forma e contenuto.

Si può stabilire il senso di marcia nonché l’itinerario e si può con le proprie aggiunte rendere l’ipertesto diverso da quello che era all’inizio della lettura o dell’esplorazione. L’ipertesto non ha mai un inizio in assoluto. L’input è scelto dal singolo lettore in base a ciò che lo sollecita maggiormente e anche la fine è opzionale perché la Rete non presenta mai un nodo che sia l’ultimo di una serie.

La struttura sequenziale ha marcato la sua capacità di vedere e di pensare e ora non occorre avere un fiuto speciale per credere che le nuove tecnologie dell’informazione incorniceranno la mente umana in strutture che proporranno diversi modelli d’interpretazione dei dati provenienti dal sensorio. La telematica è una tecnologia così frastagliata che si preannuncia come un avvenimento di grande respiro, è il medium di comunicazione che rende possibile la realtà virtuale. La nostra mente, frutto del dominio linguistico, finora ha usato la scrittura come interfaccia potente tra noi e la realtà. Realtà che sempre più spesso interagisce a sua volta con noi anche tramite l’interfaccia delle tecniche materiali. La mappa, insomma, non può mai essere il territorio. Ecco che la realtà virtuale si presenta come un prolungamento tecnologico dell’io, al di là del limite corporeo e della sua identità. Realtà a tutti gli effetti, dove secondo de Kerckhove, ambiente virtuale e tecnologico non si distinguono e il sistema nervoso può interagire con l’ambiente modificando in continuazione la sua struttura ed elaborando le nuove informazioni attraverso il processo cognitivo. Le innovazioni tecnologiche, quindi, operano profonde modificazioni nel nostro modo di pensare e nella struttura del nostro cervello. La realtà sfida il nostro cervello ad un’interpretazione. Ma il gran problema della realtà è che ce n’è troppa e muta sempre, ecco perché ci si accontenta della realtà incorniciata. La nota teoria della realtà incorniciata attraverso il brainframe alfabetico è proprio questa: imparare a leggere e scrivere un testo alfabetico condiziona le operazioni di base della coordinazione occhio-cervello che produrranno un effetto di feedback su altri processi sensoriali e psicologici. Ossia gli occhi, cosa e come guardiano (gli occhi intesi come nostri sensori sul mondo) danno al mondo accesso diretto al cervello. La conclusione di questa teoria è che la nostra visione non è oggettiva come spesso ci farebbe più comodo credere. Il cervello non recepisce tutto quel che vede, ma soltanto le informazioni che reputa più utili al suo processo d’elaborazione. Esistono quindi strategie visive favorite da un cervello con brainframe alfabetico, ossia che ha imparato a leggere in modo sequenziale. L’idea sottesa è che se la telematica e la realtà virtuale incorniciano il nostro cervello in una struttura un diverso modello di interpretazione del mondo, questo non significa che non sia altrettanto efficace del brainframe alfabetico anche se diverso.

Un brainframe è comunque qualcosa di diverso e di molto più forte di una nuova mentalità o di un’interfaccia che fa da filtro come le lenti graduate davanti agli occhi. Non è localizzato nella struttura superficiale della coscienza ma nella struttura profonda, al limite con l’inconscio. Dunque, il brainframe creato dall’alfabetizzazione ha influenzato il modo in cui organizziamo i nostri pensieri (e secondo de Kerckhove il modo in cui dipingiamo la prospettiva nei quadri) e la lettura ha spinto il nostro cervello a classificare e combinare l’informazione esattamente come facciamo con l’alfabeto. La teoria dei brainframes, iniziata da de Kerckhove ma appoggiata ormai da molti studiosi della materia, continua illustrando come mai, se le tecniche hanno sull’uomo un’influenza così profonda poi è così difficile accorgersene. La spiegazione è che la nostra vita cosciente è governata dalla psicologia. Il cervello è il luogo in cui gli effetti della tecnologia si traducono in psicologia e si trasformano in cultura ed economia. Convincere che l’alfabeto sia il brainframe che finora abbia mai occupato la mente è facile: “Voi siete in grado di leggere questo testo, voi siete un esempio di come il cervello possa subire l’influsso di una tecnologia quale l’alfabeto fonetico” (Derrick de Kerckhove, “Brainframes: mente, tecnologia, mercato. Come le tecnologie della comunicazione trasformano la mente umana” Baskerville – 1993).

L’alfabeto ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo e l’organizzazione del pensiero stesso. Con la telematica e la possibilità di comunicare all’interno della realtà virtuale, arricchendoci di input sensoriali come le esperienze artificiali possiamo prendere in considerazione la possibilità di una coscienza artificiale, ossia creata con l’artificiale interazione dei sensi.

Spesso ci si identifica in modo così stretto con la propria formazione da essere incapaci di vedere al di là di essa; l’apprendimento grazie alle nuove capacità offerte dalla telematica, al FAD delle università, per esempio, invece tende a preparare in modo più organico. E’ indubbio che una formazione che includa interazioni telematiche e di realtà virtuale retroagirà sul cervello producendo nuovi brainframes. E, infatti, l’interrogativo di fondo degli studiosi del settore è su che tipo di persone saremo con queste nuove tecnologie e se la realtà virtuale sarà un prodotto dell’uomo o viceversa. Ci si è convinti, in ogni caso, che le tecnologie digitali tendono non tanto ad estendere, ma più precisamente a connettere la mente a tutto ciò che è altro. Il cyberspazio è sicuramente un altro luogo. Ora bisogna cercare di comprendere bene che tipo di luogo è.

brainfram      QUI il libro ibs  De Kerckhove Derrick Brainframes. Mente, tecnologia, mercato

neuromante

 Gibson William – Neuromante, QUI

gli altri romanzi QUI

 ivy
mio pezzo, parecchio datato ma ancora presente su Hacker Kulture dvara.net

 

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